Receding Horizons. Vectors of metamodernism | La mostra che inaugura il nuovo spazio della Narkissos Gallery di Bologna

RECEDING HORIZONS.

VECTORS OF METAMODERNISM

19 aprile – 24 maggio 2018 vernissage giovedì 19 aprile, ore 18:00

A cura di Yelena Mitrjushkina e Roberto Malaspina.

Ammettiamolo: il postmodernismo è morto. Lente sgocciolano via le sue ultime linfe vitali. Né l’arte né la storia sono mai arrivate a una fine – o meglio, ci sono arrivate, ma solo per riprendere fato e andare oltre. Questo “oltre” è ciò che noi chiamiamo metamodernismo.

Spazzata via la concezione hegeliana di Storia come movimento positivo e avente una direzione, l’essere umano si è reso conto che in realtà non c’è nessuna direzione da seguire e nessun obiettivo da raggiungere; con nichilista rassegnazione, il postmodernismo ci ha fatto spallucce, dicendo che qualsiasi direzione, a questo punto, potrebbe essere quella giusta. Ma l’entropica varietà di possibilità intorpidisce: ecco, dunque, che da diversi anni (c’è chi ne segna l’inizio con il XXI secolo, chi con la crisi del 2008; più probabilmente il passaggio è avvenuto gradualmente) un nuovo modo di essere si sta diffondendo, un modo annusato nell’aria da critici e pensatori di tutto il mondo.

Il metamodernismo è un pendolo che oscilla tra modernismo e postmodernismo, rivisitando la speranza del primo ma pregno del cinismo del secondo. Nel costante quanto impossibile tentativo di raggiungere un equilibrio tra fanatismo ed ironia, tra empatia ed apatia, tra ingenuità e conoscenza, l’uomo metamodernista si comporta come se ci fosse un senso, eternamente alla ricerca di una verità senza veramente aspettarsi di trovarla mai. Gli orizzonti si allontanano in continuazione, ma noi lo sappiamo e li inseguiamo lo stesso; d’altronde, ci eravamo già abituati con i nostri desideri, insoddisfatti per definizione ma non per questo meno bramati.

La mostra Receding Horizons. Vectors of metamodernism, in programma alla Narkissos Contemporary Art Gallery dal 19 aprile al 24 maggio 2018 non vuole presentarsi come un’antologia del metamodernismo, ma piuttosto come una raccolta di possibili direzioni – di vettori, per l’appunto. I tre artisti presentati – Olia Svetlanova, Edoardo Ciaralli e Sathyan Rizzo – fanno parte di quella generazione cresciuta a pane e postmodernismo, avvezza al sarcasmo e al dissacrante disordine della propria epoca. Forse proprio per questo si intuisce, nei loro lavori, un distaccamento dal postmodernismo e una ricerca di un qualche tipo di ordine.

Olia Svetlanova crea digitalmente panorami che non sono né utopici come quelli modernisti né distopici come quelli postmodernisti; sarebbe più appropriato definirli atopici, paradossali, nostalgici e impossibili allo stesso tempo. Le abitanti di questi paesaggi (tutte esclusivamente donne) provocano straniamento ed evocano sensazioni perturbanti, al limite tra l’eccitazione sessuale e il senso dell’orrido. L’elemento perturbante è riscontrabile anche nei lavori di Sathyan Rizzo, il quale si concentra sulla feticizzazione sia del corpo che dell’oggetto, esplorando dinamiche di fluidità di genere e di propaganda di uno stile di vita consumistico e materialista. Edoardo Ciaralli invece combina macchine di vario tipo (dai robot per le pulizie ai sollevatori a forbice) abbinate tra di loro e programmate in sculture cinetiche apparentemente autonome e pensanti. Lontane dall’essere un semplice pastiche, queste sculture cercano nuove soluzioni ai problemi semantici dell’essere piuttosto che meramente svalorizzare e destrutturare i singoli componenti.

La mostra verrà corredata da catalogo con saggi inediti sul metamodernismo e interviste agli artisti in mostra.


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