Cos’è il cinema d’animazione? Alle origini del genere.

Di Alessandro Paini

Per definire cosa sia il cinema d’animazione è necessario sfatare alcuni miti e luoghi comuni a proposito di quest’arte.

Il primo è che il cinema d’animazione sia un genere cinematografico, in quanto il cinema animato si basa su varie tecniche completamente diverse dal cinema fotografico o “live action”, come il passo uno o lo scatto singolo. Queste tecniche implicano prima una creazione dell’immagine e poi la loro riproduzione che viene generalmente filmata dalla cinepresa per creare la pellicola. Come espone Gianni Rondolino:

“Il cinema d’animazione è il risultato di un’operazione tecnica che prescinde sia dalla riproduzione meccanica della realtà fenomenica sia in certi casi più estremi, dallo stesso uso della macchina da presa. Pertanto sebbene esso si presenti come uno spettacolo cinematografico non molto diverso dagli altri ha dei caratteri propri che vanno indagati.

È bene precisare che il cinema d’animazione non è un genere cinematografico, se per genere si intende un particolare tipo di cinema che si richiama a determinate regole compositive, ma è più propriamente un mezzo espressivo che si differenzia dal cinema dal vero, sia per quanto riguarda la tecnica, sia per quanto riguarda i principi estetici su cui il linguaggio dell’animazione è costruito.” (1)

Biancaneve. Image credit, cc, from wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Biancaneve

È giusto precisare anche che la produzione animata non sia unicamente una produzione per bambini o ragazzi, soprattutto considerando le origini del cinema d’animazione ci rendiamo conto che per le sue caratteristiche creative ed eversive, esso fosse destinato principalmente ad un pubblico adulto, basti pensare alle varie allusioni sessuali, spesso implicite che ricorrono nei cartoons del primo 900.

Ma la cosa più importante da ribadire oggi, è che il cinema d’animazione non ha sempre seguito le regole narrativo figurative del cinema fotografico.  Anzi, fin dalle origini il cinema animato si configura come un cinema che rifiuta qualsiasi tipo di regola ed è proprio la non assunzione di queste regole a creare il paradigma artistico di quest’arte spettacolare.

Com’è noto, le caratteristiche base del cinema americano che oggi definiamo classico sono: una narrativa fondata su nessi logico-causali, personaggi caratterizzati psicologicamente e la ricerca del verosimile. Tutte queste caratteristiche verranno assimilate dal cinema d’animazione nel corso degli anni per diventare rilevanti solo nel 1937 con Biancaneve i Sette Nani di Walt Disney.

I sette nani. Image credit, cc, from wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Biancaneve

Gianni Rondolino definisce cinema d’animazione: “quel particolare mezzo espressivo che si ottiene con la successione nel tempo immagini statiche realizzate ciascuna isolatamente, in cui il movimento nasce al momento della proiezione e non come riproduzione di un movimento già esistente in fase di ripresa, come avviene nel cinema dal vero.” (2)

Possiamo dire che se gli operatori di un film catturano un movimento per raccontare una storia, gli animatori lo creano, ed è questa piccola ma sostanziale differenza a cambiare le regole del gioco. Ciò non pone limiti all’immaginazione degli  animatori,  che possono far compiere ai propri personaggi non solo quello che vogliono ma sfidare la realtà, anche se per poterlo fare devono generalmente mantenere un essenziale verosimiglianza del movimento.

Sergej Ėjzenštejn descrivendo il famoso topo Mickey Mouse fa notare le sue coerenti caratteristiche anatomiche,  essendo un topo alle zampe ha quattro dita e non cinque,  e questo va identificato come la volontà di rimanere fedeli alla natura animale del personaggio. Eppure può far diventare queste mani, due paia di estremità, facendo diventare le dita in mezzo gambe e le due dita esterne piccole mani. Due piccole persone che ballano.

Mickey Mouse. Image credit, cc, from wikipedia: https://en.wikipedia.org/wiki/Mickey_Mouse

La storia del cinema d’animazione è largamente una storia di figure di confine di esseri che passano continuamente al di là e al di qua della linea che divide il mondo umano da quello animale, il mondo  degli esseri viventi da quello degli oggetti inanimati.

Tutte queste riflessioni  potrebbero far pensare che l’animazione,  deve scegliere obbligatoriamente la via dell’ immagine astratta, opposta a quella naturalista utilizzata dal cinema fotografico. In realtà, come per le varie correnti della  cultura figurativa contemporanea ha continuato ad oscillare tra questi due poli opposti. Quindi per poter  raccontare storie anche semplici, il cinema d’animazione necessità di un immagine naturalistica, anche se diversa da quella fotografica, così il realismo divenne di fatto la strada maggiormente percorsa dagli animatori.  Un  verismo che non imita la realtà, ma imita il cinema dal vero nelle sue forme spettacolo popolare

I disegni animati rispetto alla meccanica del cinema tradizionale impongono inizialmente una pratica più laboriosa e al contempo più creativa, girando a  passo uno la mano dell’uomo interviene direttamente su ogni singolo fotogramma. La falsità del disegno è allora da intendersi piuttosto come una  reinterpretazione fantasiosa,  divenendo un nuovo realismo nella dimensione del meraviglioso

Fantasia. Image credit, cc, from wikipedia: https://en.wikipedia.org/wiki/Mickey_Mouse

Quindi è giusto considerare il cinema d’animazione, non come un’arte autonoma da quella cinematografica, ma come un mezzo espressivo sufficientemente autonomo e più adatto a rappresentare la realtà in modi e forme diverse da quelle del cinema dal vero. Oggigiorno l’idea che abbiamo di esso e spesso distorta, dopo che  vari stili sì sono sedimentati in esso, dopo Walt Disney, dopo la televisione e dopo tanti altri processi che portano il pubblico a vederlo come qualcosa di molto più semplice di quello che è in realtà.

Cfr GIANNI RONDOLINO, Storia del cinema d’animazione, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1974, p 2

Cfr GIANNI RONDOLINO, Storia del cinema d’animazione, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1974, p 3

Cinderella Castle. Image credit, cc, from wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/The_Walt_Disney_Company

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