LA MENTIROSA: Intervista a FLO

LA MENTIROSA: Intervista a FLO 

A cura di Maria Chiara Wang

Ho avuto il piacere di conoscere Flo, cantante e attrice di teatro ‘nostrana’, in occasione della promozione del suo ultimo album ‘La Mentirosa’. La sua energia e il suo spirito latino l’hanno portata oltre oceano per condividere la passione per il ritmo e per la gente con Jorge Hernández, direttore, cantante e fisarmonicista messicano del gruppo Los Tigres del Norte pluripremiato ai Grammy Awards. Ecco a voi il resoconto della nostra chiacchierata.

Photo by Agata S.Z./Sese

Partirei dal tuo ultimo album La Mentirosa. Quali temi tratti? Con quali sonorità?

La Mentirosa è il terzo disco dopo le precedenti pubblicazioni del 2014 e del 2016.  Tutta la mia produzione è caratterizzata da una passione per il folklore. Mi piace lavorare con gli elementi tradizionali della musica, mescolandoli e ‘rieditandoli’ in composizioni originali. In questo senso tutto il disco è un po’ ‘bugiardo’, proprio perché riprende elementi della cultura popolare e li reinterpreta in maniera inedita. Per quanto riguarda i temi trattati, la mia attenzione è sempre volta alla vita e ai sentimenti della gente, sono storie che ‘intercetto’ grazie al contatto e al confronto con le persone che incontro.

In che modo nel brano La Mentirosa affronti il tema della morte?

Il testo La Mentirosa parla della morte come potrebbe parlarne un messicano o più in generale un latino americano, ovvero come di un ritorno all’origine, alla terra, al mare, alla natura. In questa interpretazione mi è stata d’ispirazione anche la poesia di Fernando De Leo ‘Il contratto del poeta’, che suggerisce al lettore un modo bello di vivere la morte.

Photo by Alessandra Finelli

Mi ha incuriosita la tua auto-definizione di cantautrice ‘moto a luogo’, puoi descriverci il tuo processo creativo?

Testo e musica nascono sempre assieme. Solitamente mentre cammino, o mentre viaggio in treno o in aereo, registro sul cellulare la melodia abbinata a parole abbozzate, che poi affino in un secondo momento. Se, invece, si tratta di un lavoro a quattro mani è fondamentale il momento dell’incontro con l’altro musicista, il tempo trascorso assieme.

Come nasce la collaborazione con Los Tigres del Norte? Puoi anticiparci qualcosa su questo progetto?

Più che di collaborazione, parlerei – per ora – di connessione. Il primo contatto ‘inconsapevole’ con la musica dei Los Tigres del Norte è avvenuto quando ero bambina e ascoltavo ripetutamente il brano ‘Ni parientes somos’ senza sapere chi fossero gli autori. Poi, tempo fa, al termine di un mio concerto a Vienna, ho incontrato il regista e curatore Oscarito Sanchez e lui, notando i punti di contatto tra il mio modo di interpretare la musica e quello di Jorge Hernández, gli ha proposto i miei brani. Così, qualche settimana fa sono partita per il Messico!

Com’è stato l’incontro con Jorge Hernández?

Incredibile, oltre ogni aspettativa. È un grande Maestro, generoso e Umano. Mi ha dedicato il suo tempo spiegandomi alcuni elementi della musica e della cultura messicana e dimostrando curiosità, apertura e riconoscenza nei miei riguardi. 

Cosa accomuna la tua produzione a quella dei Los Tigres?

Viviamo la musica allo stesso modo. Ci muoviamo sul palco in maniera energica e vitale e, come precisato pocanzi, ci ‘nutriamo’ entrambi del contatto con la gente. Anche le nostre culture sono molto simili, ci sono molti punti di contatto nella maniera in cui napoletani e messicani vivono la religione, la comunità, il ritmo.

La musica dei Los Tigres è stata ed è fonte d’ispirazione per molti artisti. Hai già avuto occasione di vedere lavori realizzati a partire dai loro testi?

Il primo contatto è avvenuto circa un anno fa a Berlino, alla DAAD Galerie, con l’opera ‘La Gran América’ di Teresa Margolles tratta dalle canzoni “La tumba del Mojado” e ‘Las muertas de Juárez’ di Jorge Hernández. Un’arte per certi aspetti brutale e diretta, che – in maniera inequivocabile – lancia una critica alla società.

Flo non solo cantante, ma anche attrice di teatro. Puoi parlarci di quest’altro aspetto della tua carriera artistica?

È iniziato tutto con il musical ‘C’era una volta scugnizzi’ (regia di Claudio Mattone). Sono quindi entrata in teatro come cantante, poi, una battuta dopo l’altra, ho cominciato a lavorare anche nella prosa. Lo spettacolo che mi ha lanciata in questo mondo è stato ‘A sciaveca’, del 2008, scritto da Mimmo Borrelli. Da quel momento, infatti, ho cominciato la collaborazione con il Teatro stabile di Napoli. Quest’anno sono stata un mese a Parigi per lo spettacolo ‘Madame Pink’, diretto da Alfredo Arias, regista argentino,  e al momento sono in prova con ‘La dama bianca c’est moi’, dove interpreto la protagonista arrestata assieme a Fausto Coppi a causa della loro storia – per quei tempi – clandestina.

Puoi anticiparci qualche progetto futuro?

A luglio volerò in Quebec per un mio concerto all’Orford Music. Si tratta di un festival internazionale molto prestigioso. Sono la prima napoletana a parteciparvi e questo mi onora.

Photo by Agata S.Z./Sese

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