Amazon’s Cabinet of Curiosities | Intervista a Emilio Vavarella

Amazon’s Cabinet of Curiosities.

Arte+Imprese+IA=love?

A cura di Maria Chiara Wang

Intervista a Emilio Vavarella, vincitore dell’Italian Council 2019 e ricercatore ad Harvard,  in occasione del workshop tenutosi ad Art Verona 2019 in collaborazione con Art+B=love?, Festival codiretto da Federico Bomba e da Cesare Biasini Selvaggi e contenitore – assieme a Sineglossa – di progetti che promuovendo connessioni e contaminazioni tra artisti, scienzati, imprenditori e umanisti, creano valore per l’intera comunità in cui vengono sviluppati.

Tema del progetto: il rapporto creativo tra intelligenze umane, quelle di un gruppo di 14 imprenditori coinvolti per l’occasione, e l’intelligenza artificiale, quella di Alexa Voice Shopping.

Maria Chiara Wang: Emilio, da quale considerazioni è nata l’idea di Amazon’s Cabinet of Curiosities?

Emilio Vavarella: Il mio lavoro coniuga ricerca interdisciplinare e sperimentazione mediale. Mi interessano le innumerevoli forme che può assumere il potere tecnologico e mi affascinano le modalità della nostra relazione con la tecnologia. Ogni mio progetto si pone come un ulteriore capitolo di un lungo studio che, attraverso diversi strumenti, materiali e strategie, investiga il rapporto tra vita e tecnologia nella sua complessità.

Nel caso di “Amazon’s Cabinet of Curiosities” (2019) mi sono interrogato – da un punto di vista prettamente artistico – su alcuni meccanismi nascosti e invisibili dell’intelligenza artificiale, espandendo al contempo una mia riflessione sull’autorialità in un mondo saturato da processi autonomi e non umani. 

M.C.W.: Come hai sviluppato il progetto? Quali sono state le sue varie fasi?

E. V.: L’opera è una commissione speciale per Art+B=love(?), Festival itinerante di Sineglossa, ed è stata realizzata con il supporto di Fondazione Cariverona e Fondazione Selina Azzoaglio. Ad Art Verona ho esposto la prima iterazione di quest’opera: una grande installazione risultato della mia diretta cooperazione con Alexa Voice Shopping, l’intelligenza artificiale sviluppata da Amazon. Per realizzare “Amazon’s Cabinet of Curiosities” ho posto ad Alexa una domanda: “Alexa, can you suggest a product for a new artwork?” (“Mi consigli un oggetto per realizzare un’opera d’arte?”). Ho acquistato il primo prodotto suggerito, al quale è seguito un nuovo suggerimento, ed ho comperato anche quello dando inizio ad una serie di suggerimenti ed acquisti a catena, in modo lineare fino all’esaurimento del budget messo a disposizione dal mio committente. L’installazione finale risulta dalla messa in opera di tutti i prodotti suggeriti da Alexa e acquistati in questo modo. Dal punto di vista umano i prodotti suggeriti da Alexa erano completamente imprevedibili. Al contempo, dal punto di vista di Amazon, il risultato rappresenta la conseguenza di precisi algoritmi. 

M.C.W.: L’installazione finale, nell’apparente tensione tra imprevedibilità e controllo sistematico, è stata prodotta con il contributo di 14 imprenditori che hai coinvolto in un workshop a più mani. Qual è stata la loro reazione all’iniziativa? Il risultato finale (l’installazione, appunto) è stato in linea con ciò che ti aspettavi o ti ha meravigliato in qualche modo e perché?

E. V.: Un’installazione artistica non è composta unicamente da cose e materiali, ma è anche il risultato di una formalizzazione che, nella mia ottica di decentramento dell’autorialità artistica, volevo fosse anch’essa il risultato di un processo sperimentale e orizzontale. Il gruppo di imprenditori coinvolto nel progetto ha preso parte ad un workshop coordinato da Alessia Tripaldi, responsabile arte e impresa di Sineglossa. Il workshop è consistito in un processo di interpretazione e analisi trasversali, in cui le competenze individuali e relazionali dei partecipanti sono state messe in campo per creare connessioni di senso inedite, conducendo alla produzione dell’opera finale. E’ stata anche un’occasione di scambio intellettuale a tu per tu, per esplorare collettivamente i limiti epistemologici e le potenzialità creative dell’intelligenza artificiale e umana.

M.C.W.: Rapporto arte/tecnologia/impresa: in che modo questi fattori possono interagire e potenziarsi vicendevolmente?

E. V.: Provo a risponderti senza limitarmi alla mia personale esperienza di artista e ricercatore. Ci sono moltissime cose di cui tenere conto, come ad esempio la capacità degli artisti di pensare in modo trasversale, di utilizzare la tecnologia in modo inaspettato e di costruire processi di significazione nuovi e alternativi. E’ risaputo che dal punto di vista storico, e proprio per queste capacità, molta innovazione ha le sue radici nel mondo dell’arte. Al contempo il mondo imprenditoriale costituisce un preziosissimo serbatoio di idee e competenze. Una più puntuale integrazione e messa in relazione di competenze artistiche ed imprenditoriali non può che portare ad un mutuo arricchimento di tutte le personalità coinvolte. Non ti nascondo, però, che una risposta sintetica ad una domanda così complessa rischia di appiattire un po’ troppo una questione ricca di sfaccettature. Spero che avremo presto l’occasione di ritornare sull’argomento e di andare un pò più a fondo. 


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