Cimabue | Il maestro del Duecento

Testo di Marco Grilli

“Credette Cimabue nella pittura tener lo campo, ed ora ha Giotto il grido, si che la fama di colui è scura” (Dante Alighieri, Purgatorio XI, 94-96).

Sì ma chi era Cimabue e perché era uno dei più grandi Maestri d’Arte del Duecento?

Cenni di Pepo, meglio noto come il Cimabue, è stato un pittore italiano che è vissuto a cavallo tra il Duecento e gli inizi del Trecento, segnando fattivamente il mondo dell’arte, aprendo la strada agli sviluppi di grandi Maestri come Giotto, il suo migliore allievo.

La sua fama fu tale da meritarsi una citazione anche all’interno della Divina Commedia di Dante, sebbene la fortuna postuma di Giotto portò il nostro a essere sempre più in ombra, arrivando quasi a sminuirne la portata rivoluzionaria e innovativa per il tempo.

Certo il Duecento era costellato di grandi artisti come il Cavallini, ma Cimabue seppe dare quel guizzo di innovazione che tanto piacque ai critici del tempo, quali lo stesso Vasari, che seppur tenne a sottolineare il successo di Giotto sul Maestro Cimabue, volle comunque avviare le sue “Vite” degli artisti proprio dal nostro.

Sulla sua vita personale si hanno poche informazioni ma alcune di queste hanno ancora oggi una rilevanza assai importante: fra tutte l’attestazione della sua presenza a Roma nel 1272. In questi anni, infatti, la Chiesta stava vivendo un nuovo riassetto politico e territoriale oltreché religioso, che la portarono ad avere sempre più necessità di artisti per poter decorare i propri edifici e raccontare con le immagini le storie delle Sacre Scritture.

L’immagine, cc, è stata ricavata al seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Cimabue_032.jpg

Tra le principali tematiche religiose sapientemente rappresentate da Cimabue nella sua prolifica carriera, le Crocifissioni rappresentano una firma indelebile nel panorama artistico duecentesco. Si parte dalla Crocifissione di Arezzo (1260-1270) fissata nel momento della massima tensione espressiva, per passare a quella di Santa Croce a Firenze, semidistrutta dall’alluvione del 1966, dove è possibile però ammirare una nuova sensibilità e morbidezza nella rappresentazione del corpo di Cristo: un Cristo non più così pietrificato e rigido, ma più morbido e delicato, abbandonato dalla vita terrena.

Una sensazione, questa, similare a quella che si può vivere nella Crocifissione della Basilica superiore di Assisi, dove a dominare è il completo svincolamento dai dettami bizantini. In questa opera c’è, però, anche un altro dettaglio che colpisce i visitatori: il forte scurimento del colore che sembra quasi essere di una tonalità a cavallo tra il marrone scuro e il nero. Un segno, questo, forse della poca esperienza nel trattamento dell’affresco, dove si è creata una reazione chimica che ha portato al processo di ossidazione della biacca (bianco di piombo).

Ma Cimabue ha realizzato anche importanti “Maestà” in trono: tra queste quella di Santa Trinita, oggi esposta agli Uffizi, che rappresenta un manifesto della sua nuova arte, non più fissa sui canoni del passato ma rivolta a quell’espressionismo più forte e sentito, percepibile anche dallo sguardo degli angeli che, ora, trovano nuovo spazio e riescono a conformare l’idea volumetrica che sarà sapientemente ereditata da Giotto e dai pittori trecenteschi.

L’immagine, cc è stata ricavata al seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Cimabue_Trinita_Madonna.jpg

Sulla scia di colleghi quali Coppo di Marcovaldo e Giunta Pisano, Cimabue recupera la vitalità, l’impeto, il patetismo del linguaggio tardoromano, filtrato attraverso la tradizione miniaturistica altomedievale, ma anche attraverso la grande scultura romanica e l’innovazione stilistica apportata da Nicola Pisano.

Gli ultimi decenni del Duecento sono proprio segnati dal cambiamento stilistico di Cimabue, che sempre più accorto a quanto sta succedendo attorno a lui, riesce a comprendere l’importanza del cambiamento, al fine di adeguarsi alle nuove scoperte e alle nuove visioni del mondo, non solo per accontentare i committenti, ma per spingersi anche verso quell’onta di sperimentazione espressiva che risulterà essere una chiave di volta per i grandi Maestri della storia dell’arte.


Attenzione: L’immagine in copertina, cc, è stata ricavata al seguente link https://it.wikipedia.org/wiki/File:Cimabue_027.jpg


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