Shape Vision Paper | THEATRUM MUNDI, di Maria Chiara Wang

THEATRUM MUNDI

Testo di Maria Chiara Wang

È proprio il poeta colui che produce illusioni sceniche, le forme apparenti, i segnali rituali e cerimoniali e che contrappone ai nudi fatti iper-reali gli ‘arte-fatti’ e gli ‘ante-fatti’

Byung-Chul Han

CARTE come teatro di narrazioni collocate in un tempo indefinito, cosparse d’immagini drammaturgiche e scenografiche; palcoscenico per processioni coreografiche di FORME organiche e antropomorfe che rendono lo spazio semantico; VISIONI atemporali, in cui l’intuizione apre le porte ai significati celati sotto il mantello figurativo.

François Burland, Poya (serie), 2010, grafite e acrilico su carta, cm 128×134

Chi si trova al cospetto delle opere di François Burland e di Simone Pellegrini viene sottratto al ‘qui e ora’ e proiettato in una dimensione spazio-temporale ‘altra’, complessa, misteriosa. Lo spettatore è invitato a percorrere strade meandriche e a scoprire, nell’opacità del segno, un senso proprio. Si crea così una tensione metafisica tra il soggetto e l’oggetto dell’osservazione che si scioglie nel momento in cui i vari tasselli si ricompongono in una ‘totalità comunicativa’ che parla all’inconscio collettivo e che riporta alla coscienza tracce mnestiche.

I due artisti prediligono la rappresentazione all’esposizione diretta e l’intensità semiotica dei loro lavori è tale da indurre il pubblico a una fruizione contemplativa dell’opera.  Davanti alle carte di Burland e di Pellegrini ci si sofferma, s’indugia per lasciare spazio all’interpretazione. Nel lento processo ermeneutico si genera il punctum, ovvero il coinvolgimento emotivo. Sono immagini seducenti che attraggano a sé per il loro aspetto arcano, segreto.

Burland e Pellegrini sono artisti differenti per formazione – autodidatta il primo e accademico il secondo – e per età, ma accumunati da modalità espressive simili e dall’impronta rituale e artigianale del processo creativo.

Simone Pellegrini, Sigizia, 2007, tecnica mista su carta da spolvero, cm 130×248

Burland predilige l’impiego della carta da pacco come supporto di buona parte della sua produzione artistica, con uno stile che ammicca al mondo della magia, del sogno e della fantasia. Ha elaborato un alfabeto simbolico composto da forme ripetute. Il suo repertorio è vario e annovera, oltre alla serie di disegni Poya, anche sculture, collage, incisioni e progetti di arte sociale e partecipativa che coinvolgono i giovani migranti.

Pellegrini imprime i propri soggetti sulla carta da spolvero, prima strappata poi nuovamente assemblata, attraverso una tecnica mista che trasla le immagini mediante l’utilizzo della monotipia. Il suo spirito è più alchemico, esoterico. La sua sintassi è fatta di frammenti che acquistano significato nella coralità della composizione. Realizza mappe che non sono solo geografiche, ma anche mentali e culturali, caratterizzate da simboli, archetipi e riferimenti iconografici che si muovono in uno spazio fluido. Il suo stile ricorda la pittura rupestre. La produzione di Pellegrini è caratterizzata da una coerenza e da una continuità, sia stilistica che tematica, che consentono l’immediata identificazione dell’autore. 


Per informazioni sulla mostra:

Shape Vision Paper. La bipersonale Pellegrini-Burland alla galleria Rizomi di Parma


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