Before and After Retrospective: Intervista a Lorenzo Balbi

Before and After Retrospective

Intervista a Lorenzo Balbi in occasione della personale di Goran Trbuljak a Villa delle Rose (BO)

A cura di Maria Chiara Wang

Dopo cinque anni dalla sua personale presso la P420 (‘GT: Monogram, monograph, monochrome, monologue…’), Goran Trbuljak è tornato a Bologna con ‘Before and After Retrospective’, mostra curata da Lorenzo Balbi e da Andrea Bellini, inaugurata a Villa delle Rose in occasione di Arte Fiera 2019: la prima retrospettiva dell’artista croato classe ’48 in un’istituzione museale italiana. L’esposizione ha voluto documentare le principali fasi della sua intera carriera attraverso la molteplicità delle forme espressive da lui utilizzate: dipinti, frottage, monocromi, monogrammi, fotografie, video, libri e documentazioni della sua azione in strada.

Trbuljak, esponente dell’arte concettuale all’interno della New Practice Art degli anni ’70, con un’attitudine post-moderna, nel corso della sua carriera ha indagato e messo in discussione la funzione autoriale dell’artista e l’aura dell’opera d’arte, oltre al funzionamento del sistema dei musei e delle gallerie. Attraverso un linguaggio umoristico e auto-ironico ha assunto, quindi, una posizione anti-eroica.

Vedute di allestimento della mostra presso / Installation views at Villa delle Rose, Bologna, 2019
Foto Giorgio Bianchi | Comune di Bologna

Maria Chiara Wang: Lorenzo, in che rapporto ‘Before and After Retrospective’ a Villa delle Rose si è posta rispetto alla precedente esposizione omonima presso il Centre d’Art Contemporain Genève e alla personale del 2014 realizzata dalla P420?

Lorenzo Balbi: La mostra a Villa delle Rose si è posta in diretta continuità con la mostra presso il Centre d’Art Contemporain di Ginevra. Le linee di indirizzo per questa sede dell’Istituzione Bologna Musei prevedono che nello spazio vengano ospitate mostre in collaborazione con importanti istituzioni museali internazionali “intercettando” progetti particolarmente significativi o co-producendo e co-progettando con altri partner. È il caso di questa mostra per la quale abbiamo invitato Goran Trbuljak e Andrea Bellini a dialogare con me per la curatela e con lo spazio per l’adattamento e l’aggiornamento della mostra di Ginevra a un nuovo contesto. Le due mostre sono ovviamente molto diverse: cambia l’allestimento, il numero delle opere e anche la loro selezione, ma permane il carattere di retrospettiva su uno degli artisti più importanti della scena artistica croata degli ultimi decenni. Si tratta della prima mostra personale di Goran Trbuljak in un’istituzione museale italiana; in precedenza, come da te ricordato, Bologna aveva avuto una “anticipazione” di alcuni lavori dell’artista presso la galleria P420 nel 2014.

Vedute di allestimento della mostra presso / Installation views at Villa delle Rose, Bologna, 2019
Foto Giorgio Bianchi | Comune di Bologna

M. C. W.: Alla luce della sopracitata esposizione al CAC di Ginevra e di quest’ultima personale promossa dal MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, c’è un cambiamento di approccio in Trbuljak nei confronti del sistema dell’arte? Ovvero, sta uscendo dall’anonimato per inserirsi nel mondo ufficiale dell’arte contemporanea?

L. B.: Non credo che ci sia un cambiamento di approccio di Trbuljak nei confronti del sistema dell’arte, quanto piuttosto il contrario. I curatori, la critica e gli storici dell’arte stanno riconoscendo quanto – all’interno di quell’importantissimo contesto culturale che fu l’ex-Jugoslavia degli anni ’60 e’70 – Goran Trbuljak abbia occupato un posto di assoluto rilievo catalizzando con le sue opere l’attenzione e determinando con le sue idee e suggestioni un’intera generazione successiva di artisti in Croazia e all’estero. Non dimentichiamoci che l’anonimato come “strategia d’azione” è uno dei paradigmi della pratica artistica di Goran Trbuljak che negli anni ’70 firmava le proprie azioni performative con la firma “Anonimous Conceptual Artist” e non ha mai smesso di riflettere sull’anonimato come formula di espressione. 

Per ribadire l’importanza di questo artista nel contesto della ex-Jugoslavia, ma anche globale, la mostra è accompagnata da un’importante pubblicazione, la prima monografia completa sul lavoro dell’artista, resa possibile dallo sforzo congiunto del CAC e del MAMbo.

Vedute di allestimento della mostra presso / Installation views at Villa delle Rose, Bologna, 2019 Foto Giorgio Bianchi | Comune di Bologna

M. C. W.: Qual è la forza di quest’artista? Come si colloca nel panorama artistico attuale?

L. B.: Chiunque abbia avuto la possibilità di vedere la mostra o abbia ancora quella di sfogliare il libro si accorgerà di come le opere di Goran Trbuljak abbiano precorso i tempi delineando il profilo di un artista e di un teorico fondamentale nel costruire la traiettoria della storia dell’arte recente. L’utilizzo di differenti media, la riflessione sul ruolo dell’artista nella società contemporanea, l’intreccio tra parola scritta e immagine sono solo alcuni dei temi delle opere di Trbuljak che lo rendono un protagonista della scena artistica degli ultimi anni.

Ma c’è un aspetto che ritengo centrale nella sua pratica e che lo rende eccezionale: aver indagato e “centrato” cosa voglia dire essere un artista contemporaneo.

C’è un’opera in mostra che ritengo un assoluto capolavoro in questo senso: si tratta della serie di fotografie del 1973 scattate nella metropolitana di Parigi come report di una semplice, ma efficacissima, azione performativa. Goran Trbuljak aveva attaccato una striscia di nastro di carta sulla parte fissa in metallo delle scale mobili con la scritta “artist” e una seconda striscia sulla parte mobile, nera, del mancorrente, con la scritta “Trbuljak”. Le due scritte rimanevano separate per gran parte del tempo, perdendo di significato e di connessione per poi coincidere brevemente, solo per alcuni istanti, assolvendo alla loro funzione e costruendo il messaggio: “artist Trbuljak”.

Che cosa vuol dire essere un artista oggi, come si può emergere e ribadire la propria posizione, anche solo per un attimo? E cosa succede quando si ha un’intuizione, da cogliere appena si verifica, prima che svanisca per sempre?

Vedute di allestimento della mostra presso / Installation views at Villa delle Rose, Bologna, 2019
Foto Giorgio Bianchi | Comune di Bologna

M. C. W.: Che riscontro di critica e di pubblico ha ricevuto ‘Before and After Retrospective’?

L. B.: La mostra di Goran Trbuljak è stata la più visitata, in termini di pubblico, da quando sono subentrato alla direzione artistica di Villa delle Rose. Sicuramente è stato uno degli eventi centrali dell’ultima edizione di ART CITY Bologna (il programma di mostre ed eventi relativi all’art-week di Arte Fiera) e pubblico e critica ci hanno premiato con presenze e positivi riscontri stampa.

In seguito alla mostra la televisione nazionale croata ha realizzato un documentario sulla vita e sull’opera di Trbuljak e molti articoli e recensioni sono usciti sui media italiani e internazionali. Ma l’aspetto che mi ha colpito maggiormente è il riscontro da parte degli altri artisti, che in alcuni casi non conoscevano l’opera di Trbuljak e che ne sono rimasti affascinati e favorevolmente colpiti.


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