Raffaello | La “grazia” del dipinto

di Andrea Marchesi

Raffaello Sanzio è, senza ombra di dubbio, uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, il pittore che meglio è riuscito a conferire “grazia e armonia” ai soggetti rappresentati e che, nonostante sia morto prima dei 40 anni, ha lasciato un’impronta profonda nel rinascimento italiano. 

Nasce ad Urbino nel 1483, città in cui comincia la sua formazione artistica grazie sia al padre, anch’egli pittore, sia ai lavori dei grandi maestri del primo rinascimento ammirati in loco (Piero della Francesca, Pollaiolo, Luciano Laurana, Melozzo da Forlì, ecc…).

Apprese dalla bottega paterna l’uso del colore, il disegno e la tecnica dell’affresco. Una delle sue prime opere, la “Madonna di Casa Santi”, Urbino, datata 1498 , mette subito in luce il suo grande talento, seppur ancora legato ad un modello prevalentemente urbinate.

Una successiva maturazione artistica avviene a fianco di Perugino verso la fine del 1400, quando si notano i primi interventi di Raffaello in pale e affreschi eseguiti dal suo maestro. Negli anni successivi conosce e studia i lavori di Michelangelo, Leonardo, Pinturicchio in città come Roma, Firenze e Siena. Lo “Sposalizio delle Vergine” del 1504 è un’opera cardine poiché si nota un superamento dello stesso Perugino: mettendo a confronto la sua versione con quella analoga del maestro, è ben chiaro come  l’acquisizione della prospettiva e di figure più naturali predominino nel lavoro di Raffaello.

Le immagini, cc, sono state ricavate da wikipedia alla voce Raffaello Sanzio

Dal 1504 ha inizio il periodo fiorentino in cui raggiunge una piena maturazione. L’osservazione e lo studio dei 2 affreschi sulle battaglie realizzate da Michelangelo e Leonardo oltre ai modelli quattrocenteschi di Masaccio, Donatello, ecc…, gli consente di arricchire e migliorare il bagaglio artistico: una maggiore ricchezza cromatica, dinamismo delle figure e un chiaroscuro plastico, pur mantenendo nella rappresentazione dei suoi soggetti atteggiamenti più spontanei e naturali, peculiarità che lo hanno da sempre contraddistinto. In questo periodo si nota un incremento della committenza privata che richiede i suoi servigi, Umbria, Marche, Toscana nello specifico, prevalentemente per lavori di medie-piccole dimensioni tra cui la serie delle Madonne (Madonna del Cardellino, Madonna del prato, Madonna del Belvedere, per citarne alcune tra le più rinomate, tutte datate 1506) dove ritroviamo composizioni complesse e articolate magistralmente fuse ad un’armonia idilliaca. Dello stesso periodo sono i ritratti di Agnolo Doni e Maddalena Strozzi, opere debitrici di alcuni accorgimenti dovuti all’osservazione della Gioconda di Leonardo, pur discostandosi negli intenti espressivi ed evocativi.

Raffaello “Madonna del cardellino” 1506 Olio su tavola 107×77 cm Galleria degli Uffizi, Firenze Credit: cc, wikipedia.com, https://it.wikipedia.org/wiki/Raffaello_Sanzio

Questo florido periodo artistico si conclude con i capolavori della “Pala Baglioni” e della “Madonna del Baldacchino”, quest’ultima rimasta incompiuta proprio per la chiamata da parte del papa Giulio II a Roma, successiva tappa del nostro pittore. Dal 1509, infatti, ritroviamo Raffaello alla corte pontificia assieme ai più grandi artisti del periodo, tra cui Michelangelo e Bramante, anch’essi chiamati per la progettazione ed esecuzione del rinnovamento urbanistico in Vaticano.

È questa la fase in cui l’urbinate comincia a lavorare agli affreschi delle cosiddette Stanze Vaticane, uno dei più grandi capolavori della storia dell’arte, affiancato da Sodoma, Peruzzi, Lotto, Giovanni da Udine, Giulio Romano e altri artisti provenienti da tutta Italia che diventeranno, almeno in parte, allievi della sua bottega. La prima stanza a cui si approccia è quella della Segnatura, dal 1508 al ‘11: troviamo all’interno di quattro lunettoni la rappresentazione allegorica della teologia, filosofia, poesia, giurisprudenza. Focalizzandoci sull’affresco della Scuola di Atene notiamo un’imponente architettura su esempio del Bramante, perfetto “contenitore” di personaggi che la animano (Aristotele, Platone, Euclide, ecc…). Alcuni di questi hanno il volto e le fattezze di artisti e personalità di spicco a lui contemporanei tra cui l’autoritratto di Raffaello, Leonardo, Bramante e Michelangelo. Scienza e filosofia, conoscenza dell’antico come anticipazione del Cristianesimo, il Vero attraverso “il Bene e il Bello”, è un forte e deciso messaggio per un rinnovamento sia fisico che spirituale del Vaticano, reso magistralmente su più superfici da Raffaello. Affreschi di pari bellezza come il Parnaso, la Disputa del Sacramento e Virtù e Legge completano la prima Stanza.

Raffeallo “Scuola di Atene” Stanza della Segnatura 1509-11 affresco 500×770 cm Musei Vaticani, città del Vaticano .
Image credit: cc, by wikipedia.com, https://it.wikipedia.org/wiki/Raffaello_Sanzio

Si può cominciare a parlare della Stanza di Eliodoro solo a partire dal 1511, quando il pontefice torna da una disastrosa campagna contro l’esercito francese e si rende necessario un intervento artistico che riporti in auge il valore e la veridicità della Chiesa cattolica. Ne consegue un’evoluzione stilistica e contenutistica rispetto alla sala precedente: nella Cacciata di Eliodoro dal Tempio un movimento concitato e “drammatico” pervade la scena, mentre nella Liberazione di San Pietro è riscontrabile uno studio sulla luce notturna che non ha precedenti; dal bagliore lunare si passa a quello delle torce fino alla luce divina emanata dall’angelo che libera il primo pontefice dalle prigioni. Questa è una delle molteplici situazioni in cui è riscontrabile la grandezza e la versatilità di Raffaello: l’opera stessa che ci dà la conferma di come una rappresentazione e il suo significato intrinseco sono resi al meglio nel momento in cui viene utilizzata una specifica resa pittorica.     

Alla morte di Giulio II, il successore Leone X conferma tutti gli incarichi all’artista  commissionandone ulteriori, tra cui il suo ritratto e il progetto architettonico della Basilica di San Pietro.

La stanza dell’Incendio di Borgo si incentra sull’esaltazione del nuovo pontefice: si riscontra in questo caso un’influenza michelangiolesca, in particolar modo nei dettagli anatomici e nei colori cangianti, dovuta certamente alla visione della Cappella Sistina. La Sala di Costantino, l’ultima stanza, venne realizzata esclusivamente dai suoi allievi, in primis Giulio Romano, a causa della prematura scomparsa del maestro. 

Contemporaneamente alle Stanze, Raffaello lavora anche per altre committenze prestigiose realizzando gli affreschi della villa urbana di Agostino Chigi, meglio conosciuta come la Farnesina, progettata dal suo allievo Baldassarre Peruzzi. Scene classico-mitologiche di straordinaria bellezza dominano le pareti interne, iniziate dallo stesso Raffaello e concluse poi dal Sodoma. 

Nel 1520 a soli 37 anni si chiude il viaggio di uno dei più grandi pittori di sempre, lasciando in eredità per i decenni successivi una bottega ben formata e molto attiva, e una serie di opere che verranno prese a modello ed ispirazione da molti artisti e movimenti successiv: il manierismo, il neoclassicismo fino ai preraffaelliti per citarne solo alcuni. Ma in particolar modo ha lasciato a tutti noi la possibilità di ammirare un patrimonio di inestimabili capolavori.

Quiz su Raffaello

Dove e quando è nato?

Chi fu il suo grande maestro?

Quale tra queste opere non è stata realizzata da Raffaello o dalla sua bottega?

Quale di queste madonna non è dipinta da Raffaello?

Quale opera su tavola è stata realizzata in due versioni sia da Raffaello che dal suo maestro?

In che anno cominciò il periodo romano di Raffaello?

Quale tra le 4 stanze vaticane fu dipinta esclusivamente dagli allievi di Raffaello?

Quale tra questi artisti non fu mai un allievo di Raffaello?

Negli affreschi della villa Farnesina quale tema iconografico fu utilizzato?

Erroneamente con la morte di Raffaello si fa coincidere la fine del periodo rinascimentale l’inizio del manierismo. Di che anno stiamo parlando?


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