Intervista a Rozenn Corbel. Una chiacchierata per DArteMA

Rozenn Corbel

Danzatrice Coreografa Performer

Direttrice artistica dello spazio “CosiArte”, forme d’espressione

http://corbelrozenn624.wixsite.com/rozenn

Intervista a cura di Maristella Angeli

Maristella Angeli: Un percorso di studio ricco di esperienze, d’incontri artistici che spaziano nel campo dell’arte e della didattica. Iniziamo dalle tue origini, Rozenn. Il Brasile, poi la Francia e l’Italia. Com’è nata la tua passione per la danza?

Rozenn Corbel: Ho avuto la fortuna, grazie a mio padre, di vivere in diversi paesi. Di origine bretone da entrambi i miei genitori, sono nata in Brasile, ho vissuto due anni in Marocco, 8 in Senegal a Dakar. A l’età di 13 anni, i miei si sono separati e mi sono trasferita a Parigi con mia madre. Ho passato 10 anni in questa meravigliosa città d’arte in cui mi sono formata per la danza, conseguendo il diploma di stato per l’abilitazione all’insegnamento della danza moderna e contemporanea e ho avuto il grande privilegio di seguire per 8 anni Christine Gérard, una delle maggiori esponenti del Metodo Nikolais in Francia. Ho seguito le sue lezioni e ho danzato nella sua compagnia. La considero la mia Maestra e non ho mai perso di vista i suoi insegnamenti, perché se sono oggi quello che sono, è grazie a lei. Siamo sempre in contatto nonostante la distanza che ci separa. Danzare fa parte della mia vita dalla più tenera età, appena ascoltavo musica, mi mettevo ad improvvisare. Dopo la maturità, quando ho saputo che esisteva un’accademia formativa per diventare insegnante e danzatrice professionista, mi sono subito iscritta. Questa famosa struttura si chiamava ESEC (scuola di studi coreografici di Parigi).

M.A.: Quali momenti significativi del tuo percorso artistico, ricordi maggiormente?

R.C.: Il primo, senza dubbio è quello precedentemente citato, l’incontro con Christine Gerard, tutto è partito da lì. Allora avevo già la passione e il dono per l’insegnamento. Christine mi ha dato fiducia ed ogni volta che doveva andare via, mi lasciava le sue classi. In seguito ho danzato nella sua compagnia per 6 anni. Dopo questa meravigliosa ed intensa esperienza mi sono trasferita a Roma 31 anni fa. Il mio debutto in Italia non è stato facile, in quanto non conoscevo nessuno, ne tanto meno l’ambiente artistico. Pian piano mi sono inserita e ho conosciuto diversi luoghi nei quali ho studiato ed insegnato, come la scuola di danza “Artemide” a Piazza Dante, “La scuola di Elsa Piperno”, il “Centro Mimmatesta” (ex Cid) e “La Tersicore” ad Ostia Lido (quest’ultima con una collaborazione durata 26 anni).

Il primo incontro significativo in Italia al livello teatrale è stato con Giuditta Cambieri. Ho lavorato come interprete nella sua compagnia di danza contemporanea per 3 anni. Senza mai perdersi di vista, dopo alcuni anni, ci siamo ritrovate per lavorare in duo. Il lavoro è stato differente in quanto diretto verso il teatro comico e il cabaret.

Un’altra collaborazione importante è stata quella con la compagnia di Teatro “Estremo Kitomb”.

Ho avuto modo di creare coreografie particolari con danzatori appesi e imbragati a più di 20 metri da terra al “Filaforum” di Milano.

In seguito, ho danzato nella compagnia “Atacama” di Ivan Truol e Patrizia Cavola per 6 anni. Anche questa esperienza è stata bellissima, in quanto ho potuto esprimermi, non solo come interprete, ma anche come coreografa di me stessa all’interno dei lavori proposti.

Un altro momento, che mi piace molto ricordare, è quello di avere coreografato una sfilata di gioielli in una galleria d’arte a Piazza di Spagna.

Tante collaborazioni con artisti di varie provenienze come musicisti, teatranti, artisti visivi, mi hanno permesso di organizzare, come direttrice artistica, diversi festival coreografici.

M.A.: La tua formazione si è svolta a Parigi, poi hai approfondito specifiche tecniche, sei stata interprete nel teatro comico e negli spettacoli di cabaret. Com’è nata l’esigenza di esprimerti come interprete?

