Gareth Evans, il “cattivo” erede al trono del cinema d’azione

di Jacopo Zonca

Sono finite le vacanze, si torna a lavoro, si torna a studiare e a faticare. 

Appena è cominciata e già non ne possiamo più, abbiamo bisogno di distrarci e allora scegliamo un bel film, si ma quale? Di che genere? Forse un film d’azione sarebbe adatto, ma perché vedersi un film dove sparano e picchiano quando c’è già tanta confusione fuori casa?

Sì è vero, in questi film i personaggi si uccidono,  si picchiano e ne combinano di ogni, ma molto non sanno che questo genere, all’interno della settima arte, richiede una fortissima preparazione da parte degli addetti ai lavori, una produzione spesso molto costosa e una gigantesca abilità da parte del regista.

Maestri come John Woo e Johnny To per esempio, sono riusciti ad elevare il cinema d’azione a standard decisamente alti, sia da un punto di vista poetico che stilistico, pochi come loro si sono aggiudicati la cintura nera dell’action nella settima arte e per molto tempo i fan si sono chiesti se ci sarebbe mai stato un erede al trono alla regia, un Filmmaker capace di  ribaltare il genere e creare una nuova frontiera del linguaggio cinematografico.

Image credit by: https://www.filminquiry.com/beginners-guide-gareth-evans/

Un’impresa titanica, quasi impossibile, fino a quando è arrivato Gareth Evans.

Nato in Galles nel 1980, Evans frequenta una scuola di cinema e dopo aver girato diversi cortometraggi e aver e lavorato come montatore, viene ingaggiato da una produzione asiatica per la realizzazione di un documentario in Indonesia riguardante il Silat: un’arte marziale che trae ispirazione dalla natura e dalle pose di attacco di animali come tigri e giaguari, una disciplina che prevede uso di calci, pugni, gomiti e ginocchia oltre all’utilizzo di una grande varietà di armi bianche.

Gareth accetta, parte e arriva in Indonesia, nella capitale, a Jakarta, dove conosce tantissimi stuntman maestri di armi e arti marziali, ma anche tecnici e operatori che lavorano in produzioni cinematografiche gigantesche e decisamente meno costose di quelle occidentali.

Per il Gallese si aprono le porte di un nuovo mondo.

Inizia a girare il documentario e durante la lavorazione conosce Iko Uawis, campione di arti marziali che diventerà suo futuro attore feticcio.

Affascinato dalla disciplina, Gareth prova a pensare ad un lungometraggio e decide di rimanere in Indonesia e scrivere il suo prossimo progetto: Merantau, storia di un giovane che parte da un villaggio di provincia per trasferirsi a Jakarta e diventare maestro di Silat. Arrivato nella capitale, il giovane scoprirà che la grande città non è il paradiso che si aspettava e deciderà di difendere degli innocenti dai soprusi di un gruppo di criminali occidentali.

Credit image by: https://www.youtube.com/watch?v=aUQ-Hq84_oQ

È l’inizio di una nuova era per il cinema d’azione, perché oltre a mostrare una disciplina fino a poco prima sconosciuta al grande schermo, il film possiede già una forza estetica e registica capace di superare i confini del sud est asiatico e penetrare in quelli occidentali 

Merantau viene presentato in diversi festival in tutto il mondo, dove riceve pareri positivi dalla critica ma soprattutto dal pubblico. 

Incoraggiato dal successo, il regista si concentra subito sul progetto successivo e gira “The Raid”, sempre in Indonesia, con Iko Uawis protagonista, film di ambientazione metropolitana narrante la storia di un gruppo di poliziotti dei reparti speciali che dopo aver fatto irruzione in un palazzo di un boss della droga, si ritroveranno intrappolati nell’edificio e di conseguenza costretti a combattere contro l’esercito privato del boss. 

È un trionfo dell’azione. In questo nuovo film, il regista gallese affina la tecnica, regalandoci delle spettacolari scene di lotta dove calci e pugni sono capaci di far impallidire anche i capolavori di Bruce Lee. 

Girato con macchine da prese digitali leggere, Evans alterna uno stile statico e controllato nelle scene di dialogo e macchina a mano nelle scene d’azione.

L’innovazione sta nella tecnica di ripresa, infatti l’utilizzo di un’ impugnatura circolare attorno alla macchina, che viene tenuta dall’operatore ad altezza del busto, permette di girare le sequenze di movimento da tantissime angolazioni diverse, permettendo, una volta arrivati al montaggio, di avere un quantità enorme di materiale. Il risultato è una vera e propria danza di pura azione in cui la cura maniacale per il dettaglio si fonde con il montaggio frenetico, garantendo uno spettacolo elaboratissimo ed ultraviolento.

L’abilità degli stuntman indonesiani è sbalorditiva, la capacità di Evans lo è altrettanto e quei novanta minuti non possono che rimanere impressi nella mente di ogni amante del genere. 

The Raid è un grandissimo successo in tutto il mondo, non solo tra i pochi (fino a quel momento) fan del regista, ma anche tra i critici, che lodano la tecnica innovativa nelle scene di combattimento. 

Gareth Evans diventa sempre più famoso, i produttori fanno a spallate per mettere le mani  sul prossimo film e così, il giovane gallese decide di tirare fuori dal cassetto “Berandal” una sceneggiatura scritta anni prima e di adattarla a sequel di “The Raid”.

Image credit by: http://www.mediacritica.it/2014/05/03/the-raid-2-berandal/

Il film che gira è un vero è proprio capolavoro. 150 minuti da capogiro, in cui sparatorie, inseguimenti, lotte con mazze da baseball, martelli, coltelli e tanto altro rimangono impresse nella mente dello spettatore per potenza visiva e originalità della coreografia.

Medesima tecnica di ripresa a mano, girato con la macchina digitale RED, il film possiede una fotografia eccezionale, dove la cura per la composizione dell’inquadratura richiama i grandi maestri del cinema, primo fra tutti Martin Scorsese, ma anche grandi del noir come Melville per quanto riguarda la struttura narrativa e anche un pizzico di Nicolas Winding Refn nella scelta dei colori e di alcune inquadrature.

In “the raid 2” c’è una vera e propria esplosione di adrenalina, ma c’è anche tanto altro. Il regista è esperto e si ricorda che il cinema è anche fatto di silenzi, si concentra su molti primi piani, fa carrellate lente e precise, sceglie i colori con cura, mostrando un’ abilità degna di un maestro. 

Ora pare che Gareth  sia stato ingaggiato da alcune major americane e che contemporaneamente lavori sul terzo capitolo della saga di “The Raid”. 

L’azione è una componente importante della settima arte, lo è sempre stata. Gareth Evans rappresenta un dei pochi autori contemporanei capaci di offrire intrattenimento al cardiopalma con uno stile classico ma allo stesso tempo innovativo, confermando di essere un giovane e grande autore, di cui si sentirà parlare ancora per molto, molto tempo.

Che dire, non vi resta che recuperare i suoi film e goderveli dal primo all’ultimo minuto. 

Vi garantisco che se tornati a casa dal lavoro o dopo una lunga giornata di studio, una sera vi mettete comodi  sul divano e vi vedete uno di questi film sublimi, cattivissimi e rigorosamente vietati ai minori di diciotto anni, sicuramente andrete a dormire felici… sempre che l’adrenalina vi permetta di prendere sonno.


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