Fabio Mauri | L’artista eclettico

Nonostante questo nome possa risultare indifferente a molti, Fabio Mauri è stato uno straordinario artista scomparso solo pochi anni fa, riconosciuto forse troppo tardi dalla critica e da coloro che hanno potuto ammirare le sue creazioni. Precursore di molti movimenti, senza mai farne parte attivamente, fu un autore eclettico e sfaccettato, un grande intellettuale, segnato da una vita complessa per molti versi, ma sempre pervasa da un’innata creatività e da una continua riflessione sviluppata in tutti gli ambiti della sfera artistica contemporanea.  

Nasce a Roma nel 1926 e già in precoce età sviluppa una predilezione verso le arti, in particolare la drammaturgia e la pittura. Fondamentale per il suo avvicinamento a questo mondo è Michele Ranchetti, suo coetaneo, che gli fa conoscere la pittura moderna portandolo alla Galleria Barbaroux a Milano: qui Mauri vede per la prima volta “Ettore e Andromaca” di De Chirico, oltre a Tosi e Carrà, rimanendone folgorato. 

L’immagine, cc, è stata realizzata da Edoardo Tacconi, flickr.com, visibile al seguente link: https://www.flickr.com/photos/edoardotacconi/3864745728/in/photostream/

Tra il 1942 e 1957 vive tra Bologna, dove conosce Pier Paolo Pasolini cui sarà molto legato per tutta la vita e con cui fonderà la rivista “il Setaccio”, e Milano, per poi trasferirsi nella capitale, città in cui si forma artisticamente e inizia a operare nelle file dell’avanguardia romana, pur mantenendo sempre una certa indipendenza, realizzando i primi disegni, schermi e proiezioni. La grandezza di Mauri, nei decenni ’50 e ’60, sta nel porsi non solo come legame tra due generazioni della ricerca romana, ma anche nell’essere incline a un recupero neodadaista. Si può inoltre notare come l’autore si ponga in una specie di contiguità, nei suoi primi collages, alle contemporanee ricerche di Perilli, ma soprattutto di Novelli, anche se più indirizzato verso il gesto violento dell’espressionismo astratto di Franz Kline. Questi sviluppi sono già visibili nella sua prima personale del 1955 alla Galleria Aureliana di Roma presentata dall’amico Pasolini, in cui le opere esposte mostrano un linguaggio prettamente espressionista. Verso la fine degli anni ’50 emerge in ambito artistico la cultura del quadrato e della griglia: Castellani, Manzoni e lo stesso Mauri cominciano a farla propria, ma pur partendo da un concetto comune, si differenziano nelle tecniche e nei materiali utilizzati. Il nostro autore propone cosi i primi “Schermi”, una sua versione del monocromo, come risultato di una ricerca tendente all’azzeramento. Questa è estesa anche al cinema inserendo la scritta nera “The End” al centro di un pannello bianco: una novità assoluta rispetto agli artisti del tempo, poiché arriva a creare un’assimilazione dell’immagine artistica a quella di massa, anticipando gli intenti della stessa Pop Art in America. Lo Schermo assume il significato di nuova forma simbolica del mondo, una forma che passerà attraverso tutti i suoi lavori anche successivi. È doveroso ricordare anche i primi collages e disegni databili 1960 che possiedono un’impronta fumettistica, tipica del periodo pop, ma antecedenti ai lavori sia di Lichtenstein che Warhol.

Sono gli anni settanta quelli in cui la poliedricità di Mauri fuoriesce in tutti i suoi aspetti: lavora, infatti, a installazioni, performance e libri di arte, incentrati sulle vicende sociali e politiche italiane del tempo, esordendo anche nel cinema con il lungometraggio “Intellettuale: Il Vangelo secondo Matteo di/su Pier Paolo Pasolini”, installazione/performance del 1975 alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna. Nel 1979 gli viene inoltre offerta la cattedra di Estetica della Sperimentazione presso l’Accademia di Belle Arti di l’Aquila, che occuperà fino al 2001.  Scrive anche un racconto epistolare “Le piccole provinciali di M. de P.” in cui reinventa “Le Lettere provinciali” di Blaise Pascal: riflessioni e pensieri del protagonista, dei suoi corrispondenti e dei personaggi sono qui incentrati sul tema della qualità dell’arte.

L’immagine, cc, è stata ricavata da wikipedia.com, alla voce dell’artista.

