Vasilij Kandinskij: il padre dell’arte astratta

Attenzione: le immagini utilizzate nel presente articolo, cc, sono state ricavate da wikipedia, alla voce dell’artista. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Vasilij_Vasil%27evič_Kandinskij


Testo di Laura Scattoni

Durante un freddo inverno di Mosca del 1866 nasce Vasilij Kandinskij, precisamente il 4 dicembre, da un uomo di origini mongole e da una donna moscovita.

I due intraprendono un viaggio nella penisola italiana e con loro c’è anche il piccolissimo Vasilij, di soli tre anni. Qui l’artista ha un primo incontro con i colori. Le tante sfumature di questa terra, così lontana dalla sua patria, gli trasmettono sensazioni nuove che mai aveva provato.

Più tardi nel 1871 la famiglia Kandinskij si trasferisce ad Odessa, una città portuale che si affaccia sul Mar Nero, dove il giovane artista si avvicina alla musica, inizia a prendere lezioni di pianoforte e di violoncello. Intorno all’età di 15 anni fa un’importante acquisto: i primi colori, ma la sua dote artistica viene frenata dalla decisione di iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza a Mosca. Ritorna quindi nella città natale, aderisce alle lotte studentesche e più tardi intraprende un viaggio studio nella Russia occidentale, per approfondire la tematica del diritto contadino.

Qui il pittore scopre una passione, quella per l’arte popolare della sua nazione. Nel 1892 discute la tesi di laurea, diventando così dottore in Giurisprudenza, ma qualcosa in lui si smuove, la passione per l’arte non è soltanto più un passatempo, inizia a diventare un’esigenza vitale. In pochi anni si reca due volte a Parigi e visita a Mosca la mostra degli Impressionisti. Dopo aver visto i quadri di Monet e aver passato tutti i giorni festivi alla galleria Tretjakow, prende la decisione definitiva di studiare pittura a Monaco, rinunciando così a una cattedra all’Università.

Partecipa alle lezioni del pittore simbolista Franz Von Stuck che diventa per l’artista russo un importante punto di riferimento, tra gli allievi c’è anche Paul Klee. Qui Kandinskij dipinge le sue prime opere, nelle quali è forte il richiamo al simbolismo russo, ai fauve e al tema del paesaggio dove il colore è efficacemente bilanciato (si veda l’opera La montagna blu del 1908-1909).

Lentamente tutto quello che Kandinskij raffigura inizia a perdere le forme reali: distende il colore attraverso larghe campiture e sceglie tonalità contrastanti. L’estro di Vasilij comincia a prendere vita.

Con la serie delle Improvvisazioni arriva all’astrazione, abbandona qualsiasi raffigurazione reale dell’oggetto. Per l’artista la forma e il colore sono l’espressioni dell’animo interiore del pittore, insieme sprigionano una forza comunicativa e lui si interroga, costantemente, sul loro significato. Ad esempio, analizza il colore blu, lo associa al cielo, all’idea di profondità e alla sensazione di quiete. Tutti questi studi su forma e colore confluiscono nel  saggio Lo Spirituale nell’arte, che finisce di scrivere nel 1911. Sei anni dopo si sposa con Nina, l’amore della sua vita, alla quale resterà sempre fedele. Ormai è un artista conosciuto.

Il governo russo gli affida l’incarico di recarsi in Germania per analizzare l’attività culturale tedesca e da questo viaggio gli viene proposto un’importante lavoro nella città di Weimar: una cattedra di decorazione murale presso una nuova scuola la Bauhaus, dove stretto è il rapporto tra arte e artigianato. Questa esperienza e la conoscenza del pittore Klee lo portano verso la geometrizzazione del segno, come in Risonanze del 1924. Arriva un’altra pubblicazione importante, dove riassume l’arte di questi anni, Punto, linea, superficie del 1926.

Nell’ultima fase della sua vita la ricerca costante verso forme e colori lo conduce a un essenziale biomorfismo di forte ascendenza surrealista come in Cercle et carré del 1943. Muore a Parigi all’età di 78 anni ma il linguaggio innovativo di Kandinskij, dove forme e colori assumono un ruolo da protagonisti nel quadro, diventa una fonte d’ispirazione per tutta quella generazione di artisti europei e americani, del primo e del secondo dopoguerra. 


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