Ballet Meets Street – Intervista a Anna di Gaeta

In che modo la fotografia riesce a mettere in dialogo Balletto e Street Art?  

Anna di Gaeta ci racconta la genesi e lo sviluppo del suo progetto BALLET MEETS STREET. A seguire le dichiarazioni che alcuni street artist mi hanno rilasciato sull’iniziativa.

di Maria Chiara Wang

Maria Chiara Wang: Come, quando e perché nasce BALLET MEETS STREET? Con che obiettivi?

Anna Di Gaeta: Questo progetto nasce 2 anni fa dall’incontro, tanto speciale quanto inaspettato, con l’artista 5toker che mi ha fatto scoprire da vicino il mondo della street art. Senza il suo fantasmino la danza non avrebbe mai incontrato la sua anima gemella: l’arte di strada.

BALLET MEETS STREET vuole non solo celebrare la danza e la street art, ma intende anche avvicinare queste due realtà fondendole in un’unica espressione artistica tramite il medium della fotografia.

Mi piacerebbe scardinare i preconcetti che sono spesso associati a queste due forme d’arte: da un lato la danza classica considerata il più delle volte elitaria, paradigma di rigore e di estrema formalità, lontana dallo scorrere della vita quotidiana; dall’altro la street art ritenuta vandalismo da coloro che ne ignorano il valore di arte pura, libera da compromessi commerciali ed economici e per questo autentica.

È l’evoluzione dell’immagine, ovvero la più antica forma d’arte.

MCW: Che rapporto hai con la danza?

AdG:Ho studiato danza da piccola, poi – a seguito di un infortunio – ho dovuto interromperne gli studi, ma senza abbandonarla mai veramente. Sentivo il bisogno di conservare in qualche modo la sua ‘poesia’ dentro di me e in questo la streetphotography, altra mia grande passione da sempre, mi è stata complice.

MCW: Com’è stato accolto il tuo progetto tra gli street artist?

AdG: Inizialmente ho sviluppato questo progetto “in punta di piedi” perché non sapevo che reazione avrebbero avuto gli artisti nel vedere i propri pezzi fondersi con un linguaggio artistico più classico (e agli antipodi per così dire) come la danza. 

Ero pronta a bloccare BALLET MEETS STREET non appena avessi sollevato dissensi e disapprovazione nel mondo dell’arte urbana, ma – con mio stupore – è stato ‘amore a prima vista’ anche per gli street artist che hanno accolto questo progetto con entusiasmo, gratitudine e immensa disponibilità.

MCW: Come scegli il pezzo di arte urbana davanti a cui mettere in posa i ballerini?

AdG: L’opera (stickers, poster o murales che sia) deve trasmettermi poesia, deve emozionarmi in qualche modo, a quel punto lo scatto è fatto: prende forma da solo nella mia mente ancora prima di realizzarlo!

La posa, la luce,  l’outfit… tutto è già definito. Altrimenti non funziona e lo si vede, perché viene fuori uno scatto senza anima e senza dialogo tra questi due mondi. Sono una sognatrice per cui quando mi trovo davanti a un’opera ho bisogno che questa mi faccia sognare, che mi emozioni.

Solo allora si diffonde una meravigliosa melodia e armonia che immortalo con un ‘click’ per poterla condividere con gli altri.

MCW: Quali sono gli sviluppi futuri del tuo progetto?

AdG: BALLET MEETS STREET nasce a Roma, mia città natale, dove è ambientata la prima raccolta di scatti: non un mero catalogo fotografico, ma il racconto della storia d’Amore tra la danza e la streetart.

L’intento è dimostrare che, come in tutte le grandi storie d’amore, si può anche appartenere a due universi antitetici, ma che la passione condivisa (in questo caso l’arte) può abbattere ogni muro costruito su stupidi preconcetti. Realizzerò quindi una serie di libri, ognuno dei quali dedicato ad una città europea (la prossima sarà Madrid), perché amo i libri e penso che siano un oggetto eterno in grado di aiutare più facilmente a diffondere questo messaggio.

L’anima di questo progetto non è solo frutto di ciò che ho nel cuore (la streetart e la danza), ma anche della collaborazione di ogni singolo artista e ballerina/ballerino che si è prestato alla sua realizzazione con la propria passione e poesia nonché con la disponibilità a lavorare all’alba per svariate ore con temperature spesso molto rigide!

