Lenore Krasner: l’amabile condanna dell’arte di amare

Di Cristiana Zamboni

L’arte di amare, secondo Fromm, è la capacità di creare una relazione che non vegeta in due cuori stipati in una capanna arredata da giorni sempre felici ed appassionati ma, come l’arte, è la capacità di vedere un bisogno nascosto e renderlo proficuo e disponibile, attraverso il colore e l’immagine,  a chi non può o non vuole riconoscerne la necessità. E’ un racconto che si genera da un bisogno profondo di dare per comprendere e stare bene attraverso la cognizione ed il bene dell’altro. 

“Il vero amore deve far sempre male. Deve essere doloroso amare qualcuno, doloroso lasciare qualcuno. Potresti dover morire per lui. Quando ci si sposa si rinuncia a ogni cosa per amarsi reciprocamente.”

Madre Teresa di Calcutta

Probabilmente fu questo lo slancio che portò Lenore Krasner, donna attiva ed emancipata, ad unirsi in matrimonio con uno dei più frustrati e famosi artisti dell‘action painting di tutti i tempi. Ritrovandosi promossa al grado di indistruttibile crocerossina. 

“È l’amore un’arte? Allora richiede sforzo e saggezza. Oppure l’amore è una piacevole sensazione, qualcosa in cui imbattersi, è una questione di fortuna?”

L’arte di amare – Erich Fromm

Vivere al fianco di un artista è, per leggenda, tormentato e mai scontato. Forse per questo, l’amore nell’arte, è una specie di soap-opera in cui gli amanti-artisti se la cantano e se la suonano fra di loro. A partire dagli anni ribelli dei tavolini dei caffè a Montmartre.

S’incontrano nei loro circoli e condividono ardore creativo e down per niente poetici. Anzi, il più delle volte, esprimono la parte peggiore della loro natura umana. Tra somiglianti è più facile comprendersi e gustare la tendenza a pensare, quasi esclusivamente, a se stessi ed al proprio genio creativo, accompagnandosi durante le notti insonni, in cui il vortice dell’arte porta ai confini del paradiso e a sostenersi nel gestire l’inferno di un fallimento. Le storie d’amore nel mondo dell’arte ci hanno ben insegnato a quanto sia flebile il confine tra paradiso ed inferno. E quanto poco conti l’esser una donna di grande talento.

“C’è una tendenza tra alcune di queste mogli a riordinare gli stili del loro marito. Lee Krasner, Signora Pollock, prende la vernice e gli smalti di suo marito e cambia le sue linee smisurate e sfrenate in piccoli quadrati e triangoli ordinati.”

ARTnews  del 1949

Lena Krasner era una talentuosissima artista e, fino a pochi anni fa, conosciuta quasi esclusivamente per il suo cognome da sposata. Il 25 Ottobre del 1945 si unisce per l’eternità a Jackson Pollock. 

“Mi è capitato di essere la signora Jackson Pollock e questo è un boccone . Ero una donna ebrea, una vedova, una dannata brava pittrice, grazie, e un pò troppo indipendente.”

Lena Krasner

Lenore Krasner  nasce a Brooklyn il 27 Ottobre del 1908. E’ la più piccola ed unica figlia nata in America di una florida e fertile famiglia di ebrei ortodossi, fuggita nel nuovo mondo per scappare all’antisemitismo in atto in quegli anni.  Molto colta, parla correttamente quattro lingue. Estremamente  intelligente, esprime da subito il suo interesse per la storia dell’arte e la pittura. Nel 1926 entra alla Women’s Art School. Terminato il percorso di studi si iscrive alla Art Students League. E nel 1929, alla National Academy of Design. Nel 1934 fu contattata dalla WPA per la realizzazione di murales.

La Grande Depressione è nel suo pieno vigore. Lenore si mantiene facendo qualsiasi cosa pur di non smettere di dipingere. Disegna cappelli e ceramiche. Posa come modella e serve caffè ai tavoli. Nel 1937 decide di seguire i corsi di Hans Hoffmann. Perde la sua vena realistica e, nonostante sia attratta dal surrealismo, viene incoraggiata a sperimentare il cubismo e l’astrazione artistica della natura, attraverso l’uso del colore e della gestualità. Hoffmann è impressionato dal talento della Signorina Krasner, ma è donna e questo è un grosso problema. Siamo nel pieno del machismo. L’arte, il mercato e la critica è relegata al solito manipolo di uomini che non riconoscono la presenza femminile creativa. Possono esser modelle, studentesse e action window, ma non artiste declamate. Così, Lena, decide di soscrivere le sue opere con il nome di Lee Krasner o LK.

