In occasione del Parma Film Festival la nostra intervista a Michele Guerra, Assessore alla Cultura di Parma.

Alessandro Paini intervista per DArteMA l’Assessore alla Cultura della Città di Parma. Una chiacchierata che indaga Parma Capitale della Cultura 2020, il ruolo dei giovani in questo percorso e, approfittando del Parma Film Festival che inaugura oggi, l’importanza del cinema.

Image from: https://www.parmapress24.it/2017/07/14/neo-assessore-michele-guerra-cultura-politiche-giovanili-due-parole-liberta-inclusione-un-progetto-sul-cinema-parma/

Alessandro Paini: Buongiorno Assessore, parto col chiederle, dopo più di un anno di lavoro da Assessore quali sono gli obiettivi raggiunti di cui va più fiero e quali quelli a cui sta lavorando?

Michele Guerra: Quest’anno mi ha dato grandi soddisfazioni su due punti di vista fondamentali.

Il primo è il metodo di lavoro. Arrivato qui come professore universitario, per prima cosa dovevo imparare come funzionava la macchina comunale. Nella mia professione da ricercatore universitario ero abituato a coordinare gruppi di lavoro e per mia fortuna avevo già ricoperto ruoli di responsabilità, quindi il primo obiettivo che mi diedi fu quello di compattare il gruppo di lavoro. Volevo che tutti quelli che lavorano in assessorato alla cultura venissero qui volentieri, che si creasse uno spirito di squadra con lo scopo di lavorare e di fare qualcosa di utile per la città, per la comunità in cui viviamo e anche per noi stessi. Dopo un anno sono soddisfatto che si sia creato un ambiente in cui tutti collaborano per raggiungere gli obiettivi prefissati lavorando come una vera squadra.

Il secondo motivo di grande soddisfazione è la nomina della città di Parma a Capitale della Cultura 2020. Arrivare qui e scoprire che si ha una candidatura da mettere in piedi dal nulla, con la dead-line il 15 settembre, è stata una grande sfida. 

Era il 13 luglio e ci siamo detti proviamo, sacrifichiamo l’estate, ma abbiamo bisogno di una consulenza seria. L’idea era nostra; il dossier e il focus sul tempo erano tutte cose che l’assessorato e il mondo culturale di Parma hanno costruito. Questo mi ha dato conferma di una cosa che già sapevo, ossia che la Città di Parma avesse un potenziale culturale ottimo. 

La consulenza di Francesca Velani è stata fondamentale nel dare al dossier la forma giusta, con l’obbiettivo di mostrare al mondo Parma così come la vediamo noi.

Questa consulenza è stata tra l’altro possibile solo grazie al contribuito di “Parma Io Ci Sto”.  Sono partito con un presupposto che può sembrare retorico, ma non lo è. Noi non dobbiamo chiedere agli imprenditori soldi, ma tempo. È molto più difficile per un imprenditore di alto livello darti due ore che darti 100.000 €.

La cosa che mi ha veramente fatto felice, è che tutti gli imprenditori che abbiamo incontrato, come Alessandro Chiesi, Guido Barilla, Andrea Pontremoli, solo per citarne alcuni, non ci hanno dato due ore, ma giorni interi. Questo perché hanno capito che dietro quel progetto c’era una scommessa cittadina molto più ampia delle questioni culturali.

In questo primo anno la Capitale della Cultura è stato il coronamento di un percorso e di una corsa. Un risultato storico che ci responsabilizza e ci stimola a fare sempre di più.

A.P.: Assolutamente un anno pieno, tanti eventi e tante mostre, molto diverse tra loro. 

Prendiamo ad esempio i concerti: da capodanno con Fedez, al 25 Aprile con i Baustelle, fino allo sperimento del Cittadella Music Fest che al suo interno comprendeva il concerto di Ennio Morricone, artisti molto diversi tra loro. In queste scelte c’è la volontà di far arrivare la cultura a tutti?

M.G: Sì, l’obiettivo è certamente questo. Al di là dei concerti, Parma è una città in cui l’attività musicale è frenetica. Dal Teatro Regio, Il Festival Verdi, le attività costruite dal Verdi Off, Parma Jazz Frontiere, Paganini Guitar Fest, le attività della Casa della Musica e tanto altro. Parma ha una cultura musicale strepitosa, e non esito a dirlo. 

I tre “concertoni” che hai citato sono stati tre momenti molto diversi. Quello di Fedez è stato un momento di grande aggregazione per un pubblico che mi ha fatto molto piacere vedere. Famiglie con passeggini, ragazzi e teenagers hanno riempito Piazza Garibaldi. Concerto, tra l’altro, funestato da paure e timori, per l’ordine pubblico, i costi, “la città sarà messa a ferro fuoco”. Addirittura un consigliere comunale, a poche settimane dal concerto, disse che si prevedevano 100.000 presenze. Tanti timori che poi, per fortuna, non hanno rovinato una grande festa. 

Il concerto dei Baustelle è stata una altra festa riuscita. Ma la vera scommessa è stata quella del Music Fest in Cittadella, parco ed ex fortezza cittadina, a mio avviso vinta. Quando sono venuti a proporre questo evento, c’erano tanti dubbi. Il primo era come organizzare i flussi di così tante persone con platea e tribune, ma l’organizzazione è stata all’altezza delle problematiche. E la possibilità di avere Morricone a Parma, per un evento che solitamente avviene in altre città, ha  vinto sulle perplessità. 

Questa offerta musicale, dall’opera, al pop, alla musica di ricerca, deve continuare perché Parma la vuole e merita appuntamenti di questo genere.

A.P.: L’esperimento della Cittadella rappresenta anche una delle grandi particolarità della città. Il tanto verde presente nelle zone del centro storico (Parco Ducale, Cittadella, Piazzale della Pace, per citarne qualcuno) rappresenta un’importante caratteristica di Parma. Possono essere utilizzati come punti di ritrovo culturali e location per eventi?

M.G.: Dobbiamo riuscirci. La tua analisi è vera, questi parchi devono essere luoghi di diversa aggregazione. La Cittadella oggi è un parco in cui si fa molta attività sportiva, diversa da quella del Parco Ducale, in cui i bambini vanno a giocare e per questo motivo sempre al centro delle nostre attenzioni. Un parco particolarissimo, questa estate c’è stata un’inchiesta giornalistica in cui si diceva che il Parco Ducale è degradato e poco sicuro. Ecco io abito di fianco al parco e ci passo ogni giorno, ci vado con i miei figli e non ho mai avuto paura. Ora, è chiaro che ci siano delle problematiche, che ci sono state retate per via dello spaccio, ma sono problematiche che riguardano la quasi totalità dei parchi italiani. Non bisogna abbassare la guardia, ma io credo che l’unica soluzione sia continuare a fare attività. Il cambio di gestione del chiosco e le iniziative dei nuovi gestori puntano a farlo tornare un punto di aggregazione per studenti. Il Palazzetto Eucherio San Vitale tornerà agibile dopo la ristrutturazione e tornerà a essere una sede espositiva per mostre, come è sempre stato.

A.P.: Parma Capitale della cultura 2020 è legata al tema del “tempo”. Per l’appunto il claim della manifestazione è “La Cultura Batte Il Tempo”. Mi sembra di aver capito che ci siano due significati diversi dietro questa frase. Il primo è che la cultura scandisce il nostro tempo, i nostri orari e le nostre attività, e il secondo è che lo batta nel senso che ci faccia evadere dalla vita quotidiana, dai nostri problemi, portandoci in un tempo diverso. Ma il tempo di Parma 2020 quale sarà? Sarà un tempo dedicato alla storia passata o alle innovazioni future?

M.G.: La scommessa è mantenere insieme le due cose. Siamo arrivati alla questione del tempo in un modo un po’ filosofico. Mentre pensavo a questo tema leggevo i materiali che l’assessore Alinovi mi aveva dato sui distretti socio-culturali, cioè su questa opera di rigenerazione degli spazi cittadini. Continuando a leggere di questa rigenerazione e riqualificazione degli spazi, mi sono chiesto: cosa succede a sostituire la parola spazio con la parola tempo? Cosa succede se parlo di rigenerazione del tempo? Rigenerare il tempo, vuol dire andare a creare nuovi tempi in diversi spazi, che ti rigenerano e ti cambiano. La cultura deve fare questo, ossia vivere la città in maniera tale che in alcuni momenti la tua esistenza sia rigenerata da un’attività culturale. Che sia osservare un’opera d’arte, andare a vedere un film, uno spettacolo teatrale o semplicemente incappare per strada in un’attività culturale che ti si para davanti agli occhi e ti fa dire: “ecco è quello che volevo”. Quindi, come ha detto bene, significa da un lato scandire la vita della città e dall’altro, riuscire a fare quello che è impossibile nella realtà, sconfiggere le barriere temporali, ciò che separa il passato dal futuro, creando uno spazio di intersezione tra tradizione e innovazione, perché, come ripeto sempre, a noi è dato vivere solo il presente! Il contemporaneo, se prendiamo l’etimologia della parola, è un tenere qualcosa insieme, quindi tenere i tempi uniti. A tal proposito c’è una frase di Roland Barthes che definisce il contemporaneo come qualcosa che arriva fuori tempo, qualcosa leggermente in anticipo, che parla un po’ a sproposito, che è intempestivo. 

Nell’arte contemporanea ciò è emblematico. Le opere riescono, in un determinato tempo, a illuminare quello che avverrà dopo (e forse per questo sono anche un po’ incomprensibili). Da questo punto di vista fondamentali sono i giovani, perché i giovani hanno questa intempestività.

A.P.: Quindi i giovani sono importanti per i progetti culturali legati a Parma 2020?

M.G.: Io ho imparato molto dai giovani, non perché siano più preparati di quello che pensiamo, o non siano gli ignoranti che gli adulti spesso pensano. Semplicemente perché loro vivono in quella dimensione. Anche se io non sono così più vecchio di loro, quando incontro ragazzi di vent’anni mi rendo conto che hanno uno sguardo completamente diverso. 

Se c’è un desiderio che ho in questi prossimi anni, è riuscire ad andare a incidere la scena underground della città, intesa come quella scena degli artisti che non sono nel mio “file di excel”. A me interessa andare a parlare agli antistati generali della cultura, ossia quelle realtà culturali spesso lontane da noi, che nonostante questo fanno Attività Culturale, che si impegnano senza chiedere e che tengono vive molte zone della città.

A.P.: Il cinema avrà un ruolo centrale in Parma 2020?

M.G.: Noi contiamo di si, perlomeno in due cose. Una è una sorpresa, l’altra è una mostra dal nome Timelapse, che stiamo curando insieme ad Antonio Somaini.

La mostra ragiona su come i media audiovisivi, dalla nascita del cinema al digitale, abbiano cambiato la nostra percezione del tempo. Quindi il cinema ci sarà. Fermo restando che tutte le attività cinematografiche della città, dalle rassegne, alle arene estive, ai festival di cinema, continueranno.

Non dimentichiamo che come presidente del comitato scientifico abbiamo Bernardo Bertolucci , quindi diventa difficile escludere il cinema. Poi ovviamente interessa in primis anche a me.

A.P.: Parlando di cinema evito di chiederle se abbia un film preferito, ma le chiedo se ci sia tra i registi contemporanei qualcuno che le piaccia particolarmente?

M.G.: Forse è ancora più difficile rispondere a questa domanda che a quella sul film preferito, perché ormai mi sono abituato a rispondere visto che mi viene chiesto spesso.

Sicuramente oggi ci sono dei grandi registi in attività. Se dovessi dire le persone che seguo con più affetto e attenzione direi: in Italia Matteo Garrone che è una sorta di animale cinematografico, poiché riesce a dare forma a delle sensazioni e delle idee molto forti, riuscendo ad entrare con grande purezza in questi contenuti. Seguo con interesse registi minori, come Stefano Savona che lavora soprattutto al cinema documentaristico.

A livello internazionale credo che ormai Christopher Nolan sia un nome strepitoso, da guardare veramente con interesse, ma potrei citare tante altre persone.

A.P.: E rispetto alle serie tv?

M.G.: Il cinema vive un momento di buona salute, anche ora che abbiamo la concorrenza forte delle serie tv, che peraltro guardo con grandissimo piacere e credo oggi siano una grande frontiera della scrittura. Però quando guardi una serie e la finisci anche tutta d’un fiato, sei fortemente stimolato dall’andamento narrativo, ma capisci che non è cinema, non è quella forma di cristallizzazione di temi, contenuti e gesti stilistici che è film. Sono due cose diverse, due forme diverse, per cui il cinema continuerà ad essere un certo tipo di rigenerazione del tempo e la tv un altro, quasi una droga da questo punto di vista.

A.P.: Assessore dopo aver parlato di cosi tante cose, essendo come lei un grande tifoso del Parma, non posso che concludere chiedendole come vede il cammino della squadra cittadina in serie A?

M.G.: (All’assessore scappa una risata!). Finora l’ho visto molto bene. Non sono ottimista in generale, ma ho visto una squadra coriacea, abbastanza capace di tenere il campo. Credo che al momento ci siano almeno 4-5 squadre nettamente più balorde del Parma, quindi dovremmo salvarci tranquillamente! 


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