Verso Parma 2020 | Gli eventi che anticipano la “capitale italiana della cultura 2020”.

di Alessandro Paini

L’aria che si respira a Parma in questo periodo è veramente un’aria nuova: l’aria della cultura. 

In realtà l’aria della cultura a Parma si è sempre respirata e non solo perchè Antonio Allegri detto il Correggio e Francesco Maria Mazzola detto il Parmigianino dipingevano qui, ma anche perchè Giuseppe Verdi vi componeva e Bernardo Bertolucci la riprendeva come scenografia dei suoi primi film. A Parma i monumenti e i parchi circondano un centro storico vivo che ama vantarsi dei suoi salumi e formaggi, mentre i cittadini pedalano per recarsi a lavoro egli studenti escono dall’università in modo composto ma vivace.

Forse per troppo tempo questa città si è cullata nelle sue eccellenze, non provando ad innovarsi e vivendo sulla rendita del passato. Ma oggi l’aria è cambiata.

È cambiata perchè oggi la città è impregnata di cultura, una cultura che ti insegue, quella cultura che scandisce il tempo e invita i suoi cittadini a viverlo meglio, in maniera più densa di quello di un “hashtag”.

Ora in città c’è quel ritmo che per troppo tempo è mancato e lo dimostrano le tante iniziative fatte in sinergia con tutta la comunità: dai giovani agli imprenditori, dalle osterie ai musei.

Lo dimostra Abecedario D’Artista in galleria San Ludovico, curata da Gloria Bianchino, in cui i giovani artisti parmigiani hanno potuto mettersi in mostra in una delle vie più importanti della città  (e  non relegati un piccolo spazio di periferia), capeggiati da Alessandro Canu e dall’Associazione Culturale TØRØ. Lo dimostra la grande installazione, simbolo della mostra “il terzo giorno”, che sorvola su Garibaldi senza mai metterlo in ombra, la mostra che promuove l’innovazione sostenibile e l’evento che l’ha accompagnata “la notte del terzo giorno”, in cui il Battistero prima si è colorato di luci e poi è rimasto aperto fino a tarda notte, riempiendosi di ragazzi, non di critici d’arte. Lo dimostra l’appena conclusa PARMA360 che ha permesso a piccoli e grandi imprenditori di mettersi in gioco come promotori di arte e cultura, andando a colorare gli angoli spesso più bui della città e riuscendo a riaprire l’ospedale vecchio, edificio simbolo dell’oltretorrente per troppo tempo rimasto chiuso, con una mostra innovativa e suggestiva. E lo dimostrano anche altri eventi, come il concerto di capodanno con Fedez e quello del 25 Aprile con i Baustelle, artisti completamente diversi tra loro, che possono piacere o non piacere, ma che hanno dimostrato la volontà della giunta comunale e dell’assesorato alla cultura di parlare con tutti, perché la cultura non può essere di nicchia.

Il risultato di questa Cultura che si espande come un nuvola di gas, facendo aprire gli occhi invece che chiuderli e non lasciando buchi dietro di sé, è evidente nei volti dei cittadini, abituati sì alla bellezza dell’arte, ma meno alle novità. Ormai da qualche tempo è facile inciampare nella cultura, così può capitare di incontrare Gianni Canova e Roberto Escobar per discutere della raffigurazione del potere nel cinema all’interno dell’evento in collaborazione con il Sole24Ore “Domenica Live in Parma”, o di vedere giovanissimi scrittori presentare il proprio romanzo nelle piccole ma attivissime osterie, come nel caso di Jacopo Zonca e del suo  52 49” presso l’osteria “Artaj”.

Quando il clima cambia qualcosa può essere seminato e qualcos’altro germina spontaneamente, e di questo bisogna veramente dare merito all’assesore alla cultura Michele Guerra che come su una mappa ha saputo ben tracciare la rotta che porterà Parma ad essere capitale italiana della cultura 2020.

Come canta il celebre cantautore parmigiano Antonio Benassi: “ da qualche parte c’è Parma parallela”. È forse giunto, finalmente, il tempo di quella Parma.


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