Finale con la commedia cult di Monicelli | Sotto le Stelle del Cinema

di Andrea Marchesi

Per questi ultimi tre giorni di programmazione non potevamo che chiudere in bellezza, come d’altro canto abbiamo anche cominciato, consigliandovi questa volta un unico film del maestro della commedia all’italiana Mario Monicelli, affiancato da un ormai maturo Alberto Sordi, che ci regala l’ennesima grande interpretazione.

IL MARCHESE DEL GRILLO

Martedì 14 agosto ci sarà in piazza Maggiore la penultima proiezione di quest’edizione, “Il Marchese del Grillo” del 1981, per la regia di Mario Monicelli. Una commedia in costume costruita attorno alle vicende del protagonista Onofrio del Grillo, interpretato da un Alberto Sordi ormai sessantenne, che mette in scena  magistralmente una sua versione di una maschera popolare aristocratica e reazionaria in bilico tra sentimenti umani contrastanti, dialetto romanesco e situazioni paradossali. Il Marchese è un personaggio satirico e letterario, un oligarca convinto, un dandy ante litteram che professa un’idea chiusa e privilegiata di libertà. Celebre la frase che riassume questo concetto «Ah… mi dispiace. Ma io so’ io… e voi non siete un cazzo!». Immersi nello scenario della Roma di Papa Pio VII si snodano le vicende del nostro protagonista, che passa le sue giornate tra una bevuta e una partita a carte nelle bettole della città, oltre a schernire di continuo un popolo ridotto all’osso. Una commedia che parte da uno snodo decisivo: il contrasto tra il vecchio e il nuovo, tra la Roma papalina e i francesi di Napoleone. Uno scontro che pare ancora molto attuale nonostante siano passati più di due secoli. L’incontro con il suo sosia in una bettola, il carbonaio Gasperino con cui si scambierà di ruolo, è uno dei momenti più divertenti del film dalla quale scaturiranno una serie di gag, situazioni esilaranti e battute memorabili. Il Marchese del Grillo è un one man show che Monicelli allestisce al meglio miscelando i suoi tipici contenuti ben poco accomodanti, con una figura che non può non rimanere nel cuore dello spettatore, tanto da diventare una maschera amata ed acclamata dal popolo-spettatore, lo stesso popolo che in una memorabile frase egli definisce come nullità.


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