Pedro è tornato, tra dolore e gloria

Di Jacopo Zonca 

Un uomo sott’acqua, immobile. 

Questa è la prima scena del nuovo film di Pedro Almodovar, presentato in questi giorni al festival di Cannes, che oltre ad Almodovar ha visto sul Red Carpet Penelope Cruz e Antonio Banders, entrambi in splendida forma, la stessa che troviamo sullo schermo mentre vediamo il film. 

Frame dal Trailer

Sì, perché dopo il bellissimo “La pelle che abito” in cui Almodovar ci regalava un film oscuro, per certi versi distante dai suoi canoni classici, i film  successivi (Gli amanti passeggeri, Julieta) non sono stati capitoli così apprezzati dalla critica e dal pubblico, passando infatti un po’ in sordina e non dall’entrata principale come ogni film del regista, tanto da far pensare a molti che il buon “Pedro de La Mancha” non avesse più carte da giocare e che fosse un regista ormai in declino. 

Proprio di questo parla la sua ultima fatica: di un regista sul viale del tramonto, stanco, depresso e che vive una crisi esistenziale profonda e apparentemente insuperabile. 

I temi cari al più famoso cineasta spagnolo ci sono tutti: Il desiderio, l’amore, la nostalgia, l’inganno e la rinascita grazie all’arte. Salvador Mallo è un artista che passa le sue giornate a letto, vaga per le strade in cerca di nuovi stimoli e di droga, cerca l’attore con cui aveva lavorato trent’anni prima in crisi come lui e soprattutto viene tormentato dai ricordi della sua infanzia passata in collegio, ripensa ai preti che lo obbligavano a cantare e non gli facevano studiare le altre materie, gli torna in mente il cinema che amava,  poi l’interesse precoce per la lettura e le prime pulsioni sessuali.

Almodovar si racconta e lo fa senza filtri, senza paura e con assoluta onestà. Antonio Banderas e Penelope Cruz sono bravi, in sintonia al film e soprattutto al testo. Quest’ultima opera infatti, oltre ad essere un omaggio al cinema, che Almodovar ormai è abituato a fare, è una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti della scrittura, al suo potere terapeutico, al suo essere contemporaneamente spada e corazza nella vita apparentemente splendida di un artista, ma spesso oscura e tormentata. La scrittura come atto narcisistico e al tempo stesso di massima generosità, con la quale un autore si mette a nudo, si racconta e si consegna agli altri, regalando al pubblico il proprio vissuto. 

Frame dal Trailer

Dolor y Gloria rappresenta una vera e propria rinascita di Pedro Almodovar, che ritrova energia  mettendo in scena le sue angosce, raggiungendo una maturità regista veramente impressionante, specie nella memorabile scena del monologo a teatro di uno dei protagonisti, da solo su un palco, dietro ad uno schermo bianco e una parate rosso acceso, in cui regia teatrale e cinematografica si fondono in una delle migliori sequenze ambientate a teatro che la  memoria di un cinefilo possa ricordare. 

Un film profondo, uno dei più introspettivi del regista, e per questo apparentemente più semplice, meno straripante di situazioni e personaggi, ma con un livello di riflessione a cui non eravamo più abituati. In un’intervista fatta durante la promozione di “Tutto su mia madre”, uno dei suoi capolavori, Almodovar ha confessato di credere ancora nel potere della parola, e mai come in quest’ultima pellicola si intuisce come attraverso la comunicazione non solo con gli altri, ma soprattutto con se stessi, ascoltandosi senza fretta e senza giudicarsi, si possa affrontare una situazione apparentemente senza via di scampo. 

Un film bello e importante, che dopo tanto dolore, riporta Pedro Almodovar alla gloria di una volta. 


SEGUICI SU FACEBOOK


COMUNICACI IL TUO EVENTO


Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Profilo-e-post.png

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *