Alla scoperta di un “Vittoriale contemporaneo” | Ultima parte

di Andrea Marchesi

Tutti conoscono il “Vittoriale degli Italiani” come la casa-museo del famoso poeta-soldato Gabriele d’Annunzio, un vasto complesso di edifici in cui è possibile ammirare vie, piazze, il teatro all’aperto, il mausoleo, i giardini, vari corsi d’acqua, l’immensa prua della Nave Puglia e molto altro.

Quello che forse molti non sanno è che da poco più di dieci anni l’immenso parco del Vittoriale ha cominciato ad arricchirsi di opere d’arte contemporanea. Sorge spontaneo chiedersi come sia possibile collocare in un complesso storico così ben delineato delle opere d’arte totalmente estranee al tempo in cui è stato eretto.

Tutte le opere collocate creano un forte dialogo in continua evoluzione con ciò che era già presente in loco. Nulla di ciò che è stato inserito è casuale: gli artisti vengono scelti per la specificità del loro linguaggio figurativo, in modo tale da mantenere la sintonia e l’armonia con il contesto. Il punto d’incontro tra le varie opere e i vari artisti risiede nell’omaggio fatto a d’Annunzio, alla sua figura e alla sua estetica.

Noi di DArteMA vi portiamo alla scoperta delle immense bellezze contemporanee che è possibile ammirare in questa ultima tappa del nostro percorso.

ALLA SCOPERTA DI UN “VITTORIALE CONTEMPORANEO”

TERZA PARTE

Siamo finalmente giunti nell’antro della nave Puglia: qui, nella semi oscurità, ci imbattiamo di fronte ad scultura con le fattezze di d’Annunzio e del suo fedele levriero, entrambi mummificati. L’opera in questione è “20 febbraio 1938” di Cesare Inzerillo.

In uno stato tra la vita e la morte, in un limbo tra realtà e sogno si stagliano davanti a noi queste figure inquietanti ma allo stesso tempo affascinanti. La scultura rappresenta un gioco che oscilla tra l’osceno e il magnifico, tra il dolce e l’amaro che fissa la condizione umana. Il titolo è un perfetto esempio di questo: 28 febbraio recita la didascalia, ma in realtà il poeta è morto il primo marzo.

Davanti al canile si erge la scultura antropomorfa “Senza Titolo” realizzata da Dario Tironi nel 2017. Assemblata con gli oggetti più disparati dell’ambito ludico (giocattoli, bambole,…) e tecnologico (modem, caricatori, vecchi cellulari, ecc…), il tutto è legato assieme grazie alla schiuma poliuretanica.

Oggetti di uso comune e obsoleti, recuperati da una discarica, vengono qui utilizzati per creare una figura umana inquietante ma ben riconoscibile, un’entità robotica che scruta l’osservatore e che da un momento all’altro può prendere vita.

Una scultura tanto attuale e figlia del nostro tempo quanto mummificata e bloccata in una sorta di bolla atemporale, quasi fosse un reperto archeologico. Una sorta di bronzo di Riace futuristico. 

Concludiamo il nostro percorso sulla cima del mausoleo, il punto più alto di tutto il Vittoriale. Qui si erge il “Branco” di Velasco Vitali inaugurato per i 150 anni dalla nascita del Vate nel 2013.

Quale opera migliore per celebrare d’Annunzio se non i suoi amati levrieri, già osannati in una sua poesia scolpita sulla lapide collocata nel cimitero dei cani.

Cinque grandi cani, realizzati con ferro e cemento bianco, ciascuno in una posa diversa, sono oggi i nuovi guardiani della cittadella e sorvegliano il sepolcro del loro padrone.

Tutti questi lavori, in particolar modo quelli nei pressi del laghetto delle Danze, sono profondamente legati alla natura, agli animali, alla simbologia, al mito classico e perfettamente integrati con l’ambiente circostante nonostante la loro datazione sia recente. Il fine ultimo di questo progetto sarebbe far innamorare dell’arte contemporanea coloro che vengono a visitare questo luogo. La speranza è quella che un giorno possa succedere anche il contrario.


Non dimenticate gli scorsi appuntamenti

Alla scoperta di un “Vittoriale contemporaneo”

 


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