Le 10 opere d’arte contemporanea più assurde di sempre


LE DIECI OPERE D’ARTE CONTEMPORANEA PIÙ ASSURDE DI SEMPRE

di Giovanni Avolio

Oggi vi portiamo alla scoperta di dieci opere d’arte, divenute ormai iconiche, che spesso lasciano sbigottiti e turbati gli appassionati. Un tour tutto da gustare, che ci immergerà nello stravagante mondo dell’arte contemporanea del XX e del XXI secolo.

Sull’infinito panorama di opere che avrei potuto citare, ho deciso di selezionarne dieci.

Iniziamo

Kounellis | 12 cavalli vivi | 1969

foto from: http://artecracy.eu/jannis-kounellis-vita-larte/

Avete capito bene, il titolo è già esplicativo dell’opera. 12 cavalli vivi, in carne ed ossa, vennero presentati da Kounellis nel 1969. In realtà il titolo corretto dell’opera sarebbe “senza titolo” e al suo esordio è stata una vera e propria bomba sganciata nel cuore della capitale italiana: Roma. 

Il merito lo si deve anche alla genialità di Fabio Sargentini, tra i galleristi più all’avanguardia di tutti i tempi, che invitò Kounellis ad inaugurare il suo nuovo spazio, l’ormai storica Galleria L’Attico.

Cosa può esserci di più artistico dell’ammirare la vita nella sua forma più pura e reale?

McCarthy | Tree | 2014

foto from: https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/e-un-albero-ma-sembra-un-sex-toy-larte-di-mccarthy-divide-parigi_2074057201402a.shtml

Una scultura contemporanea molto emblematica quella presentata a Parigi nel 2014 dall’artista americano Paul McCarthy. Si tratta di un albero? Come il titolo suggerirebbe? O di un grande sex toy? Sicuramente entrambe le cose. Una rappresentazione ironica della cultura e delle tradizioni occidentali, che si ergeva per 24,4 metri al centro di Place Vendome di Parigi, proprio a ridosso del natale 2014. 

Tra scandali e accuse di “umiliazione” cittadine, l’artista ha sicuramente centrato il suo obiettivo, pubblicizzare la sua mostra al museo della Monnaie (oppure mettercela nel cu.. un po’ a tutti).

De Dominicis | Cubo invisibile | 1969

Foto from:https://sempliciframmenti.wordpress.com/2014/04/24/cubo-invisibile/

Torniamo al 1969 ed ancora all’Attico di Roma, per ammirare una delle maggiori stravaganze dell’arte contemporanea, il favoloso cubo invisibile di Gino De Dominicis, il nostro “mago dell’arte” preferito. Gino, infatti, si “limitò” a tracciare un perimetro quadrato ed intitolarlo “Cubo invisibile”, riflettendo a pieno sulla natura, la consistenza e la plasticità dell’oggetto artistico. La cosa più incredibile, come visibile nelle numerose fotografie dell’epoca, è che nessuno osava addentrarsi all’interno di quel perimetro, ma gli astanti si limitavano ad osservarlo dall’esterno. Un cubo mai esistito più reale di qualsiasi altro, è questa la genialità dell’artista.

Sapete una cosa? Quando l’opera venne venduta De Dominicis costrinse il collezionista ad inviargli un intero camion per trasportare il cubo che, materialmente parlando, consisteva in un semplice foglietto bianco come certificato della sua esistenza!

Duchamp | Fontana | 1917

foto from: https://www.japantimes.co.jp/culture/2018/10/28/arts/duchamp-japan-no-rest-urinal/

Veniamo adesso ad un grande classico della storia dell’arte, immancabile però nella nostra “collezione di stranezze”. Stiamo parlando del famosissimo “orinatoio” di Duchamp, intitolato dal maestro “Fontana”. L’opera riflette sul senso non senso dell’arte, o meglio sul potere decisionale in mano all’artista, che eleva l’oggetto non in quanto produttore materiale dello stesso, ma in qualità di “giudice universale”: l’artista sceglie e dona nuova linfa vitale al consueto. È la radice del “ready made”, tecnica artistica che vede in Duchamp l’ideatore e, sicuramente, il maggior fautore. 

