Esperienze di luce: Olafur Eliasson | Cap. 2

di Marta Magi

Olafur Eliasson è un artista danese nato a Copenaghen il 5 febbraio del 1967. Dopo aver compiuto gli studi all’Accademia Reale delle Arti di Copenaghen, a partire dalla metà degli anni novanta Eliasson realizza numerosi ed importanti progetti e mostre in tutto il mondo.

Il credo artistico di Eliasson è guidato dai suoi interessi per la percezione, il movimento, l’esperienza, e i sentimenti che scaturiscono dai fruitori delle sue opere. Egli si sforza di rendere le sue installazioni rilevanti per la società grazie ad un connubio di spazio, colori e luce giocando sulla natura delle percezioni senza alcun tentativo di nasconderne le origini o i meccanismi delle sue “macchine sceniche”.

Da un’intervista rilasciata dall’artista per il quotidiano italiano “l’Espresso” alla provocazione lanciatagli dal giornalista di essere un Leonardo Da Vinci dei giorni nostri, Eliasson controbatte: “Leonardo studiava la meccanica dei muscoli e dell’arte, a me interessa più il riflesso psico-sociale dell’arte e della natura. Per questo costruisco ponti e facciate di edifici che abbattono distanza tra la gente e favoriscano inclusione”. Da questa affermazione si evince che l’arte, per l’artista, è un mezzo fondamentale per trasformare i pensieri in qualcosa di pratico, trasversale e comprensibile in ogni parte del mondo. Essa non si deve limitare ai confini del museo e della galleria, infatti la pratica artistica di Eliasson impegna la sfera pubblica più ampia, attraverso progetti di architettura e interventi nello spazio civico. Altra componente importante nel lavoro dell’artista danese è l’attenzione per l’ambiente, egli si sforza di utilizzare materiali ed energie rinnovabili, per creare opere di grande impatto visivo e scenografico ma che influiscano il meno possibile sull’ambiente che le circonda.

Olafur Eliasson, cc, by wonderferret. Link: flick.com

Per fare ciò le competenze artistiche e architettoniche di Eliasson non bastano, infatti egli è supportato da moltissimi ingegneri e tecnici. Il team dello Studio Olafur Eliasson è composto da circa novanta persone, tra artigiani e tecnici specializzati, architetti, archivisti e storici dell’arte, web e graphic designer, film-maker, amministratori. Tutte queste competenze collaborano con Eliasson per sviluppare, produrre e installare opere d’arte, progetti e mostre, oltre a sperimentare, fare ricerca e pubblicazioni.

Uno tra i suoi lavori più famosi è The weather project installazione creata per la Turbine Hall della Tate Modern di Londra nel 2003 che ha assicurato all’artista fama e notorietà grazie al vasto successo ottenuto. Questa installazione site-specific ha visto l’impiego di uno schermo semi- circolare, lampade, un soffitto di specchi, e nebbia artificiale per creare l’illusione di essere in presenza di un sole al tramonto. Dei telai in alluminio rivestiti con specchi sono stati sospesi al soffitto per creare un unico riflesso che visivamente raddoppiava ed espandeva i confini dello spazio della sala. Camminando verso il fondo della stanza i visitatori avevano così l’occasione di vedere come è stato costruito il sole: costituito da un semicerchio retroilluminato da circa 200 luci mono- frequenza mentre il rovescio della struttura specchio era visibile dal piano superiore del museo. L’istallazione è perciò un artificio naturale che si palesa senza mascherare la propria essenza: un emisfero brillante che, riflettendo la propria figura su di uno specchio, si trasforma nella dichiarata imitazione del sole.

Il tema del sole ricorre in molte opere di Olafur Eliasson, in particolare egli vi ha fatto ricorso durante la straordinaria apertura a progetti di arte contemporanea della Reggia di Versailles da parte del curatore Alfred Pacquement che nel 2016 ha scelto proprio l’artista danese. Eliasson ci descrive le sue installazioni (numerose, sparse tra i suntuosi giardini esterni e le stanze interne del palazzo) come una possibilità per godere della reggia lasciandosi trasportare dai sensi: “La Versailles che ho sognato è un luogo fruibile a tutti. Si invita i visitatori a prendere il controllo della paternità della loro esperienza invece di essere consumati e abbagliati dalla sua grandezza. Si chiede loro di esercitare i loro sensi, per abbracciare l’imprevisto, alla deriva attraverso i giardini, e di sentire il prendere forma del paesaggio attraverso il loro movimento”.

Olafur Eliasson, cc, by nathan williams. Link: flick.com

Tra fontane ghiacciate, paesaggi nascosti dalla nebbia e cascate dirompenti l’artista cerca ancora una volta di giocare con lo spettatore e negli spazi interni della reggia crea delle interessanti installazioni. Your sense of unity e Solar compression, sono installazioni basate su giochi di luci e riflessi disorientanti. L’artista ha voluto inserire in queste opere elementi elementi che ben si integrano nell’afflato culturale che scaturisce dal sito dove sono collocate. Egli riprende la circolarità e luminosità del Sole per omaggiare colui che fece edificare la Reggia di Versailles, Luigi XIV, che soleva identificarsi con l’astro. Eliasson inserisce come elemento di continuità con la struttura del palazzo, di cui ricordiamo la famosa Sala degli specchi, anche giochi allusivi di riflessi. In Your sense of unity in particolare, egli riflette dei cerchi, illuminati ai bordi, all’interno di uno specchio concavo, in modo che specchiandosi, sembrino uniti in un cerchio perfetto. A seconda della prospettiva con cui lo spettatore guarda lo specchio, gli effetti di luce e la forma dei cerchi cambiano.

Ancora più ipnotico è il gioco che si instaura tra visitatore e il doppio specchio di Solar compression che si muove ruotando su sé stesso e riflettendo alternativamente gli ospiti e lo spazio in cui si trovano, illuminandoli con una luce calda, che ricorda quella di The weather project.

Come è emerso più volte dalle sue opere, l’artista fa sempre in modo che il pubblico sia compartecipe delle performance visive, che sia l’uomo in quanto tale a rispecchiarsi nella natura fittizia composta da spettri di luce, giochi ottici e prospettive ribaltate. Egli suggerisce esperienze percettive che stimolino la sfera emozionale del visitatore, creando occasioni per la libera riflessione individuale, così da preservare la soggettività e la ricchezza delle differenze contro la spinta crescente all’omologazione nella società contemporanea. La percezione e articolazione dell’ambiente, sia esso naturale o architettonico, si impongono come priorità che conducono l’artista a riconsiderare tanto il rapporto arte/natura, quanto la relazione arte/architettura per la configurazione di uno spazio sociale atto ad ospitare quello che è il fulcro della sua opera, ossia il meccanismo di partecipazione. Naturale e artificiale s’intersecano in una visione che si potrebbe definire neo-umanista.


Attenzione: l’immagine in copertina, cc, è stata ricavata da un sito terzo. O. Eliasson, cc, by niccolo2410 al seguente link: flickr.com


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