La Collezione Peggy Guggenheim di Venezia sorprende ancora una volta con una nuova mostra da non perdere.

Di Marta Previti

Dal Gesto Alla Forma. Arte europea e americana del dopoguerra nella Collezione Schulhof”

Dal 26 gennaio al 18 marzo 2019

Venezia, Collezione Peggy Guggenheim

Dal gesto alla forma”, la nuova mostra curata da Gražina Subelyté, Assistant Curator e Karole P. B. Vail, direttrice della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, lo conferma ancora una volta: sia chi ha già visitato questo museo, sia chi deve ancora scoprirlo, non può non inserire nel proprio calendario la lista degli appuntamenti previsti dalla Peggy Guggenheim Collection.

In questa prima mostra del 2019, visibile fino al 18 marzo, è possibile infatti apprezzare, quasi nel suo complesso, la magnifica Collezione Hannelore B. (1922–2012) e Rudolph B. (1912–1999) Schulhof, donata dai coniugi Schulhof alla Fondazione Solomon R. Guggenheim e conservata a Venezia dal 2012.

Kenneth Noland

Il titolo della mostra riassume al meglio il percorso espositivo, pensato come un’evoluzione dal “gesto” fino al minimalismo, alla “forma”, dall’emotività e dall’astrazione del Dopoguerra, fino ad arrivare all’arte americana di artisti come Donald Judd, Ellsworth Kelly, Kenneth Noland, Frank Stella e Robert Ryman.

Attraverso sculture e dipinti, sarà possibile rintracciare dialoghi tra opere ed artisti, come nella sala dedicata all’americano Andy Warhol ed ai coniugi tedeschi Bernd & Hilla Becher, in cui il comune uso della serialità accentua le diverse letture dell’accostamento di soggetti quasi identici.

Nelle sale dedicate alle mostre temporanee, la Collezione Schulhof trova una sua dimensione, “respirando” maggiormente rispetto agli ambienti della “Barchessa”, che adesso è stata riallestita con opere straordinarie per ricordare i 40 anni dalla scomparsa della grande Peggy Guggenheim.

Così ogni opera trova una sua collocazione, donando ulteriori chiavi di lettura sulla scelta che i due coniugi Schulhof hanno fatto per incrementare la loro magnifica raccolta, frutto della passione per l’arte che spesso si è poi risolta in grandi rapporti d’amicizia con i vari artisti. I signori Schulhof, si stabilirono infatti a New York nel 1940 e ben presto iniziarono a collezionare opere con una cura ed una dedizione che li rese famosi nel mondo del collezionismo d’arte. 

Tra i lavori in loro possesso si annoverano pezzi di arte contemporanea europea e americana appartenenti all’Espressionismo astratto, all’Informale, ma anche al Minimalismo, per arrivare poi all’Astrazione post-pittorica e all’Arte concettuale. 

La mostra del museo veneziano permette al visitatore di immergersi in un’atmosfera carica di energia, con un percorso che si snoda già nelle prime sale con la forza comunicativa degli espressionisti astratti americani, per proseguire poi con i vibranti e ossessivi gesti di artisti come Jasper Johns, Mark Tobey e Cy Twombly.

Un omaggio è rivolto all’astrazione italiana del Dopoguerra con opere dei maggiori esponenti come Afro, Alberto Burri e Lucio Fontana. In questa sala, i Concetti Spaziali di Fontana, dialogano con la grande Combustione di Burri, sullo sfondo dei potenti e luminosi colori di Afro, la cui opera fa da sfondo all’esile scultura di Marino Marini.

Jean Dubuffet occupa un’intera sezione con quattro opere che ne delineano l’evoluzione pittorica, da una prima fase “primitiva” evidente nel Ritratto del soldato Lucien Geominne, fino ad arrivare ad una delle sue più famose sculture realizzata nel 1969.

Segue una sala in cui dominano il bianco e la linea, con le opere di Richard Diebenkorn e Agnes Martin: apparentemente asettica, in realtà, questa stanza possiede una carica mistica, sprigionata soprattutto da un’opera di Agnes Martin intitolata Rose. Qui trascendenza e natura si intrecciano e si confondono, tra le linee tracciate sulla tela dall’artista che, proprio per il suo atto gestuale della composizione dell’opera, preferisce definirsi “espressionista”.

Ellsworth Kelly

Segnati dalla Seconda Guerra Mondiale sono molti artisti, come Anselm Kiefer e Antoni Tàpies, che reagiscono alla ferocia nazista e alla guerra con opere estremamente simboliche, nelle quali ai materiali pittorici convenzionali, associano elementi extrartistici come paglia e stracci.

Forme, segni e figure sono presenti nelle opere di artisti quali Alexander Calder e Giuseppe Capogrossi, che si confrontano con lo spazio attraverso un loro personale linguaggio  compositivo.

L’ultima sala, allestita con particolare cura, è quella dedicata all’arte “Astrazione post-pittorica”, così definita nel 1964 dal critico americano Clement Greenberg: essenzialità, geometria, chiarezza delle forme sono le parole chiave delle opere esposte.

Jean Dubuffet

La sala occupata dagli artisti, Donald Judd, Ellsworth Kelly, Kenneth Noland, Robert Ryman crea un ambiente luminoso, minimale, che culmina il percorso con la geometria rigorosa dell’ultima opera in mostra, quella di Frank Stella. Quello che vediamo, non nasconde una storia o una simbologia, usando le parole dello stesso artista: “What You See Is What You See”.

La mostra “Dal Gesto Alla Forma. Arte europea e americana del dopoguerra nella Collezione Schulhof” è un’occasione unica per apprezzare la ricchissima collezione dei coniugi Schulhof, il cui pensiero è ben riassunto in una frase significativa di Hannelore B. Schulhof:

“L’arte è quasi una religione. È ciò in cui credo. È ciò che dà alla mia vita una dimensione oltre il mondo materiale in cui viviamo”.


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