L’opera venne realizzata nel 1917, ma non fu mai esposta al pubblico. Duchamp, infatti, era uno dei membri del consiglio della Society of Indipendent Artists e provocatoriamente creò “Fontana”, firmandola con un altro nome, ovvero “R. Mutt”, in modo tale che nessuno sospettasse che fosse sua. Voleva far capire alla commissione che il solo concetto di “scelta” è esso stesso un concetto artistico. Chiaramente la commissione decise di non esporre l’opera e Duchamp, di tutta risposta, si dimise. 

L’originale è andato perduto ma, nel tempo, Duchamp produsse 16 repliche, oggi presenti nei musei di tutto il mondo. 

Famose le sue parole: <<Se Mr. Mutt abbia fatto o no la fontana con le sue mani non ha importanza. Egli l’ha SCELTA. Ha preso un comune oggetto di vita, l’ha collocato in modo tale che un significato pratico scomparisse sotto il nuovo titolo e punto di vista; egli ha creato una nuova idea per l’oggetto.>>

Cattelan | La nona ora | 1999

foto from: https://m.dagospia.com/wojtyla-dieci-anni-dopo-il-2-aprile-2005-moriva-il-papa-polacco-primo-pontefice-a-colori-97676

Come non includere in questo viaggio uno degli artisti contemporanei più al centro dell’attenzione mondiale? Stiamo parlando dell’italianissimo Maurizio Cattelan, classe 1960, in una delle sue opere che più ha fatto discutere: La nona ora.

Poliestere, resina, vetro, lattice, tappeto, cera, roccia vulcanica, scarpe in cuoio, tessuto, polvere metallica e un bellissimo pastorale in argento compongono la figura di Papa Giovanni Paolo II colpito alle gambe da un meteorite! L’effetto provocatorio, ironico e certamente dissacrante dell’opera, come in tutte le meravigliose idee dell’artista, si combina ad un messaggio altrettanto profondo. Il Papa, nonostante il “grave incidente”, rimane saldamente ancorato al pastorale. È forse una conferma del suo pontificato conservatore? E il meteorite? Ci racconta la crisi che la Chiesa Cattolica stava, anche se ancora sotterraneamente, già da allora vivendo?

Ogni sua opera ci lascia pieni di interrogativi. Ma una cosa è chiara: il papa, di certo, non si solleverà tanto facilmente. 

Christo e Jeanne Claude | Impacchettamento del Reichstad di Berlino | 1995

Sembra assurdo, ma uno degli edifici più maestosi, e di certo tra i più importanti della Germania in quanto sede del parlamento, totalmente celato alla vista del mondo. Eppure è andata così, quando l’infaticabile coppia Christo-Jeanne Claude, hanno versato ettolitri di sudore nell’impacchettare il Reichstad. Il nascondere un oggetto è alla base della poetica dell’artista Bulgaro, con l’idea che il celare, il nascondere, in realtà non faccia altro che risaltare l’oggetto stesso. Nasconderlo dalla vista altrui scatena la curiosità dell’osservatore e l’oggetto, spesso sottovalutato dall’abitudine alla sua vista, viene paradossalmente svelato nella sua essenza. 

Per fortuna le sue installazioni hanno volutamente una breve durata! Come sarebbe Berlino senza uno dei suoi simboli? L’artista ce lo ha svelato e sappiamo adesso di non poterne fare a meno!

Piero Manzoni | Merda d’artista | 1961

Foto from: https://thepasswordunito.com/2015/04/18/merda-dartista-quando-larte-e-una-merda/

Immaginate di prendere la vostra cacca, inserirla in una scatoletta di latta stile “manzo in scatola”, applicargli un’etichetta, firmarla e numerarla e, infine, farla pagare al peso d’oro. Pensate sia da matti? Eppure qualcuno lo ha fatto davvero. Stiamo parlando di Piero Manzoni e di una delle sue opere più provocatorie e conosciute di tutti i tempi, la “Merda d’artista”.

