Intervista a Rebecca Ardizzoni in occasione della sua prima esperienza curatoriale: Restituit | Fondazione Zucchelli Bologna

Restituit

Fondazione Zucchelli

Vicolo Malgrado 3/2, Bologna

Finissage venerdì 24 maggio 

Dalle 18:00 alle 21:00

Intervista a cura di Giovanni Avolio

Giovanni Avolio: Cos’è Restuit?

Rebecca Ardizzoni: Restituit non è solo una una mostra d’arte contemporanea, ma è un gesto di restituzione di un luogo che era stato “sepolto vivo” e riportato alla luce: la Chiesa dei protomartiri Vitale e Agricola, la più antica del complesso basilicale di Santo Stefano.

<< La costruzione del tempio risale al 300 d.C., all’inizio del XV secolo fu rinvenuto un sepolcro paleocristiano recante la scritta “Symon”, si era sparsa la voce che fosse la tomba di san Pietro; questa notizia aveva attirato numerosi pellegrini, distraendoli da Roma. Così, il pontefice papa Eugenio IV, reagì con grande veemenza: fece scoperchiare la chiesa, la fece riempire di terra e la lasciò in questo stato per settant’anni. In seguito, grazie all’arcivescovo Giuliano Della Rovere, la chiesa venne restaurata e riaperta al culto: un’iscrizione sulla porta laterale ricorda l’evento: “Jul. Card. S. P. Ad Vinc. Restituit”. Dal latino restituere, letteralmente ricollocare, la restituzione di un Luogo al quale era stato fatto un gesto così violento e significativo da rafforzargli l’anima come fosse quella di un essere umano, sopravvissuto.>> [Rebecca Ardizzoni, Comunicato Stampa “Restituit”]

La Storia, l’energia, il vissuto della Chiesa, viene così interpretato col linguaggio di oggi, espresso magistralmente da sei artisti contemporanei, ovvero Costanza Battaglini, Miriam del Seppia, Daniele Gagliardi, Jacopo Naccarato, Vale Palmi e Claudio Valerio. 

Costanza Battaglini, “Sottovoce”. Photo Francesca di Paola

G. A.: Bologna è una città ricca di fascino da ogni punto di vista, oltre ad avere un numero pressoché infinito di luoghi storici. Cosa ti ha spinto a scegliere proprio la Chiesa dei protomartiri Vitale e Agricola?

R. A.: Sentivo il bisogno di restituire alla città una storia a lungo dimenticata e di dare un seguito all’epifania che il complesso di Santo Stefano e la chiesa dei protomartiri Vitale e Agricola ha in me generato.

É l’unico luogo di Bologna verso il quale ho provato una energia mai sentita prima. Dalla piazza all’interno della Chiesa è un mondo diverso, un mondo dentro la Città.

Vale Palmi, “Si Deus pro Nobis”. Photo Francesca di Paola

G. A.: Visitando la mostra è subito evidente come ogni artista abbia interpretato a suo modo il tema da te proposto!

R. A.: Si, ognuno degli artisti ha, infatti, lavorato su diversi aspetti dell’edificio e della sua storia, ovviamente seguendo la sua specifica poetica. Li ho scelti per questo motivo, poiché ognuno potesse sentire da vicino lo spazio, in relazione alla sua personale sensibilità artistica. 

Con linguaggi differenti, ovvero pittura, scultura e installazione, sono stati toccati temi diversi tra loro. C’è chi si è soffermato sulla storia dei due martiri, chi sul concetto di martirio, chi sull’idea della luce dello spazio della chiesa, prima sepolto in un buio totale e, successivamente al restauro, riportato al suo antico splendore, o chi, infine, ha sviscerato la sua più arcaica identità, ovvero quella di tempio pagano dedito al culto di Iside. 

A queste diverse interpretazioni esiste però una costante di fondo: la dimensione del viaggio, del pellegrinaggio, sia fisico che spirituale.

Jacopo Naccarato, “L’osservatore crea la realtà che osserva”. Photo Francesca di Paola

G. A.: Adesso parliamo di te e di come nasce il bisogno di curare una mostra, poichè ricordiamo che Restituit è anche la tua prima esperienza curatoriale.

R. A.: Dopo tanti anni trascorsi a Bologna e dedicati a studi artistico-umanistici ero interessata a misurarmi con un’esperienza curatoriale Site Specific sulla città. Nasce, principalmente, dalla mia tesi di laurea, dedicata alle Residenze d’Artista. Ho voluto dare una mia impronta personale al tema, immaginando una “residenza d’artista” non statica, ma dinamica e itinerante, che nascesse da un bisogno comune di espressione tra me e gli artisti coinvolti. 

I luoghi di questa “residenza” sono stati tanti, come le aule dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, la Chiesa e i suoi spazi, sino alle sale interne della Fondazione Zucchelli. Questi luoghi hanno accolto me e gli artisti, ci hanno permesso di sviluppare un dialogo, di progettare, discutere e immaginare. Bologna, la città che mi ha ospitata tanti anni, è diventata essa stessa una grande residenza, omaggiata da una mostra che ne racconta una specifica “intimità”.

Daniele Gagliardi, “Amen”. Photo Francesca di Paola

G. A.: Quali tempi e modalità richiede l’organizzazione di una mostra come questa?

R. A.: Dopo circa dieci mesi di lavoro sulla tesi, l’idea della mostra è nata concretamente nell’ottobre 2018. Da gennaio 2019 ho iniziato a lavorare con gli artisti, mentre la sede definitiva è stata confermata a Marzo. Infatti i primi due mesi abbiamo discusso con gli artisti del progetto, ma non di dove si sarebbe realizzato. Una volta ricevuta la conferma definitiva, da marzo a maggio si è lavorato avendo in mente anche il luogo espositivo. Gli artisti hanno così prodotto opere che tenessero in considerazione gli spazi a loro disposizione, spesso creando progetti site specific. 

Claudio Valerio, “Iside e Osiride”. Photo Francesca di Paola

G. A.: Adesso l’ultima domanda. Puoi definirti soddisfatta di questa prima esperienza?

R. A.: Il bilancio è assolutamente positivo. Ho avuto la conferma di aver intrapreso la giusta strada, anche se le difficoltà sono state molte. Come prima esperienza mi è piaciuto lavorare in una collettiva di sei artisti, poiché molti di loro avevano precedentemente maturato competenze espositive. C’è sempre da imparare e correggere.

Credo, anche, di aver realizzato il mio intento, ovvero quello di creare un dialogo, un collegamento forte tra un luogo di esposizione contemporaneo e un luogo storico, entrambi intimamente legati alla città che li ospita, Bologna. 

Spero che chiunque visiti Restituit possa tornare a vedere la chiesa con occhi diversi.

Miriam Del Seppia, “Dentro l’organismo. Fuoriuscita”. Photo Francesca di Paola

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