CONSTANTIN BRÂNCUŞI | L’ESSENZA DELLA FORMA

Constantin Brancusi è stato uno dei più importanti ed influenti scultori del secolo scorso. Dotato di grande raffinatezza intellettuale e purezza formale, è stato un artista unico nel suo genere, che non ha mai abbracciato esclusivamente una singola corrente pur essendo stato influenzato da alcune di esse ed avendo analizzato alcuni dei tratti distintivi che le caratterizzavano. Segnato da una storia complessa, fu attivo per lunghi tratti della sua vita nella Parigi di inizio ‘900, città di riferimento per la cultura del periodo, nonché officina delle più grandi menti provenienti da tutta Europa.

Nasce nel 1876 nel piccolo villaggio di Peştişani, in Romania, poi trasferitosi con la famiglia nella città di Hobita. La sua formazione artistica avviene prima a Craiova e poi nella capitale, presso l’Accademia di Bucarest, dove frequenta alcuni corsi incentrati sulla scultura. Dal 1901 lo ritroviamo tra Austria e Germania, in particolare nelle città di Vienna e Monaco. A dir poco singolare il suo viaggio intrapreso unicamente a piedi verso la sua definitiva meta, Parigi, città in cui si stabilisce in modo stabile dal 1904. 

L’immagine, cc, è stata ricavata da flickr al seguente Link: https://www.flickr.com/photos/128017914@N08/15389893377

Nella capitale francese affina i suoi studi e la sua tecnica all’Ecole des Beaux-Arts, oltre a partecipare come spettatore alla retrospettiva dedicata a Medardo Rosso, da cui apprende le possibilità offerte dai giochi chiaroscurali e dalla rifrazione della luce sulle diverse superfici. La selezione non naturalistica dei particolari da rappresentare, capace di rivelare l’essenza più intima delle cose, era oggetto della ricerca di un altro grande scultore francese, Auguste Rodin, conosciuto al Salon d’Autumn, dove Brancusi era stato invitato nel 1906 per esporre alcune sue opere. Nel 1907 lo scultore rumeno diventa apprendista dello stesso Rodin, mentre nei quartieri di Montmartre e Montparnasse si respira più che mai il clima delle Avanguardie storiche. Ed è qui che ha la possibilità di incontrare e frequentare grandi artisti del periodo, facenti parte di svariate correnti, tra cui Leger, Matisse e Rousseau, oltre ad instaurare intensi rapporti di amicizia con Modigliani, Satie e Duchamp. Pur vivendo in Francia, il rapporto con la Romania rimase sempre forte e vivo in Brancusi, facendovi spesso ritorno per commissioni o esposizione di sue opere. Uno dei suoi primi lavori, il monumento funebre “Preghiera”, commissionatogli in patria, risente degli influssi di opere rodiniane come “L’uomo che cammina”.

Ma “sotto le grandi piante non cresce niente”. È la metafora usata dal nostro scultore deciso ad intraprendere nuove strade, una volta all’allontanatosi dallo studio di Rodin. Inizia a dedicarsi esclusivamente alla pietra, lasciando da parte, per il momento, la fusione del bronzo. Dall’osservazione del sintetismo della “figura accovacciata” di Derain, decise di scolpire “il bacio”, creando di fatto un tipo di stilizzazione del tutto nuovo attraverso il taglio diretto, ossia sbozzando l’immagine direttamente dal blocco di pietra. “La semplicità non è un fine dell’arte ma si arriva alla semplicità malgrado se stessi avvicinandosi al senso reale delle cose. La semplicità è la complessità stessa”. Un aforisma azzeccato per la descrizione degli ovali perfetti della serie di volti dedicati alla “Musa addormentata” del 1910, tutti realizzati con materiali diversi (marmo, bronzo, bronzo lucidato e specchiante). Analogo processo di trasfigurazione astratta d’una forma organica lo ritroviamo nella serie della “Maiastra” del 1912, un uccello magico che per la cultura popolare rumena assiste gli eroi nelle loro imprese e che, secondo un’altra leggenda, riconduce all’innamorato la donna amata. 

Bracusi, Bird in Space. L’immagine, cc, è stata ricavata da flickr al seguente link: https://www.flickr.com/photos/posk/7876811322

Il 1913 è l’anno in cui vola oltre oceano, invitato da Duchamp, portando con sé cinque sculture da esporre all’Armory Show. L’anno seguente il rinomato fotografo Stieglitz gli concede lo spazio espositivo per allestire la sua prima mostra personale alla galleria “291” di New York, di proprietà dello stesso fotografo americano. È qui in America che si accentua l’interesse per il primitivismo e inizia ad intagliare le prime sculture lignee.