30 grammi di cacca al costo dell’equivalente peso in oro, è stata la sfida dell’artista neodadaista, il quale ha dimostrato come al mercato basti il consenso della critica e una firma per decretare arte anche le proprie feci.

Magari aver pagato la sua merda come oro in quegli anni, oggi rivendendola potremmo comprare un piccolo appartamento!

Man Ray | Cadeau | 1921

Foto from: https://www.pinterest.it/pin/416934877981171368/

Il titolo allude anche ad un sottotitolo alquanto esilarante: Cadeau, ovvero un Regalo da usare con la massima cautela. Si tratta, infatti, di un comune ferro da stiro dell’epoca, uscito direttamente dalla fantastica stagione dei “Ready Made”, ma dotato di alcuni elementi che lo rendono strano, pericoloso: una fila di chiodi saldati sulla piastra. L’ambiguità di stampo dadaista si nasconde dietro alla contraddittorietà tra l’oggetto e il titolo: la sua apparente aggressività si oppone al suo essere un dono, un regalo, solitamente rassicurante e piacevole.

Beh se odiate qualcuno non pensate possa essere un regalo ideale? 

Damien Hirst | For the love of God | 2007

Foto from: https://www.bentley-skinner.co.uk/in-the-press/damien-hirst-diamond-set-skull-for-the-love-of-god/

È giunta l’ora dell’artista inglese Damien Hirst, esponente di spicco della Young British Artist e pupillo di Charles Saatchi, in una delle sue opere più emblematiche, o perlomeno costose, mai prodotte. Stiamo parlando di “For the love of God”, un teschio umano a grandezza reale, con denti veri e realizzato in platino, con incastonati la bellezza di 8601 diamanti, oltre ad un scintillante diamante rosa al centro della fronte di ben 52,4 carati (dal valore di appena 4 milioni di sterline). L’opera è, senza dubbio, la più costosa mai prodotta nella storia dell’arte: 1100 carati, per un costo di produzione di 12 milioni di sterline. 

Sul significato non mi soffermo, anche perchè avrei difficoltà a trarne delle conclusioni, ma sicuramente incuriosisce il fatto che sia stata la più importante commissione affidata ad un gioielliere dai tempi del tesoro della Corona.

Ah, sembrerebbe che il titolo si rifaccia direttamente dall’esclamazione della madre dell’artista quando ha saputo le intenzioni del figlio: per l’amor di Dio!!!

Stelarc | [orecchio nel braccio] | 2007

Foto from: http://performart.altervista.org/stelarc/

Non ho ancora capito se l’ “opera” abbia un suo titolo specifico, ma credo che “orecchio nel braccio” o “il terzo orecchio”, si possano adattare bene. Stelarc, artista cipriota naturalizzato austriaco, ha sconvolto il mondo dell’arte con questa sua interessante “trovata” del 2007. Nulla di banale attenzione, poichè perfettamente in linea con la poetica del performer. La costante ricerca di una realtà aumentata vede il suo corpo sottostare alle mutazioni e la sua carne una tela bianca per la sperimentazione. 

Il terzo orecchio è stato creato interamente in laboratorio nel 2006, tramite cartilagine umana, inserito successivamente nel suo braccio e in grado di trasmettere i suoni che sente. 

La difficoltà maggiore sembrerebbe essere stata non tanto l’impianto, quanto trovare un chirurgo disposto a fare il tipo di operazione (ci sono voluti quasi dieci anni)!

SCRIVETECI LA VOSTRA

Abbiamo terminato questo stravagante tour, ma ADESSO TOCCA A VOI. Raccontateci le opere che più vi hanno colpito e incuriosito, noi le raccoglieremo così, magari, da creare un nuovo appuntamento, che ci faccia sorridere e riflettere al tempo stesso. 

Contattateci via e-mail, dartema@contatti.com, oppure su Facebook alla nostra pagina: https://www.facebook.com/dartemaarte/


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