Claudio Marciano: artista psicologo di Dolceacqua  

di Mirko Cristani

Dolceacqua, un paesino nel ponente ligure famoso per essere dominato dal Castello dei Doria, per il ponte medievale a schiena d’asino, ma soprattutto per essere stato citato e dipinto da Monet. Proprio in concomitanza con le visite del maestro impressionista, dalla seconda metà dell’800 ebbe inizio la lunga tradizione di pittori e artisti che frequentarono questi luoghi.

I vicoli del Paese abbondano di atelier e botteghe di artisti, ognuno con il proprio stile e specializzazione: c’ è chi decora porcellane, chi con la pazienza di un monaco benedettino tiene viva la secolare tradizione delle icone, chi utilizzando materiale di recupero crea manufatti di qualità sbalorditiva e chi ancora, come Claudio Marciano, con uno sguardo magnetico, ti invita ad entrare nella sua galleria e immediatamente vieni pervaso da una sensazione… strana. Probabilmente la stessa che provò Alice durante il suo viaggio nel Paese delle Meraviglie.

Una volta dentro vengo sopraffatto da una miriade di percezioni che si mescolano vorticosamente: protezione, senso materno, pace. Quando vedo alcune sculture della serie “Donne nel tempo”, figure femminili nella loro pienezza, molto lontane dalla bellezza ridotta all’osso e uniformata pretesa dalle griffe dell’alta moda ai nostri giorni, mi fanno tornare alla mente i quadri di Fernando Botero.

Quando Claudio Marciano mi mostra alcuni scatti in bianco e nero fatti durante alcuni viaggi in Africa negli anni ’70 percepisco i sentimenti di grandiosità e nobiltà descritti Karen Bixen abbinati alla voglia di tornare indietro nel tempo e scavare fino al centro della terra per capire da dove la nostra civiltà sia iniziata. La stessa pulsione di ricerca continua, questa volta all’interno del mio inconscio, mi viene suggerita dai lavori intrapresi dall’artista negli anni ’90 come la serie “Momenti della memoria, impronte del corpo e della mente”, lavori che fanno emergere la passione per la psicologia dell’artista.

In un certo senso mi sembra di intuire che Claudio Marciano sia molto attento all’ambiente che ci circonda, al mondo in cui viviamo, ma al tempo stesso non perde mai di vista l’individuo, inteso come “animale sociale”, da dove proviene, quali sono i suoi disagi e le sue paure e mette in risalto una società incerta, vacillante, fragile come lo è la società “liquida”.

La sensibilità al sociale di Marciano proviene probabilmente dagli studi di psicologia della comunicazione e soprattutto dalle consulenze svolte per i programmi d’intervento in soggetti portatori di disagio psichico e la collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri Dip. Affari Sociali, tutte esperienze che hanno sviluppato la personalità di un’artista che possiede una sensibilità fuori dal comune.

Cenni biografici di Claudio Marciano.

Nato a Ventimiglia il 19 settembre del 1955. Avviato agli studi commerciali decide di abbandonare quella strada per intraprendere quella artistica e per farlo si trasferisce a Milano e poi a Firenze dove nel 1980 consegue il diploma dell’Accademia “Raffaello”. Ha partecipato ad una miriade di mostre collettive e personali in Italia, Francia, Germania, Olanda, Svezia, Austria, Portogallo, Stati Uniti ed è stato insignito della medaglia d’oro per meriti artistici.

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