Jenny Saville: il momento in cui non hai controllo sul tuo sguardo.|Pt. 2

Saville è una dei pochi artisti contemporanei rimasta fedele all‘ olio ed alla vernice.

Di Cristiana Zamboni

Prova a cimentarsi con la fotografia, ma il richiamo alla pittura è troppo forte. Non è contraria alle nuove e tecnologiche forme d’arte ma trova, nella materia del colore, l‘idioma più plasmabile per lei.

Le pennellate ricche, corpose, incisive e forti sono il segno che la contraddistingue e la rende unica, così come i suoi corpi imponenti e flaccidi ed i suoi visi scarnati, lividi e sofferenti. Capaci, sebbene l’immagine sia di notevole impatto, di colloquiare con l’osservatore in silenzio.

Rosetta. L’immagine è stata ricavata dal seguente link: mcarte.altervista.org 

Nell’opera Rosetta, ritratto di una ragazza cieca, i suoi occhi sono ricolmi di espressioni. Raccontano nonostante non abbiano visto e ti catturano nonostante non possano vederti.

Più a lungo guardi un oggetto, più diventa astratto e, ironia della sorte, più reale.

Lucian Freud

I suoi soggetti, attraverso l’esaltazione delle forme e della mimica facciale, pongono l’attenzione sui difetti fisici reali. Mostrano ciò che siamo senza filtri né condizionamenti. Eliminano  e cancellano il falso risultato delle immagini dei media e si contrappongono, fortemente, al loro ingannevole dispaccio. Con fare beffardo, sicure di sé e della loro immagine, mostrano, da qualsiasi prospettiva , i loro difetti, evidenziandoli. La sua opera PROPPED, Appoggiata, del 1992 ne è un caratteristico esempio.

L’immagine è stata ricavata dal seguente link: artslive.com

La sua arte è  rivoluzione. Ribalta i canoni estetici e le forme fisiche. Cambia le prospettive e le angolazioni di visione. Trasforma l’arte e la adatta al suo voler esaltare la naturale e drammaticamente falsata realtà. 

Ciò che voglio fare è distorcere la cosa molto al di là dell’apparenza, ma nella distorsione stessa portarla a una registrazione dell’apparenza

Francis Bacon

In ogni immagine ritroviamo il suo ideale di femminismo che, silenzioso e non violento, indirizza l’attenzione  sull’uso della figura femminile nella società moderna.

E‘ un’artista innegabilmente inconsueta. Stravolge l’arte e la visione della figura femminile, comunemente conosciuta grazie ai media. Osserva i lavori dei chirurghi plastici per comprendere e rappresentare, dall’angolazione psicologica, l’incoerenza del non accettarsi mai del genere umano contemporaneo.

Non le interessano i meccanismi del mercato dell’arte; comprende che sono necessari a definire il lavoro di un artista, ma preferisce restarne ai margini. Sente di esser stata creata per dipingere. Per difendere le donne e porre l’accento sul loro disagio imposto. Rappresentando rimembranze di dolori passati che raccontano e spiegano che la vita reale è anche difetto ed imperfezione. Trasforma i problemi fisici come fonte di effettività e necessario cambiamento.

Va oltre l’umano vedere e lo imprime nelle sue figure che, caratterizzate da  un mesto e affetto sguardo, creano un dialogo unico e diretto con l’osservatore .

Nelle opere di Jenny Saville, la malattia, l’angoscia ed il dolore sfigurano il corpo, appesantito da una sarcastica sofferenza, insostenibile per la mente da sola. Gli occhi parlano e catturano chi guarda. Il silenzio urla attraverso ogni piega, adiposamente, rappresentata. Ma quel grasso pesa, e fa fatica perfino ad urlare.

L’arte di Jenny Saville è reale. Attuale e contemporanea nei temi trattati e nella tecnica. Ancestralmente ancorata a vecchie scuole d’arte che rivoluzionarono, a loro volta, il modo di rappresentare la realtà. Picasso, Tiziano, Freud e Bacon sono presenti nel suo bagaglio artistico e lei mostra, tela dopo tela, la sua abilità nell’inglobarli e contemporaneizzarli. Il suo speciale linguaggio intimo e mirato porta, direttamente, il messaggio a chi è pronto ad andare oltre l’umano vedere e sentire. A chi vuol guardarsi e guardare il mondo dalla prospettiva reale che, senza filler, si mostra  così com’è. Impudicamente, vero.

Leggi anche la prima parte dell’articolo al seguente link:

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