Leonardo & Warhol immersi nella Cripta di San Sepolcro

Di Cristiana Zamboni

In occasione del V centenario dalla scomparsa di Leonardo da Vinci, Milano dedica al genio fiorentino eventi e mostre che ne celebrano l’intuitivo ingegno ed il suo stretto legame con la città.  Tra queste celebrazioni spicca l’audace ed immersiva mostra ospitata dalla Cripta di San Sepolcro fino al 30 Giugno 2019,  Leonardo & Warhol. The genius experience.

La mostra nasce da un’idea del Gruppo MilanoCard, gestore della Cripta di San Sepolcro, in co-produzione con la Veneranda Pinacoteca e Biblioteca Ambrosiana, il Credito Valtellinese e MedialArt.  Uno show multimediale curato da Giuseppe Frangi, che ha inizio dalla Sala Sottofedericiana della Pinacoteca Ambrosiana. Una vastissima carrellata di immagini proiettate con effetti a 360° e musiche suggestive,  accompagnano lo spettatore nella Milano vissuta ed immaginata da Leonardo fino a sorprendersi del suo possibile laccio con un artista di un futuro lontano ma altrettanto peculiare, quello con Andy Warhol.

La Cripta di San Sepolcro, uno tra i luoghi più asceti e storici di Milano ritornato alla vita dopo cinquant’anni di silenzio, racconta la sua verità sulla storia dei Crociati, della peste nera e di Leonardo da Vinci, colui che la definì l’ombelico della città ed il vero mezzo di Milano. Unitamente alla sovrastante ed omonima Chiesa, fu costruita nel 1030 su richiesta di Benedetto Rozzone, proprio dove il Cardo ed il Decumano dell’antica Mediolanum s’incrociano. Successivamente dedicata dal Cardinale San Carlo Borromeo ai Cavalieri del Santo Sepolcro di ritorno al termine della prima crociata per la liberazione di Gerusalemme.

“Leonardo aveva trent’anni che dal detto Magnifico Lorenzo fu mandato al duca di Milano a presentarli insieme con Atalante Migliorotti una lira che unico era in suonare tale strumento.”  Dal Magliabechiano – Manoscritto del 1540

Leonardo, appena trentenne, approda al Castello Sforzesco colmo di speranze e alla ricerca di nuovi stimoli, fama e fortuna.  Desideroso di poter sviluppare il suo estremo diletto nei confronti delle scienze, della matematica e dell’ingegneria lasciando, per i tempi di pace, le sue rinomate abilità artistiche. Proposito da lui preceduto e sottolineato nella sua lettera scritta al Duca di Milano, Ludovico Maria Sforza detto il Moro. Il primo curriculum vitae di cui se ne abbia memoria.

“Havendo, Signor mio Illustrissimo, visto et considerato horamai ad suf cientia le prove di tutti quelli che si reputono maestri et compositori de instrumenti bellici, et che le inventione et operatione di dicti instrumenti non sono niente alieni dal comune uso, mi exforzerò non derogando a nessuno altro, farmi intender da Vostra Excellen- tia, aprendo a quella li secreti mei, et appresso offerendoli ad omni suo piacimento in tempi oportuni operare cum effecto circa tutte quelle cose che sub brevità in parte saranno qui di sotto notate [et anchora in molte più secondo le occurrentie de diversi casi etcetera].” Leonardo da Vinci – Lettera di presentazione al Duca 

Nei suoi due viaggi lombardi Leonardo potè studiare, approfondire e sviluppare tutte le sue capacità partecipando così al rinnovamento di una città volta al futuro che, ancora oggi a distanza di secoli, ne porta segni indelebili del suo passaggio.  Tra questi vi è la delicata e meravigliosa Ultima Cena, commissionata da Ludovico il Moro per il refettorio di Santa Maria delle Grazie e dipinta tra il 1495 ed il 1498.

“Grandissimi doni si veggono piovere da gli influssi celesti né corpi umani molte volte naturalmente; e sopra naturale, talvolta, strabocchevolmente accozzarsi in un corpo solo bellezza, grazia e virtù, in una maniera, che dovunque si volge quel tale, ciascuna sua azzione è tanto divina, che lasciandosi dietro tutti gl’altri uomini, manifestamente si fa conoscere per cosa (come ella è) largita da Dio e non acquistata per arte umana. Questo lo videro gli uomini in Lionardo da Vinci” G. Vasari 

Le suggestive immagini del solitario Cristo di Leonardo conducono il visitatore nella meneghina metropoli sul finire dei moderni anni ottanta del 1900, con l’opera The last Supper creata da Andy Warhol.

“La più eccitante attrazione è esercitata da due opposti che non si incontreranno mai.” Andy Warhol

Un’incredibile produzione con più di cento varianti del dipinto parietale. Un’opera suggerita e  commissionata da Alexandre Iolas per la mostra al Palazzo delle Stelline inaugurata a Milano nel 1987 e a cui il padre della Pop Art lavorò incessantemente negli ultimi due anni della sua vita, creando, secondo Joseph D. Kenter, la più ambiziosa serie di dipinti religiosi del ventesimo secolo.

“Tutte le cose sono nell’aria, conta solo chi le realizza.” Andy Warhol

Una moltitudine di grandi tele, serigrafie ed innumerevoli disegni in cui sia l’intero Cenacolo che i suoi dettagli, vengono riprodotti e ripetuti stravolgendone completamente l’ accezione e contemporaneizzandolo fino a renderlo un’icona alienabile.  

“I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio.” Leonardo da Vinci

Un lavoro che coinvolse l’artista fin nel suo profondo e celato lato spirituale. Esattamente come questa experience involge lo spettatore e lo volge verso l’inconsueto epilogo che pone l’accento sulle personali visioni dell’arte dei due artisti. 

“Può sembrare decisamente ardito l’accostamento tra Andy Warhol e Federico Borromeo, tra la Cripta del Santo Sepolcro e la reinterpretazione dell’Ultima cena di Leonardo operata da parte della Pop Art, tra la Pinacoteca Ambrosiana quale scrigno nato per custodire tesori dell’arte e della cultura e la factory creata per produrre le “opere seriali” teorizzate dall’artista conteso da tutti i salotti newyorkesi ( e non solo). Eppure, dietro l’ardimentosa inventiva degli ideatori di questo avvenimento artistico ed espositivo, possiamo trovare un’ occasione preziosa per riaccostare e ricomprendere sia la figura di Andy Warhol, sia le ragioni che stanno alla radice del rapporto tra arte e fede cristiana” Francesco Braschi – Biblioteca Ambrosiana

Strano a dirsi ma Warhol, come sostiene Francesco Braschi della Biblioteca Ambrosiana e sottolineato nell’ elogio funebre all’artista da John Richardson, non era soltanto l’artista delle lattine Campbell’s Soup ed il volto di Marilyn Monroe o l’anima ribelle e fortemente connessa con l’epoca alienata e trasgressiva che lo rese immortale, bensì era un uomo che spesso si recava come volontario alla mensa per i poveri e frequentava la Chiesa cattolica di rito bizantino.

“Chi di voi lo ha conosciuto i circostanze che era l’antitesi dello spirituale sarà sorpreso che questo lato sia esistito. ma c’era eccome, ed è la chiave della sua mente d’artista” John Richardson

Un uomo che dopo il 3 Giugno del 1968, giorno in cui Valerie Solanas attenta alla sua vita sparandogli  dei colpi di pistola, si ripromette di esser più fedele e partecipativo nei confronti della liturgia della sua Chiesa.

“Sono stato invitato dovunque tranne che a messa. E io sono cattolico.” Andy Warhol

In bilico tra il sacro della sua intima spiritualità ed il profano suo esporsi pubblicamente conservando, in entrambi i casi, un grande attaccamento al culto dell’immagine come invisibile ma indissolubile legame e conseguenza della sua immensa fame di vedere e rappresentare la realtà, non solo visiva ed oggettiva, ma anche incongruente e troppo condizionabile.

“Ho cominciato a serializzare le immagini perché m’intrigava il fatto che la ripetizione cambiava l’immagine stessa.” Andy Warhol

Riprendendo il culto delle icone bizantine in cui la ripetitività delle immagini e la resa reale dell’immagine stessa nella mente dell’osservatore era necessaria al fine di supportare la forza spirituale ed il continuo vivere nella fede. Trasformando una realtà soggettiva in realtà così tangibile da poter diventare addirittura oggettiva.

La mostra immersiva Leonardo & Warhol. The genius experience, è un’occasione per confrontarsi con due artisti unici. Entrambi in bilico tra il sacro aspetto dell’arte come rappresentazione di quei simboli che, incondizionati, condizionano e risollevano le paure e le speranze di una società. Ed il profano aspetto dell’arte che pone l’accento sull’inevitabile sconvenienza della realtà e della penuria di perfezione. 

“Noi tutti siamo esiliati entro lo cornici di uno strano quadro. Chi sa questo, viva da grande, gli altri sono insetti.” Leonardo da Vinci

Leonardo & Warhol. The genius experience  è un cammino dove lasciarsi  andare tra le braccia aperte del sacro Cristo di Leonardo. Solo e consapevole, rappresentante dell’eterna lotta tra il dedito amore universale e l’umana paura per un destino certo ma incontrollabile. E tra quelle del profano Cristo di Warhol. Adattabile, accessibile ed espandibile in una compulsiva moltiplicazione d’immagini fino renderlo un gadget low cost di cui non si può più fare a meno. Lasciando che, in entrambi i casi, il potere della bellezza dell’arte e del genio creativo condizioni anche l’ incondizionabile.

LEONARDO & WARHOL. The genius experience

Milano, Cripta di Santo Sepolcro (ingresso da Piazza Santo Sepolcro)

visitabile dal 01 Marzo al 30 Giugno 2019

Orari: dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle ore 20.00

Biglietti: intero € 12,00 ridotto € 10,00


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