Dalla A alla Z: Maria Chiara Wang intervista Giulio Vesprini | Parte 2

di Maria Chiara Wang

Questa intervista nasce come un gioco: ispirandomi alla passione di Giulio Vesprini per la grafica e per l’uso dei caratteri gli ho proposto, per ogni lettera dell’alfabeto, una serie di parole che lui ha potuto commentare, approfondire e articolare liberamente. Sono stati scelti i termini* che Giulio ha utilizzato con maggior frequenza, nelle interviste rilasciate in precedenza, per descrivere il proprio lavoro e le proprie passioni (*vd parole in grassetto).

Abbiamo deciso di dividere l’intervista in due parti. Questa seconda parte va dalla lettera M alla Z. Nell’articolo della scorsa settimana potrete trovare le lettere precedenti.

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Cominciamo:

M

Giulio Vesprini/ Ogni muro ha una sua storia, una forma e una materia. Il mio metodo per dipingere queste superficie è quello di studiare l’ambiente circostante, conoscere la storia della casa e chi la abita. Per me conta la funzione del muro e non l’estetica, quella è secondaria e viene da sola se di base c’è un buon progetto di comunicazione, aggregazione e partecipazione. 

N

GV/ La matematica si sa è ovunque, nell’arte ne è padrona, basti pensare a Piero della Francesca e alla sua estenuante ricerca che lo ha portato a lasciare la pittura a favore della matematica. In natura tutto è governato da equilibri e forme più o meno geometriche, la sezione aurea, Fibonacci, sono tutti esempi di studi che partono da elementi presenti in natura. Nelle mie opere i numeri hanno un aspetto progressivo e non hanno nulla di mistico, rappresentano la cronistoria seriale della mia produzione. Questo avviene anche nei muri, dove la serie del Cerchio è a quota 40. 

O

GV/  Orizzonte 

P

GV/ Credo che come artefatto il poster sia il mio preferito. È difficilissimo da progettare: deve contenere tutte le informazioni necessarie ed essere comunicativo senza perdere lo stile. Una piccola casa da costruire, dove tutti gli ingredienti devono essere dosati in maniera proporzionata ed intelligente. I poster sono dei messaggi di massa, hanno una carica incredibile e raggiungono ancora un grande numero di persone. Progettarli richiede tempo e preparazione e uno studio continuo dei nuovi linguaggi grafici. 

Q

GV/ Shared Space è stato il mio primo intervento ufficiale dopo 4 anni di studio sul concetto di Archigrafia. Devo ringraziare il Cheap Festival di Bologna per la fiducia incondizionata verso questo progetto. Al centro dell’intervento di Bologna c’è, oltre al concetto di Archigrafia, anche quello dello spazio condiviso. Quale miglior location se non il muro di cinta dell’Autostazione di viale Masini? 250 mq, 43 spazi affissivi che ritmano la parete, 13 moduli composti ciascuno da un trittico di bacheche; un grande intervento nella cinta muraria dell’Autostazione di Bologna che parte dalla concezione del muro dipinto come segno grafico che può far tornare a parlare una forma architettonica che non comunica più. Al centro di Shared Space c’è una ricerca sulla topografia di Bologna, un vero e proprio omaggio alla città. Il punto di partenza sono stati i 9 grandi quartieri che la compongono, di cui ho estratto graficamente i confini. A ciascuno di essi ho dedicato una serie di 6 poster, per un totale di 54, che compongono nel complesso le 9 visioni che ho avuto della città. Grazie a questo grande intervento ho notato come il pedone che in quel tratto di strada scompare nel traffico, nel rumore, nello smog, si riappropria invece dell’area, fermandosi nella lettura dei quartieri dipinti. In alcuni casi sono stati i gruppi di pedoni ad invadere parzialmente la strada e costringere le auto a traiettorie diverse. Posso dire che l’esperimento sia riuscito e che stimolare la città attraverso l’arte sia una strada assolutamente valida, se fatta con metodo e progettualità. 

