Intervista a Enzo Correnti | artista, organizzatore, collagista, pitto-scultore, mail-artista, fotografo, performer, poeta.

a cura di Maristella Angeli

Maristella Angeli: Enzo, luogo di nascita Misilmeri, città che attesta i tuoi natali artistici, Prato. Come e quando nasce la tua variegata vena artistica?

Enzo Correnti: La vena artistica nasce a Menzel El Emir (è l’antico nome arabo di Misilmeri, la mia città nativa) inizialmente sono collage. L’uso della carta, colla e forbici non mi ha mai abbandonato. Anche se nel corso del tempo li ho arricchiti di materiali vari. La mia indole artistica si manifesta molto presto ma non avendo a disposizione alcun materiale ho cominciato ad utilizzare come base cartoni, tavole e altri oggetti che trovavo ovunque, anche tra la spazzatura.

M.A.: Quando crei utilizzando carta, colla, parole e performance, coinvolgendo anche il pubblico presente. Cosa desideri comunicare? Cosa provi?

E.C.: La mia azione performativa non è mai scritta, non seguo un copione, conosco solo l’inizio e la fine, neanche io so cosa succederà in mezzo. Di conseguenza non seguendo un copione è spontanea, casuale, con o senza coinvolgimento di pubblico. Le mie performance spesso hanno obiettivi molto diversi tra di loro. Ad esempio nelle performance in cui coinvolgo il pubblico, poco importa se esso è fruitore abituale di arte oppure occasionale. Cerco di comunicare leggerezza, felicità e anche se il pubblico è variegato entra in sintonia con me sentendosi parte attiva della performance, infatti in certi casi sono riuscito a coinvolgere intere piazze. Quando raggiungo questo spirito unitario tra sconosciuti sono soddisfatto! Le performance in solitaria hanno un altro spirito, ed in genere sono denunce sociali. Perché con il mio lavoro artistico voglio mettere sotto i riflettori i mali della società, che spesso sfuggono ai più. Ho realizzato performance per raccontare gli ultimi, i senza tetto, i migranti, il razzismo, la follia, il sessismo, etc. Per chi leggerà questa intervista e non ha mai visto una mia performance voglio ricordare che al 90% la protagonista è la carta, con la quale faccio lunghi rotoli che uso per incartare le persone presenti, creare le mie maschere, tende, teli, costruire sentieri. É per questo che, a lungo andare, sono diventato “l’uomo carta”.

M.A Il riciclaggio artistico della carta che utilizzi manipolandola, con una tecnica particolare, ottenendo una massa, come a farne argilla e l’uso di altri materiali poveri, la tecnica del “dripping”, quindi grafica, pittura, scultura, installazioni, performance. Una ricerca continua che non può essere paragonata ad altre. Cosa t’ispira e cosa provi, creando le tue opere? 

E.C.: A questa domanda vorrei rispondere usando un breve testo che mi ha dedicato l’artista argentina Maya Lopez Muro, con cui ho condiviso tanti momenti umani e artistici. 

Carta

Poesia

Ritmi

Suoni

Pezzi di noi stessi 

che in continuo divenire di emozioni contrapposte 

svegliano nella mia anima 

attimi della mia memoria 

e si fanno vita…

e gioco…

a Enzo 

Maristella, nelle tue domande non hai menzionato il mio amore per la fotografia o meglio il mio raccontare gli eventi a cui ho la fortuna di assistere, non importa se come partecipante o come spettatore, usando la macchina fotografica. Ecco un altro breve scritto che ben descrive questa mia passione “…Enzo Correnti vivacizza inoltre, con la sua personalità istrionica, ogni evento utilizzando il suo “corpo” e la macchina fotografica per immortalare con occhio particolare fornendoci un archivio decisamente interessante di quanto accade nel mondo dell’arte. Dal catalogo AR(t)CEVIA 2009, International Art Festival”.

M.A Personali, partecipazioni a collettive e numerosi eventi ai quali hai partecipato. Quali, tra i tanti, ricordi con maggiore emozione.

E.C.: Sì, è vero! Ho organizzato diverse mostre personali, collettive, performance e partecipato a numerosi eventi tra i tanti, senza ombra di dubbio, quella che ricordo con maggiore emozione è “Enzo Correnti, l’uomo carta nell’opera che non c’è”, XV Incontro di Artisti a Km 0 all’Auditorium del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato del 18 ottobre 2012. In quell’occasione ho potuto mostrare in maniera libera, caotica, divertente, spontanea, irriverente, ironica con lucida follia cos’è l’arte per me. In poco meno di 30 minuti ho raccontato tutto quello che c’era da dire sul mio modo di fare arte. Artisti a Km 0 era un Format che metteva in relazione gli artisti con il pubblico presente, senza alcun filtro critico. L’artista aveva a disposizione una serata, poteva presentarsi aiutandosi con video, performance ed esponendo una sola opera. Alla fine l’artista rispondeva alle domande del pubblico. La conclusione delle serate secondo me erano simili tra di loro, troppo ripetitive. Domande del pubblico e risposte del protagonista della serata. Dovevo assolutamente fare qualcosa di diverso, volevo che in qualche modo la mia serata rimanesse impressa nei presenti. Ho preparato il tutto nei dettagli. In un video ho inserito foto del mio percorso artistico, mostre, eventi, performance con il sottofondo musicale del gruppo l’Orastrana, con un pezzo dove c’è il mio intervento vocale che richiama un canto sciamanico degli indiani d’America. Dopo una breve presentazione critica, inizia la proiezione del mio video e contemporaneamente entro in scena con la mia performance… il finale è un colpo di scena, concludo con lo srotolare il rotolo di carta attraversando lentamente tutto l’Auditorium fino all’uscita, apro la porta e proseguo nel piazzale esterno, dove c’è l’Anfiteatro, fino a quando si esaurisce la lunga striscia di carta. A questo punto anziché rientrare all’Auditorium me ne vado a casa lasciando il pubblico presente a bocca aperta. Per la buona riuscita della mia azione non avevo detto niente a nessuno ma un’artista cinese, mia amica, caparbia, mi è venuta dietro, incurante delle apparenze. In seguito ho saputo dell’applauso da parte del pubblico quando ha capito che non sarei rientrato e del dibattito che ne è seguito.

M.A Molti i luoghi, le tappe, gli incontri. Un luogo che ti ha stupito? Un obiettivo importante raggiunto? L’incontro decisivo?

E.C.: Molti luoghi, tappe e incontri… sicuramente il luogo che mi ha stupito più di tutti dove ho portato la mia arte è il Castello dell’Emiro, di epoca arabo-normanna, recentemente restaurato, che si trova a Misilmeri. In questo fantastico luogo, con una scenografia naturale e storica ho fatto una mostra personale e una performance, per me è stato come rendere reale un sogno. L’incontro decisivo? Sicuramente lo devo ancora fare o meglio nel mio percorso artistico, culturale e sociale ho già avuto diversi incontri, che in qualche modo hanno lasciato il segno. Da ragazzo, tutte le volte che è stato possibile, ero in prima fila ad ascoltare il cantastorie siciliano Cicciu Busacca, che ha raggiunto il massimo quando ha incominciato a cantare i testi di Ignazio Buttitta altro grande personaggio siciliano. Poche parole scambiate con Busacca e Buttitta che però inconsciamente mi hanno influenzato, così vengono fuori tutte le volte che creo arte in particolare la poesia visiva. Vorrei sottolineare l’inserimento in BAU NOVE Contenitore di Cultura Contemporanea del 2012, la mia prima esperienza internazionale RE-ART ONe Biennale di Arte Ambientale a Ihlienworth (Germania) nel 2004 e la mia prima mostra in un Museo Italiano – In-differenze Work in progress allo Young Museum di Revere (Mantova) nel 1997. Come performer vorrei ricordare e vi invito a guardare ReportArt  #01 Puntata Due – StraVolgimenti d’inContri in_Carta_ti di Enzo Correnti con Erica Romano. bellissima esperienza fatta con il video-maker, Alessandro Pucci ideatore di una serie di minireportage di arte.  https://vimeo.com/86898780

