Soggettiva Nicolas Winding Refn: una scelta politica del regista

di Jacopo Zonca

La fondazione Prada, celebre galleria di arte contemporanea di Milano, ha ospitato venerdì 22 febbraio un ospite d’eccezione: Nicolas Winding Refn.

Il celebre regista di Drive, vincitore del premio per la migliore regia al festival di Cannes, autore di “Solo Dio perdona” e del recente “The Neon Demon” ha di nuovo ricoperto un ruolo che  secondo lui è fondamentale nella formazione artistica di chiunque: quello di spettatore.

L’incontro infatti non è stato un dibattito sulla bellezza del suo cinema, non si è parlato dei suoi film o della serie che ha girato interamente a Los Angeles l’anno scorso in nove mesi, dal titolo “To Old to Die young” la cui uscita è prevista per la seconda metà del 2019 e che si preannuncia già un vero e proprio cult,  la tematica principale del meeting è stata invece la rivoluzione digitale e tutte le  possibilità che la accompagnano. 

Drive, 2011

Il danese non ha mai nascosto la sua cinefilia maniacale e ha deciso di acquistare, di propria tasca, un catalogo di film, soprattutto di genere, la cui uscita si colloca a cavallo degli anni ’60 e ’70.

Fino a qui niente di nuovo, tanti suoi illustri colleghi si sono fatti promotori di cultura cinematografica, primo fra tutti il maestro Quentin Tarantino, ma  Nicolas Refn pensa in grande… anzi a dire il vero in grandissimo, perché questi film saranno disponibili in una sala grande quanto il mondo, ovvero su una piattaforma on line, completamente gratis. 

Una piattaforma in cui non solo si potranno vedere dei film amati dallo stesso regista, ma anche uno spazio in cui gli utenti potranno accedere e presentare i propri progetti, le loro idee e le loro creazioni che possono spaziare dai video, alla pittura e alle installazioni digitali. 

Un piccolo dono per l’occasione

Gli utenti infatti non saranno più spettatori passivi, ma parte attiva di questo entusiasmante e imponente progetto, sostenuto  anche da  investitori ed editor inglesi e americani che hanno restaurato i film  e che la Fondazione Prada ha deciso di presentare in anteprima, con una proiezione tutti i venerdì presso il cinema del museo. 

Da tempo nel panorama cinematografico  si sono creati due schieramenti di registi: quelli irriducibili, che non abbandoneranno mai la pellicola e quelli invece che sostengono il digitale e le sue potenzialità con forza.

Refn appartiene senza dubbio alla seconda categoria, non dimenticando mai le origini del cinema e le opere che più ha amato,  citando in continuazione film poco conosciuti, Horror da Grindhouse girati con pellicole scadenti e della durata di poco più di un’ora, riuscendo però  a balzare oltre gli schemi,  metabolizzando l’arte cinematografica e innestandola in un contesto moderno, anzi quasi futuristico, consigliando sempre di trovare la propria voce e la propria identità artistica.

Lo spessore intellettuale del regista quindi è molto più ampio e stratificato di quello che  si possa pensare. Una buona fetta di critica infatti l’ha più volte definito un regista  criptico, specie nella parte più recente della sua carriera, etichettandolo come autore per pochi e soprattutto di genere crime. 

Valhalla, 2009

Sì, il cinema di Refn si colloca in un genere particolare, ma è un errore ghettizzare tutta la sua opera, perché parliamo di un cineasta con  uno stile innovativo , riconoscibilissimo nella messinscena, ma  anche con  un occhio attento ai cambiamenti del mondo, ai mutamenti sociali, e soprattutto una visione politica molto precisa.  

Non è mancata infatti la stoccata al presidente Donald Trump, con il quale Refn ha specificato più volte di essere in disaccordo  sia per ideali che per scelte politiche, sottolineando l’importanza della cultura, di come sia importante e di come grazie ad essa si possano cambiare le cose,  definendo questo suo nuovo progetto come “ la sua scelta politica” e un “atto d’amore” nei confronti del pubblico. 

Quello che poteva sembrare  un dibattito per soli cinefili e fan del regista,  si è rivelato un incontro illuminante sull’arte e sulle possibilità che le nuove tecnologie come i social network possono offrire. 

Una rivoluzione quindi che non va ostacolata, ma va accolta con entusiasmo e senza paura.

Rivolgendosi infine al pubblico in una sala gremita, ha dato un ultimo consiglio da vero maestro : “non importa che sia un film, un quadro, una canzone o un libro, l’importante è essere onesti e mettere il cuore in quello che si fa, sempre, senza scendere a compromessi”.

Disponibilissimo con i fan, Nicolas si è intrattenuto poi a scambiare due parole con loro, fra autografi e selfie. 

Una vera e propria fortuna che autori così importanti e originali nel panorama cinematografico mondiale spendano il proprio tempo a divulgare concetti e a stimolare idee con umiltà e soprattutto tanta passione, cercando sempre di rinnovarsi e affrontando sfide continue, regalando al pubblico nuove emozioni e nuove sorprese. 

Siamo tutti convinti che Nicolas Winding Refn, con la sua abilità, la sua inventiva e la mente piena di idee, ce ne riserverà ancora tante, e attendiamo con trepidazione un nuovo incontro in Italia, sicuri di vederlo nel suo solito completo giacca e cravatta e altrettanto sicuri che ci sbalordirà ancora una volta. 


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