“Questo dipinto è così bello che non diresti  mai sia stato dipinto da una donna“

H.Hoffmann

Lee conobbe Jackson Pollock ad un ballo, nel 1936. Rimase subito polarizzata dall’uomo timido e riservato con cui aveva ballato per tutta la sera. Ma fu solo nel 1942, ad una mostra organizzata da J. Graham, che decise di non lasciarlo mai più.

Avevano la stessa passione per l’arte, osservavano attentamente le stesse correnti artistiche e la pensavano allo stesso modo su molti aspetti della società. Fu grazie a lei se l’artista delle tele bagnate e gocciolanti, riuscì ad entrare nei circoli più rinomati del mondo artistico, interfacciandosi con personalità del calibro di  De Kooning.

 “Ma la pittura che ho in mente, la pittura in cui l’interno e l’esterno sono inseparabili, trascende la tecnica. Trascende i soggetti e si muove nel regno dell’inevitabile “.

L. Krasner

La pittura di Krasner è colorata, subitanea, istintiva ed in continua trasformazione. E’ una donna arguta e sagace. Sente l’evolversi dell’arte prima di altri suoi colleghi e ne percepisce il cambiamento nell’idea della critica. Usa la tela per esprime il suo inconscio e la pittura diviene il mezzo per ricercare e carpire se stessa, i suoi pensieri e le sue paure. Le sue opere sono sinonimo di mutazione evolutiva continua, dove l’attenzione per la tecnica passa in secondo piano. Si alterna tra tele di grandi dimensioni a piccoli ritagli, creando la famosa serie Little Image Paintings.

“Dipingere è azione di autoscoperta. Ogni buon artista dipinge ciò che è.”

J. Pollock

Più prosegue la sua unione con Pollock e più la sua arte subisce una metamorfosi che la porta ad incamminarsi verso la parte più profonda di lei stessa, acutizzando la sua vena mistica e psicologica. Una collisione-unione tra lei e la sua arte. Indivisibili ed inscindibili. Proprio come il suo consacrato e sacrificale amore. Una giostra tra Geena ed Eliso racchiusa tra risate, arte, fornelli, amici, depressione e alcool. Dove la rabbia, il silenzio e la totale mancanza di autostima arredano le stanze del rifugio a East Hampton.

“Il somaro oscilla perennemente tra scusarsi di essere il desiderio di esistere nonostante tutto, di trovare il proprio posto, o addirittura di imporlo, fosse anche con la violenza, che è il suo antidepressivo. “

Daniel Pennac

Lenore si auto-colloca ai margini dell’arte per amore. Sceglie d’interpretare i complessi ruoli del confessore, della psicologa e della critica d’arte attiva e rivoluzionaria. Arrivando al punto di scontrarsi con Peggy Guggenheim, che la liquidò come semplice artista moglie di Pollock.

“L’amore è una strada a doppio senso in ogni momento. Darei qualsiasi cosa per avere qualcuno che mi desse quello che io ho potuto dare a Pollock”

L. Krasner

Nel 1956 il set matrimoniale diventa una vera e propria zona di guerra, troppo affollata per il suo ruolo di moglie devota. L’amato inizia a trattarla male in pubblico, denigra apertamente il suo talento e la tradisce con una giovane e promettente artista, Ruth Kligman. Decide di partire per un viaggio in Europa. Rientrerà solo per i funerali del marito, rimasto ucciso in un incidente d’auto l’ 11 Agosto dello stesso anno, dove l’unica miracolata fu proprio la giovane amante.

“Tutto il mio lavoro procede come un pendolo. Sembra sempre ritornare a qualcosa di già vissuto o visto. Oscilla  tra orizzontalità e verticalità, circolarità o un insieme di essi. Penso che, per me, la vera costante sia  il continuo mutamento.”

L. Krasner

Lenore Krasner muore il 19 Giugno 1984 a New York. Un anno dopo la sua morte, viene inserita  tra gli artisti NBMAA. 

“Ero seduta qui, pensando al più ed al meno. Ma io sono il tipo di donna che è fatta per durare. Hanno provato a cancellarmi. Ma non sono riusciti a spazzar via il mio passato”

Woman – Neneh Cherry

L’arte di amare dovrebbe essere un talento da cullare e proteggere per ottenere il grande giardino di Eliso immerso nella beatitudine del colore della passione. Eppure, a volte, è solo sinonimo di negazione, distruzione e sofferenza. Per Leonore Krasner fu la libera e socialmente condizionata scelta di  donarsi per il bene ed il successo dell’altro.  Un’ immensa opera d’arte che, ancora oggi, la declina allo status di moglie attenta e premurosa di uno dei più grandi artisti della storia dell’arte, obliando il suo talento e la sua smisurata capacità di amare.


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