Alla fine della prima guerra mondiale nasce in Brancusi un maggior interesse verso l’astrattismo e la ricerca della forma-tipo, la forma genitrice. Tuttavia le parole dell’artista stesso sembrano in qualche modo smentirci, come a dire che siamo nel torto quando tentiamo di accostarlo ad uno specifico movimento artistico. “Folli sono quelli che considerano le mie sculture astratte. Ciò che essi credono essere astratto, è quanto vi è di più reale, […] l’essenza dei fenomeni”. Gli anni ’20 sono quelli in cui conosce e frequenta il movimento dadaista, tra cui Tzara, Picabia e in particolare Man Ray, che gli insegna ad usare la macchina fotografica per poter immortalare i suoi lavori.

Una grande innovazione che ha apportato nel mondo artistico è stata l’annullamento del rapporto tra l’opera e piedistallo, che diviene parte integrante e fondamentale della scultura stessa, creando così un rapporto del tutto nuovo con lo spazio circostante. È il caso della “Colonna senza fine”: una base romboidale con due tronchi di piramide alle estremità, pensata inizialmente per accogliere altre opere, vede moltiplicare il suo modulo creando una tensione ripetitiva, così che l’occhio dell’osservatore è indotto ad immaginarne la continuità. Nel 1926 espone per la prima volta la colonna al Salone di Tuileries, inizialmente fatta solo di due moduli, e poco tempo dopo la vede completarsi nel giardino dell’amico Steichen: alta sette metri, composta da nove moduli interi e da due mezzi moduli. Nello stesso anno si reca due volte a New York per presenziare ad altrettante mostre personali allestite alla Wildesteine e Brummer Gallery. Curioso è l’aneddoto di quando fu bloccato per ore alla dogana degli Stati Uniti, poiché gli agenti erano intenzionati a requisirgli la scultura “Uccello nello spazio”, a loro parere da considerarsi come un manufatto (quindi soggetto ad un’imposta di 240 dollari) e non come un’opera d’arte. Per questo motivo lo scultore fu processato, ma grazie all’amico Duchamp, corso in suo aiuto, riuscì ad entrare ugualmente in città. Solo l’anno dopo lo spiacevole avvenimento, il processo emise il verdetto secondo cui la scultura veniva legalmente dichiarata opera d’arte.

Colonna senza fine. L’immagine, cc, è stata ricavata da wikipedia al seguente link: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/de/d/d1/Romania_20060512_-_Tirgu_Jiu_-_Coloana_fara_sfarsit_02.jpg

Gli anni ’30 sono segnati da numerosi viaggi attorno al mondo (India, Egitto ed Europa). Proprio in India ottiene l’incarico per la progettazione di un tempio di meditazione per il maragià di Indore.  Il 1937-38 è il periodo in cui riceve e realizza l’incarico di erigere un monumento ai caduti per il parco Targu Jiu, in Romania. Collocare le proprie opere in mezzo alla natura è da sempre stato un suo grande sogno. Qui progetta un insieme di strutture da posizionare lungo una via destinata alle anime dei defunti e alla meditazione, comunemente conosciuta come “via degli eroi” o “asse Brancusi”. All’ingresso troviamo un portale di pietra, “la porta del bacio”; più avanti “la tavola del silenzio” con sedute a forma di clessidra, sempre in pietra; al polo opposto dell’asse una “colonna senza fine”, fatta di moduli di metallo, alta trenta metri e posizionata al centro del parco, risultato di un perfetto equilibrio di forme semplici, un’opera simbolo di libertà e speranza. Tutto il complesso è di certo il più bel regalo che poteva lasciare in eredità al suo paese natio. 

Dal 1939 lavora esclusivamente a Parigi, città in cui porta a termine dieci anni dopo la sua ultima scultura, il gesso “Grand Coq”. Nel 1952 ottiene la cittadinanza francese. Il 16 marzo di cinque anni dopo muore a Parigi all’età di 81 anni. 

Un grande scultore, uno dei più influenti di sempre, che ha plasmato le sue idee partendo dal concetto stesso di forma per poi crearne una del tutto nuova, ha sperimentato modi alternativi di creazione, ha conosciuto e studiato nuove culture in giro per mondo, mantenendo sempre un forte legame con la sua terra natia. Quella terra che gli ha dato la vita e lo ha cresciuto, quella terra in cui spesso è tornato per nostalgia, quella terra così diversa, a cui ha regalato un’opera magnifica, quella colonna attraverso cui ha tentato di raggiungere “l’infinito”. 

ADESSO METTI ALLA PROVA LA LETTURA E TENTA IL QUIZ SULL’ARTISTA!

In che anno e dove è nato Brancusi?

È ricordato maggiormente per le sue opere di?

In quale città visse la maggior parte della sua vita?

Lo studio di quale artista frequentò all’inizio del suo soggiorno a Parigi?

Chi gli insegnò ad usare il mezzo fotografico?

Quale scultura fu bloccata alla dogana degli Stati Uniti?

In quali anni realizzò il complesso di Targu Jiu?

A quale corrente artistica prese parte attivamente

Con quale di questi materiali non ha mai lavorato Brancusi?

Quale di questi elementi non fanno parte del complesso di Targu Jiu?


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