R

GV/ R come rullo: un pennello a movimento rotatorio che permette di pitturare grandi superfici in poco tempo. Una salvezza… 

S

GV/ La Street Art che conosciamo oggi è figlia di una disciplina più antica: il graffito, infatti, si sviluppa diversi anni prima ed è carico di gesti emotivamente forti. Oggi tutto questo non esiste quasi più e bisogna fare i conti con un’arte matura, commerciale, ricca. Personalmente, finché potrò, cercherò di stare fuori da certi ambienti e situazioni che anestetizzano i principi alla base dell’arte urbana a causa di un iper manierismo che allontana il messaggio a favore di un’estetica accademica bella, ma spesso fredda. Un lavoro quest’ultimo fine a sé stesso che esalta la tecnica dell’artista, ma soffoca un messaggio che diventa sempre più piacevole e meno fastidioso. 

T

GV/ Tra le mie missioni impossibili c’è anche quella di recuperare caratteri di legno e presse per la stampa da tutte quelle tipografie che stanno chiudendo i battenti a causa della crisi, delle nuove metodologie di stampa online e per il poco interesse delle nuove generazioni. Ad oggi sono riuscito a salvare dalla discarica qualche centinaio di lettere in legno, diversi tirabozze, inchiostri e strumenti utili, come il tipometro che è il mio preferito. Alla base c’è una scelta precisa, perché queste tipografie sono tutte marchigiane, regione in cui abito, ed hanno una storia importante di stampe d’arte e di cartiere. 

U

GV/ Uomo e arte sono uniti da sempre e il bisogno del primo di esprimersi attraverso segni, forme e colori nasce prima della parola. L’ Urban Art è una delle evoluzioni che l’uomo impiega per continuare a comunicare attraverso una grande pittura murale nonostante la costante ascesa tecnologica. 

V

GV/ V come Vedo a Colori: la mia creatura concepita nel 2009. Un regalo alla mia città, un dono prezioso a tutta la comunità che può godere di uno dei porti più dipinti in Italia. Un progetto curato, fatto di passione, di tanti coraggiosi volontari che negli anni hanno spinto gli oltre 100 artisti a dipingere sia i cantieri navali che i bracci del molo. Migliaia di mq colorati hanno cambiato la cartolina della città, costringendo il sistema a fare i conti con un nuovo centro cittadino. Il porto, che fino a qualche anno fa era visto esclusivamente come luogo di lavoro e poco accessibile nelle ore più buie, oggi si riscopre museo all’aperto. Uno dei luoghi più fotografati della città di Civitanova Marche, amato da tutti, soprattutto dai pescatori, che sono i veri protagonisti della vita di mare. Un luogo che torna a dialogare con la città, che comunica attraverso una narrazione precisa di murales, parole e colori e accompagna da anni la vita di tutti noi. 

Z

GV/ Z come Control Z un progetto parallelo iniziato nel 2002 fatto di poster art, grafica e stencil, il cui nome nasce da quello della combinazione dei tasti del computer utilizzati per tornare indietro di ‘x ‘azioni e correggere l’errore. Nella vita reale questo non è possibile, ma possiamo imparare dagli sbagli passati per ottimizzare un futuro migliore; guardare indietro per andare avanti: erano questi i messaggi principali nelle mie figure sviluppate fino al 2007. Da lì a breve la scelta di usare il mio nome di battesimo per arrivare a quello che sono oggi. 

Giulio Vesprini was born in 1980 in Civitanova Marche (Italy) where he lives and works. He has attended two major schools: Accademy of Fine Arts in Macerata and the Departement of Architecture in Ascoli Piceno

He has obtained various awards and publications related to his graphic design, wall paint and illustration work. He moves freely from graphic to illustration, from painting to street art, from video and photo to architecture.

[…My research focused on several fronts including land art and urban culture.

i prefer simple lines similar to my graphic and architectural origins.

i will draw primitive designs by graphic sign,illustrations and urban actions…].


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