M.A Sei anche organizzatore di eventi, occasione di autogestione e compartecipazione, nonché incontro confronto tra artisti. Un luogo inusuale, un’officina. Quali i momenti più significativi?

E.C.: Durante una cena tra amici artisti, nella casa di campagna di Luigi Zuccone e Barbara Calonaci, vicino a Toiano frazione di Palaia (Pisa), il famoso borgo fantasma, venne fuori l’idea di organizzare un incontro d’artisti contemporanei nella Carrozzeria Rizieri a Pontedera (Pisa), l’idea per me era fantastica e da quel momento è nato “Incontro Artisti Contemporanei” (IAC), in Carrozzeria. Senza dubbio lo spazio è curioso, luogo inaspettato che, di primo impatto, sembrerebbe scontrarsi con l’idea dell’arte che sublima il genio creativo, ma che invece risulta suggestivo, raccogliendo per anni artisti dalla provenienza più varia: pittori, poeti, scultori, musicisti e altro ancora, il grande potere di questo evento risiede proprio nell’opportunità di mettere in contatto persone tanto distanti come provenienza e percorso artistico. I partecipanti portano in prima persona le opere alla Carrozzeria Rizieri e sono invitati ad intrattenersi con i presenti, scambiando impressioni ed esperienze, traendo nuovi spunti e opportunità di maturazione. L’incontro è facilitato anche da un angolo ristoro. L’esposizione, in apparenza caotica, è invece libera e democratica. Penso che sia stata un’ottima iniziativa, che purtroppo non ha guadagnato l’interesse mediatico che meritava anche se ha suscitato l’interesse di artisti cagliaritani e napoletani che, a loro volta , hanno portato avanti esperienze legale allo IAC. Alla base di tutto un comitato artistico storico formato da quattro artisti che voglio ricordare: Luigi Zuccone, Barbara Calonaci, l’indimenticabile Antonio De Rose, che purtroppo ci ha lasciato nel 2013, e il sottoscritto. Negli anni si sono avvicendati nel comitato artistico altri amici artisti, che anche se non nomino ne approfitto per ringraziarli. Quali i momenti significativi? I momenti significativi sono stati tantissimi. Vorrei ricordare la performance Menzel El Emir freestyle Dub, con il gruppo musicale “L’Orastrana” di Macerata. Questa è La traccia della jam session tra Carlo Natali e Mauro Rocchi de L’Orastrana e il performer Enzo Correnti, che interpreta il suo flusso metafisico. https://soundcloud.com/orastrana/eq002-cd1-04-lorastrana-feat

M.A “Esserci senza esserci”, rassegna di mail-art che si svolge da molti anni e vede coinvolti artisti di tutto il mondo. Installazioni formate dall’insieme delle mail-art, collocate in vari luoghi d’Italia e del Venezuela, realizzata insieme all’artista venezuelana _guroga. Com’è nato questo progetto? Quali gli obiettivi?

