Alla scoperta di un “Vittoriale contemporaneo”

ALLA SCOPERTA DI UN “VITTORIALE CONTEMPORANEO”

PRIMA PARTE

di Andrea Marchesi

Tutti conoscono il “Vittoriale degli Italiani” come la casa-museo del famoso poeta-soldato Gabriele d’Annunzio, un vasto complesso di edifici in cui è possibile ammirare vie, piazze, il teatro all’aperto, il mausoleo, i giardini, vari corsi d’acqua, l’immensa prua della Nave Puglia e molto altro. 

Costruito su progetto dell’architetto Giancarlo Maroni tra il 1921 e 1938, questo luogo è tutt’oggi una meta selezionata da un gran numero di turisti provenienti da tutto il mondo. 

Coloro che lo hanno visitato sono inoltre a conoscenza della quantità e varietà di oggetti presenti all’interno dell’abitazione: opere d’arte, pelli di animali esotici, sculture religiose, fotografie, un’infinità di libri e molto altro ancora; nulla è stato lasciato al caso dal suo proprietario, tutto è stato collocato seguendo una forte valenza simbolica e tutto viene oggi mantenuto nella collocazione originaria. 

Quello che forse molti non sanno è che da poco più di dieci anni l’immenso parco del Vittoriale ha cominciato ad arricchirsi di opere d’arte contemporanea. Quello che molti si chiederanno a questo punto è come sia possibile collocare in un complesso storico così ben delineato delle opere d’arte totalmente estranee al tempo in cui è stato eretto. 

Immagine 1

Ad aggravare ulteriormente questo fatto ci sarebbero anche le parole dello stesso d’Annunzio in cui ha specificato che la sua casa non avrebbe dovuto subire “intrusioni volgari”. L’interno della casa di fatto è stato mantenuto tale quale, seguendo alla lettera le indicazione del suo ultimo proprietario, quello che invece ha subito “intrusioni” è stato l’elemento naturale, ossia il parco e i giardini. 

Citando le parole del “Presidente della Fondazione il Vittoriale degli Italiani” Giordano Bruno Guerri: “La sua casa è, e rimarrà, immutata, nel parco, non mi sembrano intrusioni volgari le opere di scultori nostri contemporanei. Anzi, credo che l’opera architettonica che ci è stata donata indichi chiaramente il desiderio dannunziano di arricchire e completare le numerose nicchie con opere scultoree”. 

La selezione di opere contemporanee da inserire all’interno del parco e la gestione delle donazioni viene effettuata da un comitato di esperti composto da Michele Buonuomo e Ugo Riva. Proprio grazie a quest’ultimo, scultore che ha donato al Vittoriale alcuni dei suoi lavori, è stato possibile ampliare la collezione artistica. Mentre l’interno della dimora di d’Annunzio è un luogo giustamente irripetibile, intoccabile e sacro, diversamente il parco è un’opera della natura e dell’architetto Maroni, degli artisti dell’epoca, dello Stato e di conseguenza anche degli artisti contemporanei. 

Immagine 2

Tutte le opere collocate creano un forte dialogo in continua evoluzione con ciò che era già presente in loco. Nulla di ciò che è stato inserito è casuale: gli artisti vengono scelti per la specificità del loro linguaggio figurativo, in modo tale da mantenere la sintonia e l’armonia con il contesto. Il punto d’incontro tra le varie opere e i vari artisti risiede nell’omaggio fatto a d’Annunzio, alla sua figura e alla sua estetica. Un’armonia che va ricercata nel mettere a confronto i vari stili di epoche diverse, tutti intrisi di un ugual bellezza. 

Addentrandoci più nello specifico, oggi la Fondazione conta quasi trenta opere contemporanee, di cui quasi tutte sculture. Qui approfondirò quelle più interessanti e che meglio si sono integrate nel luogo che le ospita. 

Comincerei dai due custodi del Museo d’Annunzio segreto, gli “Angeli” di Ugo Riva (Immagine 1). Le due sculture bronzee datate 2004 sono posizionate al di sopra dell’entrate di questo nuovo spazio espositivo, antistanti il teatro all’aperto. Contraddistinguono questi lavori una forte austerità e una grazia solenne senza tempo. Penso che d’Annunzio avrebbe adorato queste opere, così come le altre realizzate dall’artista bergamasco che si possono ammirare in vari punti del parco.   

Immagine 3

Svetta su tutti, dalla cima del teatro all’aperto, una longilinea figura alta quattro metri, il “Cavallo blu” di Mimmo Paladino (Immagine 3). Realizzato nel 2004 e donato alla fondazione nel 2010, quest’opera in vetroresina dipinta di un blu oltremare presenta un aspetto lucido e poroso. La postura, solida e ieratica, la rende simile ad un reperto di una civiltà arcaica. Un perfetto esempio di coesistenza funzionale tra il vecchio e il nuovo.

In omaggio al 150° anno della nascita di d’Annunzio l’artista francese Jacques Villeglé dona al Vittoriale la scultura Star. Questa scritta realizzata in bronzo viene posizionata in un piccolo spazio verde circondata da due scalinate che conducono alla piazzetta Dalmata. 

Immagine 4

Villeglé è un artista conosciuto  principalmente come esponente del movimento Nouveau Realisme degli anni ’60, molto vicino ai decollage di Mimmo Rotella. In Star (Immagine 4) invece troviamo un indagine sul carattere tipografico delle sillabe, delle lettere e dei simboli cercando di risvegliare il valore politico e sociale della scrittura. Quest’ultima al suo interno contiene messaggi criptici: ad esempio nella lettera S ritroviamo il simbolo del dollaro o nella A la stella di David.

Scendendo verso il laghetto delle Danze ci imbattiamo in un rinoceronte a grandezza naturale sospeso da una cinghia di cuoio che gli avvolge il ventre; è l’opera di Stefano Bombardieri “Il peso del tempo sospeso” (Immagine 2). Certamente un riflessione sul tempo e sulla percezione di esso è ben presente nell’artista che si rivede nella figura del rinoceronte, una sorta di suo alter-ego. Questo soggetto viene infatti spesso usato in molti suoi lavori e rappresenta l’anello di congiunzione tra l’uomo e la terra, una metafora esistenziale, vista la difficoltà per l’uomo di rapportarsi con i fenomeni naturali.

 


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