Stati d’animo | Arte e psiche tra Previati e Boccioni.
 Una mostra da vivere!

Testo di Alessia Branzoni

Mancano ancora una manciata di giorni al termine della mostra dedicata ai pittori di fine ‘800 inizi ‘900 tutti di provenienza italiana confrontati con alcuni loro colleghi europei. In mezzo alle mostre che presentano nomi internazionali e artisti pluriquotati questa va controtendenza, mostrando un bellissimo spaccato del nostro paese. Quello che si ottiene infatti, è un piccolo scrigno di perle capaci di creare moti emozionali con estrema delicatezza. Questa è la vera e propria conquista, la vera innovazione. In mezzo ad anche troppo rumore, il percorso immersivo fa pian piano accedere a quel lato più intimo dell’individuo: per l’appunto gli stati d’animo così come vennero indagati in quel periodo di transizione tra il XIX ed il XX secolo. Tante volte questa fase temporale ha sofferto la preponderanza delle correnti artistiche maggiori, cadendo quindi se non nel dimenticatoio, comunque in una posizione di secondo interesse.

Andiamo con ordine dopo questa doverosa premessa: Palazzo dei Diamanti si sta dimostrando sempre più a passo con i tempi: una location di tutto rispetto, che con un ottimo allestimento si presta ancora di più a rendere la visita piacevole. Questa mostra è una vittoria conseguita in maniera totale, e la Fondazione “Ferrara Arte” con “Gallerie d’arte moderna e contemporanea” (organizzatori) dimostrano che non serve “urlare” o presentare pacchetti “blockbuster” per avere visibilità, puntando invece sull’eleganza.
All’ingresso veniamo accolti da un pannello esplicativo che aiuta a contestualizzare le opere esposte, sistemato in modo tale da indurre il visitatore a soffermarsi, senza farsi distrarre dalle prime opere della sala successiva.
Passato questo, un blu profondo che già riesce di per sé a far sentire a proprio agio, accompagna ed immerge (è proprio il caso di dirlo) nel percorso espositivo perfettamente studiato con il tema trattato. Si incontrano quadri e sculture suddivisi per aree tematiche, partendo dalle prime indagini scientifiche dedicate alla mente. Il tutto è supportato da dei video, da schermate interattive a volte anche direttamente proiettate sul pavimento e da leggera musica che risultano comunque in armonia con l’ambiente nel quale sono istallati e creano una esperienza dai toni intimi
In questo percorso di bellezza si indaga e si da figura e forma alla malinconia, la calma, la passione, l’empatia, il sogno, l’armonia, l’allucinazione, la paura, la rabbia l’estasi, la gioia, la vitalità e la frenesia.

Gaetano Previati
Paolo e Francesca, c. 1887
Olio su tela, cm 98 x 227 Bergamo, Accademia Carrara

Gli autori esposti riescono a rendere queste emozioni attraverso la loro arte calandosi in quella fase simbolista e divisionista che non solo i maestri francesi sono in grado di padroneggiare. Per questo motivo incontriamo figure come Giuseppe Pellizza da Volpedo, che famoso per il suo iconico Il Quarto Stato si dimostra più introspettivo e malinconico nel suo Ricordo di un dolore dipinto nel 1889, simbolo della mostra. Ma insieme a lui c’è il simbolismo di Previati, che sfiora l’onirico ne Il chiaro di luna, esplode in passione come nelle due versioni di Paolo e Francesca dove nella scena del 1887 viene catturato il momento appena dopo il loro omicidio, mentre in quello più tardo la passione diventa accompagnatrice nel vorticare dantesco delle anime lussuriose. Quello che ne emerge è lo stile di un artista visionario, che evolve sempre di più il suo concetto simbolista sfiorando picchi altissimi quasi allucinati nella sua opera del 1888-90, intitolata Ippopotami concessa da un collezionista privato. Continuando, dando qualche sguardo alle opere di Medardo rosso, il nostro occhio ha come una visione angelica non appena si scruta nella sala successiva. L’effetto creato per l’Angelo della vita di Segantini, lascia senza fiato, colpisce l’occhio e tocca anche una corda profonda, innescando emozioni incontenibili. Toglie il fiato per qualche secondo, del tutto rapiti dalla grande opera che sembra avere luce propria, in quel trionfo simbolico della quiete, dell’armonia. Si rimane un poco storditi, e diventa difficile staccare gli occhi da quella affettuosa figura ammantata di bianco ed azzurro, ma il percorso deve continuare ed allontanandosi l’atmosfera di sogno un poco svanisce: la mostra prosegue dopo un corridoio percorso all’esterno del palazzo che collega due ale. Un peccato, vista l’armoniosità dell’insieme, ma subito si perdona anche questa piccola pecca, non appena ci si rende conto di approdare nella sezione dove trionfa il ‘900. E anche se si passa accanto ad un rabbioso e tardo De Chirico, figura di congiunzione tra il sogno e le innovazioni sembra che la fase magica sia stata superata lasciando spazio al movimento e di fatti poco dopo si scoprono Balla, Carrà e Umberto Boccioni. In questa sezione i colori si accendono e le figure iniziano a deformarsi in modo geometrico, mostrando lo studio dell’azione, caro ai futuristi. Ci si rende conto che è un’occasione unica per poter ammirare la risata giunta da New York in quel tripudio di vitalità quasi sconvolgente e non c’è modo migliore per concludere in bellezza se non con il trittico Stati d’animo (la prima versione, 1911) e quasi ci si dispiace fare…”Quelli che vanno”.

Giovanni Segantini
L’angelo della vita, 1894
Olio su tela, cm 276 x 212 Milano, Galleria d’Arte Moderna

Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
3 marzo – 10 giugno 2018
Mostra a cura di Chiara Vorrasi, Fernando Mazzocca e Maria Grazia Messina 
Organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara
Sito ufficiale della mostra: http://www.palazzodiamanti.it/1614/stati-d-animo

 

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