Una “Musica aumentata” risuona in città: l’ultimo progetto di Museum Reloaded

Partecipazione, giovani e patrimonio artistico.

Di Francesca Musiari

Siamo in un film di fantascienza? Siamo persi in un mercatino delle pulci di parole demodé? Catapultati forse nella campagna elettorale dei miei sogni? 

Siamo, per fortuna, nella più reale delle realtà all’interno di una giovanissima start up, Museum Reloaded, che ha fatto di questi tre potentissimi concetti il cuore pulsante di tutta la sua attività. Il progetto nasce a Reggio Emilia dall’entusiasmo e la volontà di Diletta Pignedoli, affiancata poi fin dai primissimi passi da Giulia Sassi. Entrambe impegnate da anni nel mondo della mediazione e comunicazione culturale decidono di mettere in campo una virtuosa strategia per il rinnovamento del patrimonio artistico. Museum Reloaded si articola in maniera radicata sul territorio con l’obiettivo di creare relazioni fertili tra i musei e la scuola, due realtà educative spesso distanti e poco in ascolto l’una dell’altra. 

La proposta fondante è costituita dall’ideazione di percorsi educativi per scoprire, ripensare e prendere coscienza del patrimonio culturale, usufruendo anche di modalità didattiche e di fruizione innovative, grazie alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Diletta mi spiega da quale esigenza sia nata la start up, raccontandomi di quanto sia centrale nel loro lavoro coinvolgere in maniera attiva e propositiva i giovani. Il patrimonio storico e artistico del territorio è destinato all’oblio senza che vi sia qualcuno disposto a porvi attenzione, a valorizzarlo e rileggerlo senza preconcetti. «È soltanto partendo dai giovani» sostiene Diletta «che si possono trovare nuove letture e nuove forme per far vivere il paesaggio e il patrimonio».

Un patrimonio da tutelare come bene comune e che, in linea con l’Articolo 9 della Costituzione Italiana, Museum Reloaded concepisce nel senso più ampio del termine: tutto ciò che per un popolo ha assunto nei secoli un particolare valore storico e culturale, dalle arti visive alla musica, dall’architettura all’ambiente naturale, dal dialetto alla letteratura. In virtù di un nobile intento civico, i progetti educativi e di innovazione sociale, sviluppati all’interno di scuole e musei, sono finalizzati ad una fase conclusiva di apertura verso l’esterno, che prevede la restituzione della ricerca compiuta e il coinvolgimento della comunità. 

Questo è ciò che è avvenuto per le strade di Parma la mattina del 23 maggio al termine di “Musica Aumentata”, un percorso con cui la classe I A della sezione musicale del liceo Bertolucci ha donato ai cittadini nuovi occhi per leggere ed interpretare i profili ed il volto della città.

Il progetto “Musica Aumentata” è stato suddiviso in cinque incontri tra marzo e maggio, durante i quali i ragazzi e le ragazze si sono interrogati sul rapporto tra illustrazione e musica, indagando le possibilità di istituire un dialogo tra i due linguaggi artistici.

Inizialmente è stata proposta ai ragazzi una selezione di brani musicali di artisti parmigiani; ognuno ha poi scelto il pezzo da cui lasciarsi ispirare per elaborare una trasposizione illustrata della melodia. In un secondo momento l’intreccio tra musica e disegno è stato messo in dialogo con un terzo elemento: il territorio urbano. 

Grazie ad un’app di realtà aumentata, HP Reveal, le opere figurative sono andate ad innestarsi in precisi punti del centro storico, nei quali, scannerizzando con il proprio dispositivo il luogo scelto, è possibile aprire e recuperare la connessione istituita dai ragazzi: ammirare i disegni, ascoltare il brano e scoprire il segreto di particolari angoli della città. Parma si riveste così di significati inediti: la realtà aumentata creata dagli studenti e dalle studentesse traccia una nuova mappa cittadina, dinamica e interattiva.

Durante restituzione del 23 maggio la classe, individuando di volta in volta i varchi virtuali per aumentare la città, ha animato la passeggiata con letture e interventi musicali e ha spiegato alla cittadinanza il lavoro svolto: le emozioni suscitate dai brani, come esse hanno preso forma e colore nei disegni e soprattutto quale legame hanno instaurato con il territorio. Sono nate in questo modo narrazioni inaspettate, interpretazioni particolarmente suggestive di alcuni angoli della città. «Il bello di questo laboratorio» mi spiega Giulia «è stato stimolare i ragazzi e le ragazze a riappropriarsi della loro città in maniera molto creativa e spontanea».

Le ventisei tappe rimangono attive e fruibili da tutta la cittadinanza, tramite l’app sarà sempre possibile attraversare gli spazi musicali e leggere i contenuti multimediali. 

L’educazione diventa così partecipazione e condivisione, i ragazzi e le ragazze si riconoscono parte di una comunità che supera le mura della classe, si riscoprono radicati nella musica, nell’arte e nell’architettura del loro territorio; sono stati capaci di interpretare la città come uno spartito e farla vibrare con una nuova melodia. Una melodia che permette a tutti noi di salvaguardarci dal burrone dell’indifferenza e dell’oblio che, come sostiene Walter Benjamin, è il primo passo verso la disumanità.

Al termine del percorso Diletta e Giulia sorridono, testimoni di un impegno da parte dei ragazzi e delle ragazze che le ha sorprese, illuminate e convinte ancora di più di camminare nella direzione giusta.


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