L’omaggio a Anderson e Scorsese | I film consigliati della settimana da vedere “Sotto le stelle” di Bologna

Di Andrea Marchesi

Questa settimana la Cineteca omaggia due grandi registi del cinema contemporaneo molto diversi tra loro. Uno dei primi lungometraggi di successo di Wes Anderson, che ci porterà nel suo mondo fiabesco, surreale e grottesco, e il gangster-movie ormai entrato di diritto nella storia del cinema diretto da Martin Scorsese.   

“I TENENBAUM”

Immagine cc ricavata da wikipedia al seguente link: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/7/7f/Tenenbaum.JPG

Giovedì 19 luglio è la serata di “I Tenenbaum” (The Royal Tenenbaums) del 2001, per la regia di Wes Anderson. Scritto a quattro mani con l’amico e attore Owen Wilson, ci troviamo di fronte ad uno dei lavori più apprezzati del regista americano, una pellicola che mostra al pubblico il suo modo di fare cinema unico nel suo genere. Siamo nella New York degli anni ’70 quando ci viene fin da subito presentata tutta la grottesca famiglia Tenenbaum: il capofamiglia Royal (Gene Hackman), avvocato di successo, la moglie archeologa Etheline (Anjelica Houston) e i tre figli molto dotati, un genio della finanza, un giocatore di tennis e una piccola drammaturga. Il tempo passa inesorabilmente e i bambini, divenuti adulti (Ben Stiller, Luke Wilson e Gwyneth Paltrow), si ritrovano ad essere senza ambizioni, senza alcun tipo di talento, perso durante la loro crescita, e pieni di problemi legati alla separazione dei genitori. Una commedia con toni drammatici che si pone come una sorta di psicanalisi familiare: un padre assente e una madre debole fanno si che i figli non abbiano più modelli da seguire e giungano inesorabilmente ad un fallimento personale. I membri della famiglia e gli strambi personaggi che le ruotano attorno creano un quadro movimentato e surreale, fatto di amore non corrisposto, contrasto, insoddisfazione e fallimento fino ad arrivare ad una redenzione paterna e ad un lieto fine insolito. Il tutto viene condito da una regia fatta di fermi immagine, inquadrature precise, simmetriche e studiate fino al minimo dettaglio, quasi morbose, caratteristica principale di Wes Anderson che ne fanno del suo stile il proprio marchio di fabbrica. Ruolo di rilievo lo assume anche la scenografia e la fotografia, ben realizzate e mai banali. I Tenenbaum è una pellicola complessa e allo stesso tempo semplice in quanto analizza i personaggi per quello che sono e hanno fatto senza troppi giri di parole. È leggera e delicata in quanto i problemi che sono delineati all’interno delle dinamiche familiari sono molto simili a quelli che si trovano nella vita quotidiana e i protagonisti, a loro modo, ci insegnano che tutto va vissuto con un po’ più con leggerezza, che non serve provare rancore in quanto non porta da nessuna parte e che alla fine tutto si sistema; non si sa se in meglio o in peggio, ma comunque si sistema. Ogni cosa prende il proprio posto.

“QUEI BRAVI RAGAZZI”

Immagine cc ricavata da wikipedia al seguente link: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/f/fe/Quei_bravi_ragazzi.jpg

Venerdì 20 luglio arriva in piazza “Quei bravi ragazzi” (Goodfellas) del 1990, per la regia di Martin Scorsese. Tratto dal romanzo “Il delitto paga bene” di quattro anni prima scritto da Nicholas Pileggi, che ne cura la sceneggiatura assieme allo stesso regista italoamericano. Uno dei migliori film di sempre, si presenta come un grande saggio di antropologia mafiosa che analizza abitudini, comportamenti, mentalità, vita materiale, di una speciale etnia, la delinquenza italoamericana di Manhattan dagli anni ’50 in poi. Il tutto retto da un cast di primo livello: Ray Liotta, Robert De Niro, Joe Pesci, per citarne alcuni. Henry Hill (Ray Liotta), ragazzo italo-irlandese di tredici anni ha già le idee ben chiare: nella vita c’è chi vuole fare il Presidente, chi vuol fare l’avvocato e chi, come lui, vuole diventare un gangster, affascinato dalla vita di quei poco raccomandabili signori che vede ogni giorno sotto casa, a Brooklyn. Il sogno presto diventa realtà, tra pallottole, rapine, omicidi e amicizie fraterne. Henry, con quel viso angelico dagli occhi blu, è il protagonista che sorregge il film e assieme alla voce fuori campo che conduce lo spettatore alla scoperta della sua vita, tutt’altro che noiosa. Joe Pesci è semplicemente straordinario: si trasforma sullo schermo in un Tommy DeVito tanto spietato e violento, quanto amorevole verso la madre e le donne. Il tessuto criminale in cui colloca tutta la vicenda diviene un punto di non ritorno: è uno stato nello stato dove i valori americani della famiglia sono completamente capovolti e l’individualismo come valore base di una società è definitivamente morto. Il fatto di distaccarsi dalle dinamiche mafiose, attraverso la scelta di Henry compiuta durante il processo conclusivo, lo ritroviamo in parallelo anche in Scorsese, prima costantemente addossato e amalgamato all’azione, ora libero di allontanarsi dalla messa in scena. La famiglia, luogo di aggregazione, pace e sicurezza, qui diviene una gabbia senza possibilità di uscita, fondata sulla violenza, in cui entra in gioco l’irreversibilità nelle scelte e nelle azioni, le quali, se prese in contrasto a quelle del clan, conducono ad un bagno di sangue indifferenziato. Ed è proprio in “Goodfellas” che si scopre ciò che prima veniva nascosto in favore della suspense, spostando l’attenzione dall’azione cruenta in sé al feticismo che si nasconde dietro, posto al confine molto labile tra la freddezza del gesto omicida e il piacere che si prova nel farlo.


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