Leonor Antunes: il tempo evolve e con la luce rinasce. Pirelli HangarBicocca.

Di Cristiana Zamboni

Pirelli HangarBicocca presenta dal 14 Settembre 2018 al 13 Gennaio 2019, una tra le artiste più contemporanee del momento, Leonor Antunes. Nella mostra personale, a lei dedicata, la sala espositiva si trasforma in memoria e tempo. Lo spazio è illuminato dalla luce naturale che penetra dai lucernari, eccezionalmente aperti per l’evento, dando origine ad un nuovo incipit sensoriale che rievoca spazi temporali passati e depositati nel fondo della memoria milanese.

„L’arte è l’aspetto democratico più rappresentativo e tangibile dell’evoluzione del pensiero umano. Quando si osserva un’opera d’arte, specialmente se si tratta di contemporanea, le erogazioni emotive che si creano nella mente di chi la osserva, sono uniche e personali. Ma per far sì che il suo messaggio arrivi ed il suo esserci con valore nel tempo si completi, va osservata anche con gli occhi dell’artista. Solo allora il quadro sarà completo. Solo allora, chi fruisce dell’immagine, cambierà nel suo profondo ed intimo essere. Creando, a sua volta, una nuova opera d’arte“

Queste parole, ascoltate il primo giorno del corso d’arte contemporanea all’università, sono state le linee guida per comprenderla appieno e sono le stesse parole che riecheggiano mentre attraversi la sala espositiva, osservando le opere di Leonor Antunes.

Le persone migliori si riconoscono nei ricordi. Questo, forse, è il vero senso della memoria. Ed indagare nella memoria non è un esercizio inutile.

Marco Albini- Fondazione Franco Albini

„The last days in Galliate“  è una mostra incentrata sulla memoria. In cui le opere, strategicamente collocate, creano una stretta correlazione con lo spazio che le circonda e con la storia di Milano.

Un cammino espositivo che, a partire dalla prima scultura, accompagna lo spettatore verso l’evoluzione della materia nel tempo.  Riportandolo indietro, ad anni passati, integrandolo con le storie personali dei personaggi che hanno ispirato l’arte di Antunes. E che, a loro volta, durante la fase di creazione sono state condizionate dal luogo e dal tempo che vivevano.

E’ più dalle nostre opere che diffondiamo delle idee che non attraverso noi stessi.

Franco Albini.

Le opere esposte, incuranti degli osservatori che le ammirano, giocano con la luce e con lo spazio e intersecandosi  fra di loro, danno origine ad un’unica grande opera scultorea.  La si può circumnavigare o passarci attraverso. Comunque si scelga di visitarla, le prospettive che si aprono, colorate e minimaliste, mostrano il pensiero dell’artista che volteggia libero, esaustivo e vibrante.

I riferimenti alle creazioni di personaggi che resero grande il design e l‘architettura nel mondo e il capoluogo lombardo, negli anni in cui l’avanzamento industriale permetteva speranza e cambiava il volto del domani, è chiaro. Ritroviamo nomi come  Giò Ponti, Eva Hesse, Lina Bo Bardi, Franco Albini, Franca Helg, Clara Porset e Anni Albers.

Non mi interessano solo le questioni di genere, ma anche quello che la storia dimentica. Oggi, fortunatamente, gran parte di queste figure sono molto note, ma alla loro epoca lavoravano in una condizione di profondo isolamento e in un contesto dominato dagli uomini.

Leonor Antunes

Leonor Antunes è un’attenta studiosa di figure femminili che diedero origine ad una nuova visione del design, dell’architettura e dell’arte.  Figure  vittime dell’epoca in cui vissero, dove la donna creava ed arrancava in un mondo prettamente maschile.

L’artista esplora  le loro creazioni e le stravolge. Le estrapola dalla loro funzione originaria. Ne cambia le misure, i materiali e le forme. Recupera ciò che fu e lo trascrive con un linguaggio completamente nuovo, trasformandole in concetti sensoriali, fruibili dallo spettatore che le osserva.

Uno spettatore che viene avvolto dal silenzioso gioco delle sculture e, inevitabilmente, sente le sue emozioni diventare tempo e memoria, generando, lui stesso, nuove opere d’arte.

“Deve avere una sorta di potenza nel disegno, qualcosa che spinga a continuare a guardare ancora, ancora e ancora“. 

Anni Albers

Leonor Antunes è una scultrice portoghese nata a Lisbona nel 1972. Si laurea in Arti Visive e Scultura alla Facoltà di Belle Arti di Lisbona. Attualmente vive e lavora a Berlino. Le sue esposizioni sono state molteplici e sempre di successo, ammirata  sia per le opere  che per i concetti che esse racchiudono. Tra le più importanti esposizioni vi sono la Biennale di Singapore e di Berlino, la Whitechapel Gallery di Londra nel 2017 ed il San Francisco Museum of Modern Art a San Francisco nel 2016. Nel 2017 ha partecipato alla Biennale di Venezia.

Il processo creativo si sviluppa per gradi; nel mio caso è profondamente legato a una pratica che si concentra sulla specificità della scultura e sulla nozione di addizione o sottrazione.

Leonor Antunes

Predilige  materiali come il cuoio, il legno, la gomma ed il sughero e li lavora con tecniche ritenute ormai antiche.  Crea  forme essenziali ed intime, che richiamano ad una sensazione di calore domestico che rende le sue sculture fidate e, nel pensiero, affidabili. Trasforma la materia in sentimento e la colloca all’interno dello spazio. Amante della luce naturale, la utilizza come elemento necessario alle sue opere per vivere autonomamente, modificandosi, in completa autogestione, nel tempo che le attraversa.

Meravigliosa ventura, quella degli architetti, concessa da Dio: costruire la Sua casa e costruire, per gli uomini, nellaSua ispirazione, la loro casa, il tempiodella famiglia.

Giò Ponti

Le sue sculture, melodiche e ritmiche nell’immagine, suonano una musica in cui le note si susseguono ripetute e reiterate nella forma. Note che riportano a cantilene intonate  nell’epoca in cui il lavoro manuale era apprezzato e sinonimo di tradizione. Un’arte carica di storia in cui, l’essenzialità del passato, diventa  formitività.

Semplicità significa sottrarre l’ovvio e aggiungere il significativo.

J. Maeda

L’arte di Leonor Antunes è un viaggio a ritroso in cui vi è spazio solo per la memoria. Un viaggio raccontato  con un  linguaggio nuovo, essenziale, percettibile ed imprimibile nella mente di chi guarda.  Lasciando allo spettatore il libero arbitrio del proprio pensiero che, a sua volta, si trasforma in opera d‘ arte.


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