La storia del cinema raccontata da Leone e Cimino | I consigliati della settimana

Come tutte le notti d’estate, anche quest’anno Bologna si anima di persone: turisti, giovani e meno, coppie e bambini si riversano nella città. La bella stagione e la grande quantità e la qualità degli eventi che la città felsinea propone da ormai molti anni allieta le serate di tutti noi. A cominciare dal primo giugno con la quattordicesima edizione del festival del cinema bolognese, il  Biografilm, ricco di eventi, proiezioni e conferenze, che quando cala il sole si trasforma in Biografilm Park, serate di musica live al parco del Cavaticcio. Si giunge infine alle proiezioni gratuite in Piazza Maggiore con gli eventi “Cinema Ritrovato” e “Sotto le stelle del cinema”. Appuntamento fisso per appassionati e non da ormai alcuni decenni , quest’anno la Cineteca di Bologna ci offre dal 18 giugno al 15 agosto ben 56 serate con straordinarie pellicole del cinema di ieri e oggi, alcune delle quali magistralmente restaurate. Saliranno sul palco ad introdurre i vari film ospiti di fama internazionale: Martin Scorsese, Giuseppe Tornatore, Matteo Garrone solo per citarne alcuni di quest’edizione. Alcuni film saranno inoltre accompagnati dall’orchestra dal vivo: la Mitteleuropa Orchestra diretta da Gillian Anderson ci condurrà piacevolmente durante tutta la visione di “Rosita” di Lubitsch. Tra i grandi capolavori che verranno proiettati ogni sera, ve ne vorremo consigliare due a settimana, a nostro parere imperdibili.

Cominciamo in bellezza con due film restaurati dalla Cineteca di Bologna, due capolavori senza tempo: il film diretto dal maestro Sergio Leone e il più importante lungometraggio del regista Michael Cimino.

“C’ERA UNA VOLTA IL WEST”

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Martedì 26 giugno per il 50° anniversario dall’uscita nelle sale, ci viene riproposto il primo film della trilogia del tempo “C’era una volta il west” del 1968, prodotto dalla Paramount con un budget di 3 milioni di dollari, per la regia di Sergio Leone. Dopo la fortunata “trilogia del dollaro” interpretata da un giovane Clint Eastwood, il maestro degli Spaghetti Western gira una nuova pellicola tra gli scenari della Momument Valley americana (tanto cara a John Ford, fonte di ispirazione del regista italiano) e in Europa. Al soggetto collaborarono altri due grandi registi all’epoca semisconosciuti, Bernardo Bertolucci e Dario Argento, mentre la sceneggiatura fu scritta da Sergio Donati e dallo stesso Leone. La colonna sonora, neanche a dirlo, dall’immancabile Ennio Morricone, che aveva lavorato col regista anche nella trilogia precedente. Caposaldo del genere western, tutto il film si pone come una lunga, violenta e “onirica” meditazione sulla mitologia del West. Una “danza di morte”, seconde le parole dello stesso Leone, fa scontrare i logori stereotipi del western con la nuova spietata era che avanza, l’era dei baroni rapinatori. Questa storia prende vita grazie ai grandi interpreti che la animano: Henry Fonda è qui un anomalo assassino dagli occhi di ghiaccio, Charles Bronson un vendicatore senza nome e Claudia Cardinale una prostituta. Seppur inizialmente ebbe un impatto meno preponderante rispetto ai suoi film precedenti, ad oggi è forse considerato il suo più grande capolavoro.

“IL CACCIATORE”

Immagine cc scaricata dal seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Il_cacciatore#/media/File:Il_cacciatore_1978_(The_Deer_Hunter).png

Giovedì 28 giugno per il 40° anniversario dall’uscita nelle sale verrà proiettato “Il Cacciatore” (The Deer Hunter) del 1978 per la regia di Michael Cimino. Candidato a 9 premi oscar ne vince 5, tra cui miglior film e la miglior regia, ed è considerato uno dei più importanti film di guerra mai realizzati. Il film è diviso in tre atti e solo la parte centrale in realtà si occupa della guerra del Vietnam. È un film, quello di Cimino, che si colloca su quella linea di espressionismo che, nel cinema americano, parte da Sternberg, passa per Welles e arriva a un certo Peckinpah e al Coppola di Il padrino – parte seconda. Nella prima parte occupa moltissimo spazio la cerimonia della festa nuziale di una comunità di origine russa, che pare quasi insistentemente trascinata. È lo stesso approccio di Visconti nell’interminabile ballo del Gattopardo, e ha un’analoga funzione espressiva: un mondo di valori costituiti che sarà spazzato via, sconvolto, corrotto dalla guerra. The Deer Hunter”nonostante possa apparire come un film politicamente reazionario perché mostra le atrocità commesse dai vietcong, non lo è affatto. Cimino e il suo sceneggiatore Deric Washburn si pongono nei confronti della guerra del Vietnam in un atteggiamento etico, non politico. Basti pensare all’ossessiva insistenza sul tema della roulette russa: è un tema che acquista un valore di metafora sulla guerra, quella guerra che cancella la linea di separazione tra ragione e follia, coraggio e ferocia, amici e nemici. È più difficile, invece, analizzare la caccia al cervo, nelle due sequenze parallele all’inizio e alla fine del film, in contrapposizione all’inferno del Vietnam e al caos di Saigon. Occorreva uno straordinario coraggio artistico per chiudere questa saga tragica con il coro di God Bless America. Infine non si può non citare lo straordinario cast, tra cui nella parte di Stan, John Cazale, che morì tragicamente dopo le riprese e un De Niro al meglio della sua forma, senza dimenticare Christopher Walken e Meryl Streep.


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