Risate all’italiana con la coppia Benigni-Troisi e Monicelli | Sotto le Stelle del Cinema

di Andrea Marchesi

È arrivato il momento di goderci un po’ di cinematografia italiana all’insegna della comicità. Cosa c’è di meglio se non rilassarsi e farsi qualche risata con le brillanti commedie che questa settimana la cinetica ci offre. Il nostro consiglio non può che ricadere sulla coppia Roberto Benigni – Massimo Troisi, dietro la cinepresa e sul set di un’indimenticabile film degli anni’80, e un cult di Mario Monicelli girato una ventina di anni prima.

“NON CI RESTA CHE PIANGERE”

Venerdì 10 agosto è il giorno di “Non ci resta che piangere” del 1984, scritto, diretto e interpretato dal duo Roberto Benigni – Massimo Troisi. Una commedia fantasiosa, che ci fa piangere si (…ma dal ridere!), come hanno riso i due interpreti in molte situazioni durante le riprese. Acclamatissimo dal pubblico, il film narra le rocambolesche vicende del maestro elementare toscano Saverio (Benigni) e del bidello napoletano Mario (Troisi) che, bloccati con la macchina ad un passaggio a livello e sorpresi da un temporale improvviso, decidono di rifugiarsi in una vecchia locanda per la notte. Tutto comincia qui, al loro risveglio, catapultati in un’altra epoca, in un paesino della Toscana nell’anno 1492. I due sventurati cercano così di assumere usi, costumi e linguaggio del tempo, trovando non poche difficoltà, ed iniziano ad avere una serie di goffe e farsesche avventure: fermare Cristoforo Colombo in Spagna prima che scopra l’America, terra da cui provengono tutti i mali di oggi, almeno secondo Mario, l’incontro con un amazzone e Leonardo da Vinci, che tenteranno di aggiornare sulle ultime novità scientifiche. I nostri carnevaleschi personaggi rimarranno per sempre bloccati nell’epoca rinascimentale? Famosissima la scena della lettera a Savonarola, scritta dai due sventurati per salvare l’amico Vitellozzo, in cui frasi insensate e una grammatica discutibile creano una situazione a dir poco esilarante. Come è esilarante la scena della dogana, girata numerose volte per l’impossibilità a rimanere seri dei due attori. Una serie di battute son così geniali da essere divenute di uso proverbiale. Due grandi attori italiani così simili, per l’uso del dialetto e la mimica del corpo, e allo stesso tempo così diversi nel carattere ci hanno saputo regalare 113 minuti di risate spassionate, divertimento puro, semplicità e freschezza, rinunciando magari ad una regia più curata, che comunque non infastidisce durante la visione. D’altra parte, a volte, si ha bisogno di ridere solo per il gusto di ridere.  

“L’ARMATA BRANCALEONE”

Sabato 11 agosto verrà proiettato il film “L’armata Brancaleone” del 1966, per la regia di Mario Monicelli. Una delle pellicole più note del regista, nonché un caposaldo della commedia all’italiana. Scenografie e costumi a forte contrato cromatico son state realizzate da Pietro Gherardi, mentre la colonna sonora è firmata da Carlo Rustichelli. Il duo di sceneggiatori Age e Scarpelli assieme allo stesso Monicelli danno vita ad una rilettura originale dell’Italia medioevale, inventandosi di fatto un idioma immaginario realizzato amalgamando assieme dialetto, latino maccheronico e lingua volgare, usato dai protagonisti per tutta la vicenda. Una nota di merito va di certo data anche all’ottima fotografia di Carlo di Palma, che ci ha regalato immagini memorabili. Sia nella struttura generale che nella sceneggiatura del film c’è un forte richiamo ad un precedente lavoro monicelliano, ossia “I soliti Ignoti” del 1958. Per capire al meglio come è nata l’idea di questa bizzarra e allo stesso tempo straordinaria commedia, mi avvarrò delle parole dello stesso regista: “L’ispirazione venne così: facciamo un film su un Medioevo cialtrone, fatto di poveri, di ignoranti, di ferocia, di fango e freddo, insomma tutto l’opposto di quello che ci insegnano a scuola, il “Roman de la Rose” e altre leziosità”. Di fatto il film comincia con un cavaliere in viaggio che deve prendere possesso del feudo di Aurocastro, ma viene assalito da un gruppo di briganti e gettato in un fosso. Un membro della banda, avendo trovato la pergamena che attesta l’investitura del feudo, convince l’amico Brancaleone da Norcia (Vittorio Gassman) a sostituirsi al cavaliere. Brancaleone si mette così al comando della sgangherata combricola ma lungo il percorso per Aurocastro incappa in diverse disavventure: l’incontro con Teofilatto dei Leonzi (Gian Maria Volonté) ed i suoi bizantini, per citarne una delle più note. Giunta infine al feudo, l’armata viene assalita dai Saraceni ma è salvata dai guerrieri comandati dal cavaliere che era stato aggredito in precedenza dalla banda. Per Brancaleone ed i suoi uomini non resta che partire per una Crociata in Palestina. Una pellicola divertentissima e originale, piena di annotazioni buffonesche, satiriche e umoristiche sui poemi cavallereschi, con un grande cast ed in particolare un Gassman eccellente e irrefrenabile che entra di diritto nella cerchia degli antieroi italiani. 


DIVERTITI SU DARTEMA CON LE CURIOSITÀ, GLI ANEDDOTI, LE CITAZIONI, I QUIZ. LEGGI I NOSTRI ARTICOLI O COLLABORA CON NOI, ISCRIVENDOTI AL SITO E INVIANDOCI I TUOI ARTICOLI.


REGISTRATI E CREA LA TUA PAGINA PERSONALE CON FOTO, BIOGRAFIA E CONTATTI


ALLEGA I TUOI ARTICOLI E, SE CONSONI, LI PUBBLICHEREMO SUL SITO


Mettiti alla prova e gioca ai QUIZ di DArteMA.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *