Che cos’è il cinema d’animazione? Il rinascimento Disney

Di Alessandro Paini

Il termine Rinascimento è stato introdotto da Jeffrey Katzemberg per definire il processo che ha riportato la Disney alla ribalta dopo un lungo periodo di crisi. Viene generalmente indicato con questo termine il periodo che va da Little Mermaid (La Sirenetta) del 1989 a Tarzan  (Id.) del 1999.

“Nel 1984 era iniziata la direzione di un nuovo giovane CEO, Micheal Eisner, che avrebbe dominato la Disney per un intero ventennio originando il periodo più controverso della sua storia, fra le luci di un ritrovato e assoluto successo, il cosiddetto Rinascimento Disneyano” (1).

Con l’arrivo degli anni 90’ la Disney torna a investire massicciamente nei lungometraggi animati, producendone ben nove in dieci anni, riuscendo a recuperare quello che era necessario, ossia la magia con cui Walt Disney era riuscito a collegare l’animazione alla fiaba. In questo periodo gli elementi fiabeschi sono così ricorrenti da far pensare che gli animatori ricalcassero lo schema individuato da Propp in Morfologia della fiaba. Le caratteristiche della fiaba vengono però modernizzate in chiave avventurosa con il tema del viaggio. Questo lo si deve a ciò che era accaduto nella New Hollywood, grazie a registi come George Lucas e Steven Spielberg. In film come The Lion King (Il Re Leone, 1994) o Aladdin (Id. 1992) un gusto scenografico innovativo si mescola con l’avventura. Oltre a ciò, in alcuni casi, si ricorre al metacinema, in un continuo botta e risposta tra contemporaneità e arcaicità, in un dialogo vivace tra reale e fiabesco. Non si specifica mai dove avvengano le vicende ma viene data solo un’idea di tempo e spazio molto astratta. Questo avviene attraverso un continuo depauperamento culturale, in cui elementi caratteristici della cultura dei personaggi non compaiono e un parallelo adattamento culturale con l’aggiunta di elementi globalizzanti in chiave occidentale sono evidenti. Ad esempio in Aladdin non viene mai fatto nessun riferimento esplicito alla cultura islamica, mentre il genio raffigura e balla canzoni tipiche della cultura pop americana. Lo stesso avviene in Mulan in cui viene raffigurata in maniera molto stereotipata la cultura della preghiera cinese per i defunti, che però festeggiano la riuscita della propria missione con musiche e luci in stile discoteca.

Un amico come me!

In questo periodo la Disney crea un nuovo paradigma nel mondo dell’animazione, riprendendo l’insegnamento di “papà” Walt,  ritrovando il collegamento tra fiaba e animazione. I nove lungometraggi del periodo: The Little Mermaid (La Sirenetta, 1989), Beauty and the Beast (La Bella e la Bestia, 1991), Aladdin (Id., 1992), The Lion King (Il Re Leone, 1994), Pocahontas (Id., 1995), The Hunchback of Notre Dame (Il Gobbo di Notre Dame, 1996), Hercules (Id.,1997), Mulan (Id., 1998)e Tarzan (Id., 1999); trattano sostanzialmente le stesse vicende, pur con personaggi completamente diversi, riprendendo l’insegnamento Proppiano, che sia più importante cosa fa un personaggio più del chi e del come.

Un’altra caratteristica fondamentale del periodo è il ritrovato rapporto con il genere musical. La canzone diegetica nel film d’animazione non toglie verosimiglianza al lungometraggio, sfruttando al massimo la teoria del “plausibile impossibile” Disneyano. Ma più che in tutti i precedenti film la canzone nel Rinascimento Disney assume un’importanza incredibile, venendo utilizzata innumerevoli  volte per definire i caratteri psicologici dei personaggi (in particolare per la caratterizzazione dei personaggi negativi), come ad esempio nella canzone “Sarò Re” de Il Re Leone attraverso cui lo spettatore scopre la vera malvagità dello zio Scar  di Simba. Le canzoni vengono utilizzate per produrre una chiara e maggiore caratterizzazione dei personaggi, permettendo di spettacolarizzare e semplificare anche la loro descrizione psicologica, impossibile da affrontare in modi diversi nei velocissimi tempi caratteristici del cinema d’animazione.

Ma come sempre nel cinema d’animazione le nuove tematiche venivano spinte dalle innovazione tecniche e il computer ha contribuito notevolmente al perfezionamento della “illusion of life”.

All’inizio degli anni 80’ era nato un nuovo gruppo di tecnici informatici e animatori, la Pixar che aveva creato un nuovo software chiamato C.A.P.S. (Computer Animation Production System). Esso permetteva l’inchiostrazione e la colorazione dei disegni direttamente in digitale. Questa tecnologia, come ai tempi di Walt Disney la Muliplane Camera,  permetteva di raggiungere un di raggiungere un maggiore grado di realismo e una riduzione dei tempi di produzione. Il C.A.P.S. venne utilizzato per la prima volta in La Sirenetta e nei successivi lungometraggi in maniera sempre più massiccia in particolare per aumentare l’integrazione dei personaggi in 2D sui fondali 3D (chiaro esempio è la scena in The Lion king della corsa degli gnu giù dalla gola).

Riassumendo si può quindi affermare che le caratteristiche dei lungometraggi del “Rinascimento Disney” sono le seguenti:

  1. Recupero di forme narrative fortemente legate alla fiaba
  2. Accettazione delle tematiche avventurose del coetaneo cinema Hollywoodiano
  3. Rafforzamento del legame col genere musical
  4. Introduzione di tecniche d’animazione digitale
  5. Creazione di un giovane pubblico fidelizzato

(1) AICARDI GIANNI, Pixar inc: La Disney del Duemila, Latina, Tunuè, p 43.


DIVERTITI SU DARTEMA CON LE CURIOSITÀ, GLI ANEDDOTI, LE CITAZIONI, I QUIZ. LEGGI I NOSTRI ARTICOLI O COLLABORA CON NOI, ISCRIVENDOTI AL SITO E INVIANDOCI I TUOI ARTICOLI.


REGISTRATI E CREA LA TUA PAGINA PERSONALE CON FOTO, BIOGRAFIA E CONTATTI


ALLEGA I TUOI ARTICOLI E, SE CONSONI, LI PUBBLICHEREMO SUL SITO


Mettiti alla prova e gioca ai QUIZ di DArteMA.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *