Arte e vita in una tela: il mondo dell’artista Robert Rauschenberg 

Di Marta Previti

L’artista statunitense Robert Rauschenberg è uno dei protagonisti principali della neoavanguardia New Dada e tra gli anni Cinquanta e Sessanta afferma la sua arte rivoluzionaria con i cosiddetti Combine paintings realizzati a New York. 

Nato il 22 ottobre 1925 a Port Arthur, in Texas, a soli 16 anni frequenta la facoltà di farmacia, ma poco dopo viene arruolato nella marina militare ed assegnato a svolgere il compito di tecnico dell’ospedale psichiatrico; nel 1945, concluso il servizio militare, si iscrive all’istituto d’arte del Kansas e successivamente all’Académie Julian a Parigi. Qui incontra la pittrice Susan Weil, sua futura moglie con la quale tre anni dopo si iscriverà al Blanck Mountain College, una scuola importantissima non solo per il suo metodo di insegnamento innovativo, ma soprattutto per essere diventata prestigiosa meta di artisti e insegnanti di fama mondiale. 

Figure come quelle di Josef e Anni Albers, John Cage, Merce Cunningham, Franz Kline hanno attraversato le sale di questo college, in cui sperimentazione e amore per l’arte, hanno dato vita ad esperienze comunitarie, alla formulazione di nuove teorie, che molto hanno contribuito alla formazione delle avanguardie americane.

Nei primi anni Cinquanta Rauschenberg si stabilisce a New York per dedicarsi alla pittura e alla progettazione di scenografie e costumi per la compagnia di danza di Merce Cunningham e inizia la sua produzione della serie dei Black Paintings, dei Red Paintings e dei White Paintings: si tratta di monocromi neri, rossi e bianchi che, come delle pagine vuote, dovevano ancora essere scritti, ma non dall’artista, quanto piuttosto dall’ambiente che li circondava e quindi dall’azione della luce, dal tempo, dalle impronte di chi li maneggiava o toccava.

La commistione tra arte e vita è ancora più evidente nei suoi Combine paintings, lavori dove Rauschenberg fonde pittura e disegno con oggetti di uso comune, prelevati dalla strada o che hanno per lui un particolare significato. Il rimando alle prime avanguardie del Novecento, ed in particolare alla figura di  Kurt Schwitters, è evidente: i collage di questo artista, che derivano da quelli cubisti e futuristi, sono infatti realizzati con materiali di scarto come biglietti dell’autobus, annunci pubblicitari ed etichette di bottiglie.

Un esempio di Combine painting è l’opera Diplomat del 1960: un dipinto ad olio su tela, al quale Rauschenberg ha aggiunto inserti di materiali vari come carta, tessuto, metallo e legno.

La caratteristica propria del Combine è quella di aver bisogno di un’osservazione prolungata per cogliere le singole parti dell’immagine, costituite soprattutto da spazzatura e oggetti ritrovati per le strade di New York. Le sue composizioni sono infatti lo specchio della società industriale e dello spreco dell’uomo perché sono realizzate con oggetti recuperati che raccontano le memorie della vita urbana, ma allo stesso tempo anche dell’artista che inserisce con essi una componente autobiografica.

Nel secondo dopoguerra, a metà degli anni Cinquanta, l’Occidente vive un periodo di vigorosa rinascita e vivace sviluppo. Sia in America che in Europa l’industria e il boom economico portano per le strade e nelle case di buona parte della popolazione un numero prima impensabile di nuovi oggetti: automobili utilitarie, lavatrici, televisori, poster, cibi in scatola e bevande in lattina.

Questi oggetti, al di là della loro utilità, assumono un forte valore di status-symbol, il cui possesso è capace di identificare le varie classi sociali. Il realismo di questi anni permette in America la nascita del New Dada, che ha in Robert Rauschenberg, Jasper Johms e Jim Dine i suoi più emblematici rappresentanti. Il termine New Dada appare sulle riviste di arte contemporanea verso la fine degli anni cinquanta, per definire il nuovo fenomeno che prendeva le mosse dalla riscoperta del movimento dadaista, avanguardia storica sviluppatasi in Europa intorno agli anni Venti.

Presentato alla Biennale di Venezia del ’64 da Alan Solomon, commissario per gli Stati Uniti, Robert Rauschenberg ottiene inaspettatamente l’assegnazione del Leone d’Oro: la premiazione dell’artista americano, seppur ben conosciuto già in questi anni in Europa, provoca un incendiato dibattito fra la critica, soprattutto perché a vincere era un artista straniero che realizzava le sue opere utilizzando la spazzatura.

L’artista, dal 1984 ha collaborato con le Nazioni Unite e per 7 anni si è impegnato a portare il suo messaggio per la diffusione della cultura, della pace e della solidarietà; ha così raggiunto il Cile, il Messico, il Venezuela, la Cina, il Tibet, il Giappone e Cuba, non tralasciando l’Unione Sovietica, la Malaysia e la Germania; in ognuno di questi paesi ha sempre donato alcune delle sue opere ispirate dalle suggestioni che quei luoghi visitati avevano avuto sulla sua creatività.

Rauschenberg ha continuato il suo impegno sociale creando, nel 1990 la RRF, una fondazione con il suo nome, che ancora oggi cerca di promuovere le iniziative umanitarie ed educative, operando per la difesa dell’ambiente e per sostenere giovani artisti emergenti. Molte delle sue opere, dimostrazione di una vita dedicata all’arte e al sociale, sono raccolte nei locali della fondazione.

Morirà di infarto ad 83 anni a Captiva Island, un’isola della Contea di Lee nel sud-ovest della Florida.

La sua arte può riassumersi in questa sua frase pronunciata nel 1960:

 Desidero integrare nella mia tela qualsiasi oggetto legato alla vita.


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