CORPI RADICALI | Intervista a Veronica Veronesi, Direttrice della GALLLERIAPIU’ di Bologna

Intervista a cura di Maria Chiara Wang

CORPI RADICALI

Intervista a Veronica Veronesi, Direttrice della GALLLERIAPIU’ di Bologna, in occasione della mostra degli Apparatus 22 ‘ARRANGEMENTS & HAZE’.

Maria Chiara Wang: Come nasce la collaborazione con gli Apparatus 22?

Veronica Veronesi: La ricerca artistica di GALLLERIAPIU’ si muove sulla scena nazionale ed internazionale, pertanto mi capita spesso di viaggiare in cerca di nuove proposte. 

In particolare, ho incontrato gli Apparatus 22 (Erika Olea, Maria Farcas, Dragos Olea, Ioana Nemes) a Bruxelles nel 2015, in una residenza d’artista ospitata nel loft di un importante collezionista. Attualmente gli artisti del collettivo vivono e lavorano nella capitale belga e curano parte della collezione che è esposta all’interno di quello stesso loft. Inoltre, ci tengo a precisare, che sono stati proprio gli Apparatus 22 a coniare per la Gallleriapiù l’espressione “estetica con conseguenze” che è il filo conduttore della nostra ricerca, ovvero promuovere pratiche artistiche perturbanti che analizzino aspetti essenziali per un’indagine critica della società attuale e futura.

M.C.W.: Hardcore Minimalism: puoi darci una spiegazione di questo termine coniato dagli Apparatus 22 per il proprio complesso di opere?

V. V.: Questa espressione è relativa alla serie degli otto testi esposti: rettangoli di pelle bianca sui quali sono tatuati frasi e concetti di forte impatto. Hardcore Minimalism esprime, quindi, la tensione/contrapposizione tra l’essenzialità del supporto formale e l’intensa carica del messaggio tatuato.

M.C.W.: In che modo il collettivo sviluppa il tema del corpo, tra parola e materia?

V. V.: La scrittura, il testo, le parole sono fondamentali nei lavori degli Apparatus 22. Quando non usano propriamente la scrittura, racchiudono nei titoli la complessità del messaggio.

Se in Several Laws. The elasic test (2016) – il primo solo show del collettivo in galleria – il filo conduttore era il corpo messo alla prova dai canoni estetici contemporanei sempre più invadenti, in ARRANGEMENTS & HAZE gli Apparatus 22 proiettano il nuovo corpo radicale in un futuro lontano, in una dimensione che possiamo solo ipotizzare attraverso un’immaginazione altrettanto radicale.

Negli otto testi (V, 2017), gli artisti esplorano questi scenari in relazione al lavoro, alla tecnologia, alla spiritualità, al piacere, all’ergonomia estrema e all’economia. Usano sintassi e preposizioni destrutturanti/destabilizzanti, pensati proprio per generare interrogativi e riflessioni: cosa ne sarà del corpo tra milioni di anni? Il corpo potrà essere un materiale come qualsiasi altro da modellare, trasformare e rimodellare in qualcosa di assolutamente nuovo? Perché l’uomo del futuro dovrebbe avere una forma umanoide? Il corpo e la spiritualità si potranno digitalizzare?
Il raggiungimento del piacere avverrà con un corpo-macchina assemblato? E la ricerca del piacere diverrà un lavoro a tempo pieno?

Un’altra serie di lavori inediti consiste in prototipi rudimentali, con cui il collettivo concretizza l’immagine del corpo del futuro: dalle macchine quantiche “rivestite della sensualità della carne”, rievocata dalla texture di elastici e pelli e da forme umanoidi (Quantum machine (1)(2). empathy so difficult to crack, form no longer follows function, neoergonomics haunted by the chaos of flesh, 2018 ), alle installazioni che svelano una doppia natura, a metà tra umano e artificiale (es. The form is pregnant. The path finally begins to glow, 2018; The ballroom-neuro(1)(2)(3). the smoke billows in squares, 2018).

M.C.W.: Immaginazione radicale, visionarietà scientifica, ammiccamento alle pratiche rituali/magiche: come si combinano questi elementi in Arrangements & Haze?

V. V.: Gli Apparatus 22 si definiscono come un collettivo di sognatori, ricercatori, attivisti poetici e futurologi (falliti) interessati ad esplorare le intricate relazioni tra economia, politica, studi di genere, movimenti sociali, religione e moda al fine di comprendere la società contemporanea.

La serie di Amuleti (Amulet (1)(2)(3)(4) forging with my eyes closed knowing i owe nothing, 2018), rappresenta strumenti magici, quasi sciamanici, da utilizzare per scongiurare forze sovraumane ed opporsi alla strumentalizzazione del nuovo corpo; un corpo che se da una parte si piega all’ergonomia estrema, dall’altra sopravvive, si ribella.

Il progresso scientifico ed ingegneristico, oggi, preannuncia il sopravvento di forme tecnologiche e meccaniche, ma il collettivo, si domanda anche perché non pensare a macchine quantiche e a banche dati  dotate della “soggettività sensuale della pelle” (“Se l’empatia è così difficile da decifrare, perché è ancora contro intuitivo pensare che la macchina quantica possa essere rivestita di carne penetrante?”)

Gli Apparatus 22 usano, infatti, materiali che da una parte suggeriscono nella texture l’umanità, la “sensualità della carne” (elastici, pelli) e, dall’altra, ricalcano la meccanicità e l’artificialità mediante l’uso delle stampelle.
Strettamente connesso alla visione che gli artisti hanno del futuro e delle possibili manifestazioni del nuovo fisico umano è
SUPRAINFINIT: un tentativo di immaginare un universo tra presente e futuro in cui la speranza venga usata come strumento critico.

Il pensiero di un futuro dominato dal progresso, dalla scienza, dalle dinamiche di una società sempre più esigente, in cui la ricerca del piacere probabilmente diverrà un lavoro a tempo pieno, non è mai completamente negativo, o perlomeno mai completamente sottomesso e privato di spiritualità, soggettività ed umanità.

Ciò che già nella serie Amuleti risulta evidente, con “Those flames are burning. Crystal fertility gods send echoes of love from long dead books” diventa ancora più chiaro.

M.C.W.: Quale poesia delle otto in mostra prediligi e perché?

V. V.: E’ difficile scegliere! Probabilmente V 8, 2017: i ritmi frenetici e la progressiva automazione imposti dalla società contemporanea, renderanno l’uomo sempre più impegnato per sentirsi umano? E trasformeranno “la ricerca del piacere in un lavoro a tempo pieno?”

“If full automation

turns work to shadow,

will the pursuit of hedonism

turn to full time work?”

Credo che questi siano i quesiti più attinenti alla società contemporanea.

M.C.W.: La mostra in corso si configura come un secondo capitolo rispetto alla prima serie Several Laws. The Elastic Test. Possiamo presupporre che ci sarà un terzo stadio di questa indagine sul tema del corpo, una sorta di trilogia?

V. V.: Chi lo sa! Dopo il presente analizzato in Several Laws ed il futuro immaginato in Arrangements & Haze,  ci potremmo aspettare una mostra sul passato… un neo-medievalismo! Del resto, gli stessi Apparatus 22 nel testo V6, 2017 parlano di recenti ipotesi scientifiche secondo cui saremmo in grado di influenzare non solo il futuro, ma anche il passato!

Dislocating future, dislocating past, the terror of advancement.

GALLLERIAPIU’

Apparatus 22 – ARRANGEMENTS & HAZE

29.09.18  > 22.12.18

www.gallleriapiu.com


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