La maturazione del suo pensiero artistico ha inizio nel 1964, anno in cui comincia una riflessione sulla specificità della cultura europea, che viene da lui individuata nell’ideologia. Citando l’artista: «ho ripensato la mia biografia e ho pensato che avevo conosciuto una realtà storica forte, la guerra. Avevo rimosso come un grande incidente tutto questo dolore, l’ho riaffrontato». Incentrandosi sull’ideologia dagli atti espressivi, giunge alla formulazione di un’analisi critico-ideologica del linguaggio stesso: è da questo fondamentale caposaldo che nascono i testi delle sue performance degli anni ’70: “Che cosa è il fascismo”, “Ebrea”, “Gran Serata Futurista 1909 – 1939”. Prendiamo in considerazione “Ebrea” del 1971: un’installazione che vuole far rivivere quella realtà storica che tutti vogliono dimenticare. L’ideologia razzista è messa in scena attraverso una serie di macabri ed efficaci oggetti e cimeli (guanti, carrozzine, valigie appartenute a famiglie ebree) che riecheggiano i campi di concentramento nazisti, oltre alla presenza di una ragazza nuda marchiata sul petto da un numero identificativo. La finzione diviene qui uno strumento utilizzato come tramite per ricreare una rete di sensazioni tra l’azione dell’artista e il pubblico. Dal quadro all’azione: l’idea “sfonda”, si esterna, esce dalla tela attraverso un passato che si attualizza. Ne è un esempio la valigia che sta ad indicare la diaspora e l’incertezza che ha sempre caratterizzato la vita del popolo ebraico. Ritroviamo in un contesto analogo il muro di valige esposto alla Biennale di Venezia del 1993, nell’ambito di una riproposta di “Ebrea”, che riprende il tema delle drammatiche divisioni del mondo incarnate nel Muro di Berlino; ovviamente tutto ciò richiama la tragica storia degli ebrei, sia nel titolo dell’installazione che è vista come “il Muro Occidentale o del Pianto”, sia dall’immagine di “Ebrea”, attraverso la fotografia di Elisabetta Catalano dentro l’unico baule aperto.

Mauri, in tutta la sua vita ha sempre trattato temi importanti: lo Schermo, i Prototipi, le Proiezioni, la Fotografia come Pittura, l’Identità sostanziale delle Strutture Espressive, il rapporto indelebile tra Pensiero e Mondo e tra Pensiero in quanto Mondo. L’opera complessa dell’artista diviene un’autobiografia, unitaria nello svolgimento e molteplice nell’attenzione al mondo contemporaneo: un connubio tra destino individuale e storia.

Nel 2009 partecipa al suo ultimo lavoro “Fabio Mauri etc.” alla Galleria Michela Rizzo di Venezia. Nello stesso anno il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano lo nomina Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. Il 20 maggio 2009 muore a Roma. 

Ci lascia cosi un’artista forse troppo innovativo per i tempi, poco inclini a forme espressive che invece in altre parti del globo erano state già elevate ed accettate come arte vera e propria. Un artista come Fabio Mauri forse aveva osato troppo o forse troppo poco. Non lo sapremo mai. 

Adesso tenta il Quiz sull’artista e scopri quanto la tua lettura sia stata attenta!

In che anno e dove è nato Mauri?

Quale tra questi artisti lo ha colpito per primo?

Mauri è stato un artista molto versatile. Quale tra questi ambiti non ha mai affrontato?

Quale tra queste correnti americane è stata affrontata da Mauri prima del suo sviluppo oltreoceano?

Di chi fu grande amico per tutta la sua vita?

Da quale concetto è partito Mauri per sviluppare le performance degli anni ’70?

L’opera “The End” rappresenta?

Mauri fu professore all’Università dell’Aquila. Quale cattedra gli fu concessa?

La performance “Ebrea” vuol far rivivere quale periodo storico?

In che anno morì?


DIVERTITI SU DARTEMA CON LE CURIOSITÀ, GLI ANEDDOTI, LE CITAZIONI, I QUIZ. LEGGI I NOSTRI ARTICOLI O COLLABORA CON NOI, ISCRIVENDOTI AL SITO E INVIANDOCI I TUOI ARTICOLI.


REGISTRATI E CREA LA TUA PAGINA PERSONALE CON FOTO, BIOGRAFIA E CONTATTI


ALLEGA I TUOI ARTICOLI E, SE CONSONI, LI PUBBLICHEREMO SUL SITO


Mettiti alla prova e gioca ai QUIZ di DArteMA.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *