Guardare il mondo col filtro del cuore | Intervista a C_ska, Past UP artist fiorentina.

Di Maria Chiara Wang

Quanto sono autobiografiche le figure femminili che ritrai?

La mia attività artistica inizia meno di due anni fa in un momento della mia vita di trasformazione e cambiamento, in cui ho sentito che la parola non bastava più. È nata, così, la necessità di comunicare attraverso il disegno. Le immagini femminili che ritraggo sono autobiografiche non tanto esteticamente, quanto piuttosto interiormente, divenendo specchio delle mie sensazioni,  pensieri ed emozioni. A partire dalla prima figura femminile che ho disegnato (da me ribattezzata SKAwoman), che ancora accompagna le mie creazioni, fino alle ultime figure più metafisiche ed iconiche che rappresentano l’essenza di quello che è per me la donna, con la sua sensibilità, bellezza, ma allo stesso tempo anche con una grande forza dettata dal cuore e dall’istinto.

Ci sono alcuni elementi ricorrenti nei tuoi lavori, la bocca ‘cucita’, il cuore, l’occhio, il ventre esposto. Che significato attribuisci a questi simboli? Cosa rappresentano?

Nel primo disegno, che ho realizzato all’interno di alcuni tappini di birra che abbandonavo per la città, ritraevo un mezzo busto maschile che aveva il cuore posto sull’occhio sinistro e il cervello al posto del cuore a sottolineare il legame, ma anche la ‘rivalità’, tra cuore e testa (BRAINvsHEART). Immediatamente dopo è nata la prima SKAwoman ritratta a busto intero (l’immagine più rappresentativa tra i miei lavori da cui ho realizzato anche i primi stickers) sempre con il cuore sull’occhio, invito ad osservare e filtrare il mondo con amore e bellezza, ed il cervello che slitta dal cuore alla pancia a simboleggiare l’istinto con cui affronto spesso la vita. Il ragionare di pancia, appunto, è una caratteristica tipica di molte donne, che di frequente agiscono in base ai propri sentimenti e sensazioni. Le mie SKAwomen ti osservano, hanno una bocca protesa verso l’infinito, non hanno bisogno di parlare perché dicono tutto con lo sguardo. Le braccia che cadono lungo i fianchi e si incrociano dietro la schiena, vogliono mettere in risalto la zona del ventre che diventa una finestra aperta verso il mio Io interiore, talvolta ‘cornice’ di elementi a cui voglio dare risalto, altre volte ‘deposito’ delle mie emozioni o ancora ‘nido’ che simboleggia la maternità. Il messaggio che voglio far passare è quello che non bisogna aver paura delle proprie emozioni, belle o brutte che siano, e della grande sensibilità verso quelle altrui ed il mondo che ci circonda. Viviamo in una società sempre più sterile, dove le emozioni vengono spesso analizzate, ma quasi mai accolte ed accettate. Il mio vuol essere un inno a vivere di sensazioni ed emozioni e soprattutto un invito a non vergognarsene mai. 

Francesca e C_ska: due facce della stessa medaglia? Come convivono queste due te?

Sicuramente la personalità di ognuno ha più sfaccettature, soprattutto quella di chi arriva ad esprimersi attraverso una qualsiasi forma artistica. Francesca è prima di tutto madre, con le sue fragilità, ma anche con una grande sensibilità alla vita che in certi casi la porta ad immedesimarsi fin troppo nelle emozioni altrui; ama esprimersi attraverso la scrittura, la poesia, il giornalismo; è curiosa, creativa e vede il mondo con gli occhi di una bimba. Ha anche molte paure, momenti di tristezza, e un po’ di difficoltà a gestire le emozioni. C_ska è nata per esprimere quel lato di me più istintivo e selvaggio, ragiona poco e vive col cuore. Subentra in aiuto di Francesca quando diventa troppo riflessiva e razionale. Si compensano, ma si alternano. Talvolta è difficile trovare un punto di contatto tra questi due lati di me che hanno esigenze e stili di vita diversi l’uno dall’altro, ma che piano piano si stanno sicuramente avvicinando ed influenzando a vicenda. Il risultato artistico potrebbe essere un connubio tra parola e disegno.

