Il genio di Milos Forman | Sotto le Stelle del Cinema

di Andrea Marchesi

Anche questa settimana vi parleremo di Milos Forman, il regista scomparso solo pochi mesi fa che ci viene riproposto in piazza Maggiore grazie ad una sezione dedicata ad alcune sue pellicole, uniche nel loro genere. Ci sembrava giusto omaggiarlo consigliandovi due film da ammirare sotto le stelle.

“AMADEUS”

Venerdì 3 agosto verrà proiettato “Amadeus” del 1984, per la regia di Milos Forman. Film tratto dall’omonima opera teatrale di Peter Shaffer, liberamente ispirata alla vita del compositore Wolfgang Amadeus Mozart. Capolavoro assoluto della cinematografia mondiale si aggiudicò 8 statuette (tra cui miglior film e miglior regia) su undici nomination ai premi Oscar dell’anno successivo. La vicenda si svolge nella Vienna libertina del 1700: il giovane compositore Mozart (Tom Hulce), sfacciato, gaudente ed esuberante, incanta con l’originalità e la grandezza della sua musica la corte dell’imperatore Giuseppe II. Antonio Salieri (F.Murray Abraham), il musicista ufficiale di corte e acerrimo rivale del giovane, lo disprezza e lo invidia pur riconoscendone il genio, consapevole di essere destinato a rimanere nella mediocrità e ad essere dimenticato, mentre Mozart, pur morendo a soli trentacinque anni, diverrà immortale. Il regista ceco non ha nessuna pretesa di narrare una veritiera biografia del compositore austriaco in stile documentaristico, al contrario, partendo dal racconto di un Salieri rinchiuso in manicomio e prossimo alla morte, decide, attraverso dei flashback, di focalizzarsi sul punto di vista dello stesso compositore italiano, che ci regala così uno spaccato di vita di corte viennese di metà ‘700 in cui musica, sfarzo, ma anche invidia e disprezzo si amalgamano alle vicende dei protagonisti. Tra implacabile ammirazione e fatale invidia, l’uomo si ribella all’ingiustizia di Dio, che ha scelto un “fanciullo osceno” come proprio strumento, e si impegna a ostacolare la creatura terrena per trionfare sull’irrisione divina, emblematicamente riconosciuta nella squillante risata di Mozart. D’altra parte Amadeus (Theophilus) significa proprio “amato da Dio”, mentre Salieri è costretto non solo a misurarsi con quel schiacciante senso di mediocrità, ma deve anche fronteggiare un Dio che, ai suoi occhi, si prende gioco di lui. Ed è appunto dall’insanabile contrasto dei protagonisti, opposti e complementari allo stesso tempo, che nascono le scene più memorabili del film (come il finale). La sontuosa regia di Milos Forman dipinge l’opulenza e l’ottusità di una corte sfarzosa che trova difficoltà nel capire ed accettare la freschezza e la genialità delle composizioni di Mozart. La pellicola è ricca di contrasti perfettamente orchestrati, di luci e ombre, di gioiosa musicalità (Il Ratto del Serraglio, Le Nozze di Figaro, Il Flauto Magico), alternata a inquietanti rappresentazioni (come la lugubre sublimità del Don Giovanni). Il film risulta così essere una rappresentazione senza tempo di un grande dilemma che tormenta l’essere umano: l’eterno conflitto interiore. Un’opera magniloquente e ipnotica, in grado di celebrare al tempo stesso la miseria e la grandezza dell’uomo e la secolare risonanza della sua arte.

“MAN ON THE MOON”

Sabato 4 agosto avremo la possibilità di vedere in piazza Maggiore “Man on the Moon” del 1999, per la regia di Milos Forman. La pellicola, penultimo lavoro del regista, narra la vita e le performance artistiche del comico statunitense Andy Kaufman. Curioso come il titolo derivi da una canzone dei R.E.M., scritta anni prima proprio in memoria del comico scomparso troppo presto. Alla band va inoltre attribuita la composizione del brano originale The Great Beyond, utilizzata come colonna sonora del film. Forman si cimenta nuovamente sul genere biografico, come avvenuto in precedenza per Amadeus, ma con un approccio registico molto diverso e meno invasivo. La breve ed eccentrica vita lavorativa di Kaufman, cominciata esibendosi per numerosi cabaret, prese una decisiva svolta grazie all’incontro con il produttore George  Shapiro, che gli permise di farsi conoscere al vasto pubblico televisivo facendolo debuttare nella sitcom “Taxi”. Un comico di rottura, a metà tra il geniale e l’idiota, un personaggio fuori da ogni schema fino ad allora conosciuto: Kaufman spiazzava spesso il pubblico improvvisando liti o risse sul palco o dando vita al suo alter-ego, l’irascibile cantante Tony Clifton, arrivando a proporre esibizioni al limite del surreale. Se lo consideriamo geniale, di certo Jim Carrey (premiato con il Golden Globe per il miglior attore protagonista), che lo ha interpretato magistralmente, ne è la sua naturale evoluzione. L’attore canadese è l’assoluto protagonista della scena ed è colui che porta avanti tutta la vicenda, con la capacità di passare un registro comico ad un drammatico in pochi istanti, con una naturalezza spiazzante pur rimanendo sempre credibile nella parte. Ciò lo si nota in particolar modo nel finale, in cui abbiamo l’impressione che il film sia tutto uno scherzo sadico, una montatura ben architettata per prenderci in giro, che il cancro che ha ucciso Kaufman a trentacinque anni, in realtà, non sia reale. Una regia sempre attenta, mai banale, quasi essenziale a garantire il naturale corso della storia, ma allo stesso tempo meticolosa nel ricreare quella tensione scenica tipica degli spettacoli del comico. Va inoltre segnalato un cast di tutto rispetto: Danny De Vito nel ruolo del produttore Shapiro, Paul Giamatti in quello dell’amico e co-autore Bob Zmuda. Andy Kaufman era un uomo triste, solo ma allo stesso tempo favoloso. Un uomo sulla luna. Perché sulla terra non c’è mai stato posto per lui.


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