MUSEO: CONTENITORE O CONTENUTO?

Di Giulia Guaran

È con il 1959, anno dell’inaugurazione del Guggenheim di Frank Lloyd Wright a New York, che la riflessione sul ruolo del museo contemporaneo e sulla sua evoluzione da contenitore a contenuto diventa un tema di dibattito a carattere internazionale. Le principali discussioni vertono, infatti, sulla trasformazione e sull’evoluzione da un edificio che si flette in favore dell’arte da esporre e che quindi privilegia la funzionalità e la fruizione della collezione, a un’architettura che, invece, diventa un’opera d’arte a sé, scadendo nella mera spettacolarizzazione. 

Il caso Guggenheim rappresenta l’emblema di questo passaggio attraverso la sua forma a spirale che, negando completamente l’angolo retto, comporta difficoltà di allestimento delle opere d’arte tradizionali e, di conseguenza, ne ostacola il godimento. Inoltre, la “rotonda” monumentale di Wright diventa un luogo di socializzazione e d’intrattenimento per il pubblico, evidenziandone così il carattere di museo della contemporaneità.

Sorge spontaneo chiedersi allora quali siano gli obiettivi e le funzionalità di un museo d’arte contemporanea. Fino a qualche tempo fa le risposte più ovvie sarebbero state sicuramente la conservazione del patrimonio culturale, la sua valorizzazione, la ricerca, l’accrescimento delle collezioni e l’educazione della società; è chiaro, ormai, come questi interessi primari siano stati superati dalla vocazione per la spettacolarizzazione e dal marketing museale.

Oggi il museo si presenta sempre più come contenuto a sé, sia per la potenzialità che offre dal punto di vista creativo, sia per il forte carattere di attrazione che esercita sul pubblico. Esso è diventato un importante strumento di comunicazione e, al tempo stesso, un punto di riferimento a livello urbano-paesaggistico. Si può parlare, infatti, di una vera e propria competizione tra architettura e opere d’arte, dove nella maggior parte dei casi la prima tende a prevaricare sulla seconda, marginalizzando la collezione in favore dell’attrazione esterna dell’involucro, caratterizzato spesso da forme monumentali, innovative e stravaganti, diventando un vero e proprio Landmark, un museo-logo, dal segno architettonico inconfondibile che inevitabilmente plasma il territorio tutt’attorno. 

I musei sono diventati oggetto di moda, luoghi di massa e sono entrati nel circuito del consumismo e di quella che si può definire la cultura del consumo, tanto che potrebbero essere percepiti come un’alternativa “culturale” alla domenica pomeriggio al centro commerciale. Infatti, accanto alle sale adibite all’esposizione, offre grandi aree d’intrattenimento per il tempo libero, oltre a servizi come boutique, auditorium, sale convegni e librerie, presenta anche bar e ristoranti. Questa sua declinazione commerciale comporta un conseguente appiattimento della missione culturale. Se da un lato le cifre parlano di folle numerose di visitatori, dall’altro questo fenomeno è da leggersi come un fattore controproducente che minaccia il compito didattico dell’ente museale. 

Tuttavia, è doveroso ricordare come il cambiamento del ruolo del museo, e quindi quello delle sue funzioni, interessi e servizi offerti, è una diretta conseguenza del mutamento dello scenario sociale: infatti, il nuovo pubblico è sempre più esigente e stanco del museo tradizionale, richiede uno spazio nuovo che sia all’altezza di offrire dei servizi a livello di un centro commerciale o che sia attraente come un centro città. Il museo ormai annulla quel limen tra spazio “sacro” della collezione e quello della vita cittadina. Inoltre, anche l’evoluzione in campo artistico-espressivo contemporaneo, in particolar modo a partire dagli anni ’60-‘70 del Novecento, ha visto un cambiamento nelle tecniche e nei medium a favore di nuove varianti quali performance, happening, installazioni site-specific, video art, ecc. Queste ultime richiedono per forza di cose un nuovo ambiente, libero e caratterizzato da grandi dimensioni. Di conseguenza il museo deve rispondere alle nuove esigenze dell’arte contemporanea e, in modo reciproco, anche gli artisti devono adattarsi ai nuovi spazi espositivi. L’arte è cambiata, i formati sono mutati ma anche la società di oggi, dinamica e articolata, necessita, di riflesso, un museo innovativo che presenti percorsi che stimolino il visitatore.

Infine, più che una critica all’architettura e al suo passaggio da contenitore a contenuto, bisognerebbe rintracciare la causa di questo fenomeno a livello socio-culturale. Questi musei sono fondamentalmente lo specchio della contemporaneità e del rispettivo livello intellettuale, e non bisogna negarli in quanto tali, bensì sarebbe doveroso riflettere sul labile confine che esiste ormai tra il prodotto culturale e quello di consumo, cercando prima di tutto di capire cosa s’intenda oggi per offerta culturale.

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