Raccontaci il tuo rapporto con il muro. Che emozioni hai provato ad esprimerti sulla grande superficie nelle ultime esperienze artistiche che hai avuto?

Per me l’arte è sicuramente qualcosa di molto intimistico e quindi riesco ad esprimermi al meglio attraverso il disegno, fondamentalmente perché non ho un pubblico che mi osserva, e perché posso essere io a decidere se esporre un’opera in strada, attraverso la tecnica della poster art o paste up, o tenerla solo per me. Di muri ne ho fatti veramente pochi (5 o 6) e, ogni volta che mi approccio alla grande superficie, l’emozione prende spesso il sopravvento, anche per la mancanza di pratica. Non studio mai i soggetti e finisco spesso per improvvisare, anche se devo dire che il risultato finale non mi dispiace affatto proprio per la mancanza di perfezione. Il muro è tutta un’altra cosa rispetto alla carta: rimane nel tempo, è esposto ai giudizi ed è una superficie molto più ampia su cui è più difficile gestire le proprie emozioni. Avevo già avuto delle piccole esperienze alla jam di Officine Meccaniche Reggiane nella primavera 2017 e fatto alcuni muri a Firenze, ma solo dopo l’incontro con 3vetro posso dire di essermi davvero divertita a fare il ‘primo’  muro; mi ha presa per mano e con la sua tranquillità mi sta aiutando a buttare giù alcune barriere, quindi… Grazie!

Sei appena rientrata da un’incursione romana. Che differenze hai riscontrato tra Roma e Firenze? Come viene vissuta ‘l’arte di strada’ dalle due città?

Roma è caciara ma de core, lì ti odiano o ti amano, non ci sono molte vie di mezzo. A Roma comunque mi sento di casa, perché ogni volta trovo persone pronte a condividere esperienze ed ad accogliermi con calore.

Firenze è casa, sono le strade in cui posso ritrovare ricordi di quando ero piccola o ragazza, angoli di tradizione che ravvivano il sentimento verso questa città e i fiorentini. Firenze è amore incondizionato, quel mix di leggerezza ed ironia che ti fa sorridere anche in momenti meno belli. Sicuramente qui c’è un approccio del tutto diverso all’arte di strada rispetto a Roma; a Roma conta molto il messaggio, il guizzo geniale, l’idea, questo talvolta va a discapito della tecnica e delle capacità artistiche intese nel senso che ci hanno insegnato a scuola, ma ti dà anche la possibilità di provarci; a Roma c’è spazio per tutti, poi la selezione avviene dopo, ma una possibilità ce l’hai sempre; a Firenze c’è una visione legata all’arte più tradizionale e classica che porta però come conseguenza ad una maggiore chiusura da parte di chi già è attivo nel settore e ha fatto studi artistici verso gli emergenti e una conseguente difficoltà, anche per chi come me conosce questo ambiente per motivi giornalistici, a farsi una propria strada. Salverei quindi la veracità ed il senso estetico di Firenze per mixarlo all’apertura e al calore di una città che offre sicuramente più opportunità come Roma, dove tutti hanno una chance.

Progetti in cantiere?

A breve, durante l’evento ‘Di cortile in cortile’ in programma per il 30 settembre, realizzerò un muro per il Comune di Bra sul tema dell’immigrazione e, forse, ad anno nuovo, ci potrebbe essere l’occasione per uscire per la prima volta dall’Italia. Poi ancora alcuni piccoli progetti, come la realizzazione di una copertina per un libro, non dimenticando però mai la strada che è stata per me una rinascita, il luogo dove è possibile condividere i nostri messaggi e farli diventare ancora più potenti. Sì perché solo con la condivisione tutto questo ha un senso… 


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