“Sotto le stelle del Cinema” | I film consigliati della settimana | Bologna

Di Andrea Marchesi

Sale la “febbre da musical” questa settimana. Musiche e canzoni, balli e coreografie saranno protagonisti in piazza Maggiore per 7 serate. Abbiamo deciso così di proporvi la pellicola del giovane e talentuoso Damien Chazelle e un grande classico senza tempo diretto da John Badham.

“LA LA LAND”

L’immagine, cc, è stata ricavata da wikipedia al seguente link: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/2/20/La_La_Land_%28film%29.jpg

Giovedì 5 luglio verrà proiettato “La La Land” del 2016, per la regia di Damien Chazelle. Poco più che trentenne ma giustamente considerato come uno dei registi più talentuosi e promettenti del cinema odierno, vincitore del premio Oscar alla miglior regia, ci ha già piacevolmente colpiti con il suo primo lungometraggio “Whiplash”, altro film in cui la musica ha un ruolo centrale per lo sviluppo della trama. Ci troviamo di fronte ad una pellicola che tiene attaccati allo schermo anche coloro che non sono amanti del genere, perche prima di essere un grande musical è uno straordinario film con piani sequenza lunghi e magistralmente realizzati. È chiaro fin dai primi minuti, su una calda autostrada di Los Angeles, dove avviene il primo incontro/scontro tra i protagonisti Mia (Emma Stone) e Sebastian (Ryan Gosling), di come Chazelle faccia suo il genere, omaggiando i classici del passato, ma nello stesso tempo attualizzandoli e innovandoli con la realizzazione di una sorta di “flash mob” di centinaia di persone che ballano e cantano tra le automobili bloccate nel traffico. Una moderna versione della classica storia d’amore ambientata ad Hollywood, resa più intensa da numeri spettacolari di canto e danza. Ma non solo questo.  Viene messa in luce la grande contraddizione della cosiddetta “classe creativa” nelle grandi metropoli occidentali: immaginarsi di accedere a un’èlite di lavori culturali al top mentre le città si riempiono di un’enorme quantità di pessimi lavori dequalificati. È la storia di Sebastian, musicista jazz, che non volendo scendere a compromessi per la sua arte è costretto a suonare canzoncine nei ristoranti della città in cambio di pochi dollari; e di Mia, un’attrice che tenta di sbarcare il lunario passando da un’audizione a un’altra per piccole particine in serie Tv o in film di cui non le interessa niente, mentre nel frattempo lavora svogliata in un coffee shop degli Universal Studios. Se questa realtà è costituita da delusioni, i sogni sono invece colorati, stellari, tanto irreali quanto affascinanti. E nei sogni, come in ogni musical che si rispetti, si canta e si balla. In La La Land la vita diviene sopportabile solo quando è filtrata tramite l’immaginario del sogno. Qual è dunque la relazione tra i sogni e una realtà disincantata e mortificante? È forse giunto il momento, dopo l’ennesima delusione, di crescere e trovare un lavoro realistico? O i sogni possono diventare realtà? Ma questo non è altro che il problema del periodo storico in cui viviamo: dove l’immaginario più che mettere in forma d’immagine le contraddizioni del reale diventa lo strumento per la loro dissimulazione. È un modo per evitare di guardarle veramente.

“LA FEBBRE DEL SABATO SERA”

L’immagine, cc, è stata ricavata da wikipedia al seguente link: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/e/ee/La_febbre_del_sabato_sera_1.jpg

Sabato 7 luglio andrà in scena “La febbre del sabato sera” (Saturday night fever) del 1977, per la regia di John Badham. Curioso come nello stesso anno dell’uscita nella sale, generi come il punk e il rap cominciano a imporsi sulla scena e la disco dance viene rigettata con scherno, ma riesce per paradosso a sigillare nel tempo una cultura musicale e un’epoca storica assolutamente irripetibili, ancora oggi nostalgicamente idolatrate e identificate nel corpo-simulacro di John Travolta, che con questo film viene definitivamente consacrato. Tra le difficoltà quotidiane di Brooklyn, Tony Manero (Travolta) trova rifugio solo nella discoteca e nel ballo, unico strumento di comunicazione riconosciuto, in cui può manifestare appieno il suo essere, trascinato dal ritmo dei Bee Gees (che ritrovano così una nuova stagione di gloria). Non manca certo la componente di emancipazione, di oltrepassare il confine di quel ponte che conduce a Manhattan, terra di sogni e speranze del nostro protagonista, braccato da una famiglia italo-americana legata ai valori della tradizione e deluso da un amore non corrisposto. Un film di 40 anni fa che tratta tematiche importanti ed affronta problemi giovanili tuttora attuali, come l’emigrazione, l’uso di stupefacenti nelle discoteche, il razzismo, la violenza sessuale e la violenza tra bande. La febbre dal sabato sera è un film che rievoca il passato, anticipa i tempi futuri e continua a influenzare il presente, raro caso di un’opera che trascende i tempi e le mode senza perdere un briciolo della sua carica trascinante e del suo potenziale iconico.


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