Gli sguardi che ci ri-guardano. “Les regardes” di Boltanski e considerazioni sul trascorso 25 aprile.

Testo di Francesca Musiari

25 aprile, è festa, festa della Liberazione. In Italia si festeggia il giorno in cui nel 1945 il Comitato di Liberazione nazionale Alta Italia (Clnai) ordinò alle forze partigiane di ribellarsi ai presidi nazifascisti, grazie all’arrivo delle forze degli alleati. Da quel momento le forze militare naziste e fasciste iniziarono la loro ritirata e si verificò la definitiva sconfitta della Germania nazista. L’Italia nuovamente libera “dall’invasor” si accingeva a dover votare la forma istituzionale più adatta per il proprio futuro, a scrivere una nuova Costituzione per affacciarsi a una prospettiva di pace. Dal 1946 fu decretata questa data come festa nazionale, poiché si capì fin da subito l’importanza di tale evento.

Dappertutto la popolazione di città e paesi iniziò a ricordare i propri figli, mariti che morirono durante la guerra, perché fatti prigionieri o perché combatterono come partigiani. A Bologna si verificò un fatto particolare. La mattina del 21 aprile 1945 la madre di Aldo e Angelo Agostini uscì di casa di buona lena diretta al mercato delle erbe. Si fermò a pregare dentro la chiesa di San Petronio per i suoi figli e pianse, pianse forte. Uscì velocemente. Sapeva ormai che la guerra era finita e che i suoi figli non sarebbero mai più tornati, che non avrebbero finito l’università e non si sarebbero sposati. I passanti la guardavano con compassione, pensando che fosse una giovane vedova come se ne vedevano tante in quel periodo. In quel momento Elvezia si arrestò. A lei non interessava essere una tra le tante, tutti quei morti, arrestati, fucilati, torturati meritavano un nome, un ricordo. La città doveva sapere il motivo per cui stava piangendo, i giovani dovevano poter ammirare con gratitudine gli sguardi limpidi e i sorrisi fieri dei suoi figli. Cercò il borsellino nella sua sportina e ne estrasse due fotografie, le guardò a lungo e per un attimo sorrise. Incastonò le fotografie tra i mattoni e si allontanò.

Il 21 aprile Bologna fu liberata e da quella stessa giornata Piazza maggiore si riempì di fotografie, fiori e ricordi di giovani morti, spontaneamente le famiglie iniziarono a onorare i propri salvatori. Nacque così quello che poi venne istituzionalizzato il Sacrario delle vittime della Resistenza, una raccolta di foto di tutti i partigiani bolognesi morti durante l’occupazione nazifascista.

Nella primavera del 1997 capitò a passeggiare in Piazza del Nettuno a Bologna un artista francese, Christian Boltanski, invitato a esporre le sue opere presso Villa delle Rose. Si fermò davanti a quel mosaico di fotografie e incrociò lo sguardo di Aldo e Angelo. Si soffermò su quei volti e poi si voltò verso la piazza. Osservava i passanti che camminavano, sedevano a mangiare un gelato, pochissimi venivano attratti da quel muro in bianco e nero. Boltanski decise di proporre  ciò che Elvezia Baschetti aveva fatto anni prima donando alla città le foto dei suoi figli. Studiò attentamente il Sacrario, scelse dieci volti e li presentò alla mostra Pentimenti (Villa delle Rose, Bologna, 30 maggio – 7 settembre 1997): nacque così l’opera “Les Regardes”(Gli sguardi).

Potrete ammirare l’opera al MAMBo di Bologna. http://www.mambo-bologna.org/collezioneonline/collezionecontemporanea/opera-1082/

Attualmente l’opera si trova al MamBo (Museo di Arte Moderna di Bologna) installata all’interno di una apposita sala. Boltanski invita gli spettatori ad entrare in uno spazio particolare, separato rispetto al resto della collezione, e a muovere lo sguardo in varie direzioni. Su tre lati della stanza l’artista espone dieci fotografie che ritraggono gli sguardi di dieci partigiani bolognesi. Al soffitto vi sono tre pale che muovono l’aria creando in questo modo una sensazione impercettibile di freddo, che avvolge gli spettatori e fa rabbrividire. Le pale permettono anche di dare movimento alle fotografie, esse infatti sono fissate con dei chiodi lunghi 10 cm e, mosse dall’aria, ondeggiano, respirano.

Varcando l’ingresso della sala le parole non servono, sono gli sguardi a interagire, in silenzio. In un’atmosfera quasi sacrale i visitatori avvolti dal bianco e nero delle fotografie si sentono osservati, interrogati da quegli occhi potenti, da quelle persone coraggiose che furono in grado di guardarsi dentro e compiere la loro scelta. Sembra che chiedano: E tu? E tu da quale male oggi vuoi liberare il tuo paese, la tua città, te stesso?

La storia ci ri-guarda.

Così l’amica Alessandra mi illuminò riguardo quest’opera. Con le bocche tagliate i volti dei partigiani e partigiane, tanto eloquenti quanto silenziosi, guardano a noi uomini e donne del 2018. L’artista investe i visitatori con la forza della storia. Nostra è la responsabilità di non rendere vane le scelte di Aldo e Angelo Agostini e di tutti gli uomini e le donne che oggi si battono contro le ingiustizie del presente.


Attenzione: l’immagine in copertina, cc, è stata ricavata al seguente link: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Christian-Boltanski_(1).jpg. L’immagine originale è stata ricavata da Flickr al link: https://www.flickr.com/photos/bracha-ettinger/4248539551/, caricata dall’utente: Bracha L. Ettinger


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