Ringrazio singolarmente ognuno di loro, in particolare @valentinaiinsalaco la prima e giovanissima ballerina che coraggiosamente ha iniziato con me quest’avventura a Roma, così come le splendide @matildarusso @marzia_caddia @krisaxis @alessandrocas_  @baroneemilio @iamgaetanorusso @noemi_tosone99 @carlamammozagarella_ e tutti gli altri!

In conclusione, ciò che desidero è vedere che, anche grazie al mio progetto, la street art e la danza possano viaggiare per il mondo tenendosi per mano certi di essere accolti col sorriso e con favore dalle persone.

www.instagram.com/anna.digaeta/

GUERRILLA SPAM

https://www.instagram.com/guerrillaspam/

Non conoscevamo il progetto, ma dal momento che si realizza un’opera pubblica in uno spazio collettivo si deve accettare a priori che quel lavoro si inserirà in un contesto più ampio di vita cittadina. In questo senso è buono pensare l’opera come un elemento non invasivo, un “oggetto” che si accosta a tanti altri in armonia.

Di fronte al murales si creano ogni giorno mille situazioni differenti, stralci di vita: passanti, negozianti, ambulanti, macchine e motorini di passaggio, … e anche qualcuno che ci balla davanti! Dal momento che lasciamo un lavoro in uno spazio pubblico questo cessa di essere nostro e diventa di tutti. Per come la vediamo noi, quindi, la gente potrà “usare” quel muro come vuole, può ammirarlo e fotografarlo come imbrattarlo, distruggerlo o rubarselo.

Ovviamente ci si affida al buon senso, alla cultura e alla sensibilità delle persone, ma, detto questo, non pretendiamo di decidere più nulla sulla vita e sul futuro di quel lavoro. Anche le potenziali reinterpretazioni di altri artisti vanno benissimo: come noi nel murales di San Lorenzo abbiamo citato Diego Rivera, Picasso e tanta arte romanica e orientale, allo stesso modo ci aspettiamo che altri artisti possano citare il nostro intervento se questo sarà loro di ispirazione.

MIMI LE CLOWN 

https://www.instagram.com/mimileclown/

Il progetto di Anna di Gaeta mi piace molto, ma non perché mescola danza classica e street art; l’arte urbana, infatti, a mio avviso, non aggiunge valore alle sue foto. Mi spiego: ha scelto delle ballerine bellissime, graziose, professionali e le ha immortalate nelle strade romane, non ci sarebbe bisogno d’altro. Basterebbe la combinazione ballerina/architettura.

Nella street art non mi piacciono l’accumulo e la sovrapposizione, se privi di senso artistico. Non sono per le combo… secondo me la grazia della ballerina deve essere posta in mezzo all’architettura o davanti a un grande dipinto urbano nella sua interezza, basta così.  Non ho mai incontrato Anna però vorrei farlo in occasione della mia prossima visita a Roma e pensare insieme a lei a cosa potremmo realizzare. Fare io la ballerina in piazza san Pietro? Penso che sia una bellissima idea!

VALDA_GUMP 

https://www.instagram.com/valda_gump/

Essere lo scenario per gli scatti di BALLET MEETS STREET vuol dire appartenere a un’opera d’arte, per questo gli artisti desiderano farne parte coi propri lavori. Anna unisce 3 arti in una: la street art come contesto, la danza come performance e la foto come fine.

Un progetto bello da vedere e destinato ad avere un seguito, ne sono sicuro. In più, aiuta noi streetartist ad avere una maggiore visibilità grazie allo strano accostamento degrado/eleganza.

ZA.TOX

https://www.instagram.com/za.tox/

Il mondo sta cambiando, è in costante evoluzione: molte cose si trasformano, alcune si perdono, nascono nuove tendenze. Per questo credo che sia necessario avere un pensiero rivoluzionario ed essere disposti ai cambiamenti. In molti contesti avvengono scambi e contaminazioni che danno vita a nuove situazioni; ciò accade nel mondo dell’arte, della musica, della moda.

Anna è riuscita a fondere due realtà molto diverse, opposte: la leggerezza e la formalità del Balletto col suo pubblico selettivo e la meravigliosa arte della strada col suo contenuto sociale, popolare. Con BALLET MEETS STREET Anna interpreta, in maniera visionaria, ciò che i muri raccontano, combinando le loro storie con le pose, i costumi, ballerini. Così facendo risveglia l’interesse di chi è aperto a nuove prospettive all’interno di quest’era in cambiamento.


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