E.C.: Il progetto di arte postale (mail art) “Esserci senza esserci” nasce per caso, siamo nel 2007 nello Studio 149 di Lorena Sireno a Cascina (Pisa), incontro Vittore Baroni, che è uno dei maggiori esperti dell’arte postale mondiale, e mi viene l’idea di dare la possibilità a chi non può venire fisicamente all’evento “Incontro Artisti Contemporanei in Carrozzeria a Pontedera”, di cui ho già parlato, di creare un evento, un momento d’incontro a distanza grazie all’arte postale. Dal 2008 “Esserci senza esserci” diventa l’evento dentro un evento e dal 2010 invito a collaborare all’iniziativa l’artista venezuelana _guroga, con la quale facciamo gruppo, oltre alle chiamate per la carrozzeria, ne organizziamo altre in Venezuela tra queste: 100 anni dell’aviazione venezuelana, “Flags of Freedom”, “Libertà e volo” quest’ultima è itinerante. La mostra-installazione viene allestita in 18 città, 5 venezuelane e 13 italiane. Quali gli obiettivi? L’obiettivo dell’arte postale è quello classico, fare arte a distanza e contrapporsi all’idea di commercializzazione e mercificazione dell’arte

M.A Progetti futuri?

E.C.: Diversi i progetti in cantiere, ma quello immediato rimane “Il Viaggio dell’uomo carta” iniziato nel 2017 e che sta continuando anche nel 2018. Il progetto è semplice e nello stesso tempo innovativo nel suo genere. Voglio portare in giro per l’Italia, e spero anche fuori dai confini, la mia arte. Per incontrare un pubblico nuovo ed avere una lettura diversa, disinteressata, libera e quindi non scontata sulla mia poetica creativa. Cosa chiedo e cosa offro? Chiedo lo spazio per esporre dalle 10 alle 20 opere. La durata delle mostre può essere di uno, due, tre giorni. Può essere allestita ovunque, Museo, Associazione Culturale, Negozio, Bar, Chiesa sconsacrata, Giardino, B&B, Casa Privata, Garage, Studio d’Arte, Scuola, Piazza, etc Chiedo vitto e alloggio in base alla durata dell’evento. Cosa offro: oltre alla mostra, farò una performance. Lascerò una stampa numerata e firmata a chi mi ha ospitato e a tutti i visitatori che lasceranno il loro indirizzo, spedirò una mail art.

“Dobbiamo andare e non fermarci finchè non siamo arrivati. Dove andiamo? Non lo so, ma dobbiamo andare.” (Jack Kerouac)

Breve curriculum 

Enzo Correnti 

Enzo Correnti nasce a Misilmeri nel 1953, ma la città che attesta i suoi natali artistici è Prato, dove vive e lavora dal 1973. Personalità artistica fuori dagli schemi, inizia la sua produzione in età relativamente matura, accendendo un motore perpetuo, incapace di subire arresti. Dalla fine degli anni Ottanta ad oggi sono innumerevoli le sue personali o partecipazioni a collettive; ha esposto in Italia, Giappone, Uruguay, Venezuela, Germania, Argentina, etc, forte è anche il ruolo di organizzatore che lo vede in prima linea con Artisti in carrozzeria IAC (Incontro Artisti Contemporanei) Pontedera, “Esserci senza esserci”, rassegna di mail art, arrivata alla sua undicesima edizione, che annovera la partecipazione di artisti da tutto il mondo e “Libertà e volo” (Freedom and Flight), Mostra di arte postale itinerante che ha toccato tra il Venezuela e Italia 18 città. L’energia indomita di Enzo rifugge sia stilemi, che etichette artistiche: collagista, pitto-scultore, mail-artista, performer, poeta, fotografo, blogger, niente esaurisce la sua vena creativa, ma tutto gli appartiene in modo naturale, viscerale; un nucleo fatto di cellulosa, colla e parole, che plasma a suo volere, torce, assembla, reinterpretando il quotidiano ed abbattendo le barriere del canonico, arrivando all’esaltazione nell’azione estemporanea. Le sue creazioni sono frutto di una personalità artistica tanto matura quanto inquieta; che si assista ad una sua performance, si legga una sua poesia visiva o ci si trovi davanti ad una sua opera l’”uomo carta”, come un Virgilio dantesco, vi condurrà in un mondo fatto di materiali poveri, di riciclo, ma denso di lirismo e di quella pazzia che è la principale virtù dei geni. 

Silvia Mordini 


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