Esperienze di luce: tra natura e artificio | Cap. 1

di Marta Magi

Grazie a secoli di scoperte scientifiche sappiamo che la luce è un’onda elettromagnetica che, in quanto tale, interagisce con la materia. Il rapporto luce e materia è alla base della nostra percezione visiva ed è proprio grazie alla riflessione e all’assorbimento delle onde elettromagnetiche sulle diverse superfici che gli oggetti possono rivelarsi ai nostri occhi. Attraverso l’attivazione di questi processi vediamo, elaboriamo, comprendiamo ed apprezziamo ciò che ci circonda. Per questi motivi la luce ha sempre svolto un ruolo fondamentale in ogni cultura e ed è stata la protagonista anche nella storia della produzione artistica. Dagli albori della rappresentazione artistica i maestri di ogni epoca hanno dovuto misurarsi con la luce, elemento, come abbiamo visto, metafisico, avendo a loro disposizione come strumenti per la sua restituzione, delle materie opache, di consistenza e colore lontane dalla natura evanescente della luce.

Olafur Eliasson, cc, by wonderferret. Link: flick.com

La storia della resa della luce in arte è molto ricca e interessante. Partendo dalla complessa simbologia medievale, per la quale essa è simbolo della gloria di Dio, si passa al Rinascimento, dove inizia ad acquisire valenze scientifiche grazie soprattutto ad artisti come Leonardo da Vinci (1452-1519), che nelle sue opere distinguerà tra fonte di luce reale e la sua emanazione. Nel Seicento, pittori come Caravaggio (1571-1610) esalteranno l’uso di una luce profonda e scenografica, pregna di realtà. Grazie alle sperimentazioni dovute al clima della Rivoluzione Industriale e alle scoperte scientifiche, periodo storico rivoluzionario dal punto di vista artistico anche per l’uso di materiali extra artistici tra cui la luce artificiale, si arriva al secolo scorso. A partire dall’inizio del Novecento fino ai nostri giorni la luce è stata soggetta a svariati usi in ambito artistico. Essa viene utilizzata in fotografia, come veicolo per dar vita a macchine ingegnose e più avanti, a partire dagli anni cinquanta, come vero e proprio medium. L’obiettivo di questo breve elaborato è quello di illustrare parte del lavoro di due artisti contemporanei che hanno fatto, talvolta della luce naturale, talvolta di quella artificiale, delle opere d’arte aggiungendo all’ elemento, naturale o artificiale che sia, componenti differenti a seconda dei singoli intenti artistici. Olafur Eliasson e James Turrell sono due artisti di nazionalità e background culturali differenti, ma entrambi hanno sfruttato il loro estro per creare installazioni di luce, per riproporre uno spazio o un elemento naturale, offrendo esperienze di forte suggestione. È importante sottolineare i collegamenti che in modo e grado diverso questi due artisti instaurano con le neuroscienze, con le teorie della percezione visiva, le nuove tecnologie, l’esperienza, l’attenzione per la natura e il rispetto di essa. Ancora più importante, è sottolineare i punti di incontro e di divergenza che si trovano analizzando, seppur in modo parziale, l’operato di due dei più grandi artisti viventi.

James Turrell, cc, by Daniel X O’Neil, Link: flickr.com

Questo è solo un breve inizio di un viaggio che ci porterà, la prossima settimana, direttamente a Copenaghen, alla scoperta dell’artista danese Olafur Eliasson e, tra due settimane, negli Stati Uniti, a Los Angeles, per conoscere più da vicino l’operato di James Turrell. 

 


Attenzione: l’immagine in copertina, cc, è stata ricavata da un sito terzo. j. Turrell, cc, by joevare al seguente link: flickr.com


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