R.C.: Effettivamente dopo la formazione in danza classica, moderna e contemporanea all’interno dell’ ESEC di Parigi, ho approfondito diverse tecniche e metodi di danza come Nikolais (metodo con il quale mi sono formata), Cunningham, Release, TeatroDanza, Contact Improvisation, Floor Work. Mi sono avvicinata al Teatro Comico e il Cabaret grazie a Giuditta Cambieri. Non ho mai fatto un’accademia di arti drammatiche, ma ho appreso andando in scena. Ho voluto sperimentare lo studio, l’utilizzo e la spettacolarizzazione della voce, pensando che fosse l’unica cosa mancante al mio vocabolario espressivo. Cosi potevo finalmente usare tutto il mio corpo come strumento per trasmettere. Tengo a precisare una cosa, a mio avviso fondamentale e necessaria, ma affatto scontata, continuo ad aggiornarmi e praticare alcune di queste discipline. Cosa importantissima se uno insegna e crea. Il vero professionista lo deve prima a se stesso, e in secondo luogo a chi lo segue nello studio o nella creazione artistica.

Tutte queste esperienze mi hanno permesso di creare un personale metodo didattico e linguaggio coreografico, che continuo a portare avanti cercando di migliorarlo ed accrescerlo.

M.A.: Sei coreografa, regista, performer e fondatrice, insieme ad Alberto Di Giacomo, della compagnia di teatro danza “Incontempo”. Quali sono stati gli eventi maggiormente significativi?

R.C.: É difficile dirlo, in quanto tutte le produzioni della Compagnia Incontempo sono state per me importanti. Una creazione richiede tempo di pensiero, di elaborazione, di prove, un immenso lavoro in cui tutto va curato nei minimi particolari. Quando tutto si concretizza è una gioia infinita e le soddisfazioni sono tante. I progetti che forse sono stati maggiormente premiati sono stati il percorso didattico-socio-culturale “Strada facendo… arte tra essere e divenire”, che ha visto la partecipazione degli studenti dell’Istituto d’Arte di Pomezia(RM) ed il collegamento con il Museo Archeologico “Lavinium” e la mia penultima produzione “Dentro e Fuori dal Tempo”, che hanno ottenuto entrambi un aiuto alla creazione da parte di CORE(coordinamento per la danza e le arti performative del Lazio) e del MIBACT.

M.A.: L’esperienza di Direttrice artistica dello spazio “CosiArte” a Ostia Lido(RM), fondato insieme a Silvia Di Sabatino, è sicuramente rilevante. Come si svolge la vostra attività?

R.C.: “CosiArte” è una scuola di formazione ed un luogo di incontro aperto a tutti, in cui interagiscono diverse forme d’espressione, quali la danza, la musica, le arti visive, audiovisive, la letteratura, il teatro comico e in cui le persone si confrontano, scambiano pensieri e condividono sensazioni ed emozioni. Proponiamo:

-Corsi regolari di diverse discipline di danza e collaterali per tutti i livelli e fasce d’età, dalla prima infanzia all’età adulta.

-Incontri ludici e creativi tra genitori e bambini.

-Varie proposte di stages e workshops, con maestri ospiti affermati e di fama internazionale.
-Aperitivi-spettacolo, con performances di artisti ospiti.

-Mostre temporanee.

-“CosiDanzi”, Residenza monitorata, per la Giovane Danza d’Autore.
-Beachstage, stages estivi per conciliare relax e studio.
-Campi d’arte estivi, per bambini dai 3 ai 12 anni.

M.A.: Ti sei esibita in una performance ispirata alle pitture e alle sculture di una mostra, svoltasi a Roma. Arte e danza, un connubio importante?

R.C.: La mia materia è la Danza Contemporanea e nello specifico, mi occupo di TeatroDanza che ne costituisce un filone. Entrambi non possono essere separati dalle altre arti perché sempre inclusi in un certo contesto socio-politico-culturale. Ormai non si inventa più nulla da decine di anni ed è proprio per questo motivo, che siamo in pieno nell’era della fusione degli stili, generi e linguaggi artistici. Tutto si è detto e fatto, le tematiche ricorrenti all’essere umano sono spesso quelle esistenziali. Se mai si reinventa, ed è proprio qui che si vede l’artista! Il vero artista è colui che sa trasmettere in un modo diverso, unico e particolare. É quello che si distingue dagli altri e che non fa come gli altri. É quello che non segue le mode, il commerciale e rimane fedele alla sua direzione artistica, senza scendere a compromessi. Amo le collaborazioni e sinergie con altri artisti, mi fanno vedere le cose da altri punti di vista, mi stimolano, ispirano ed arricchiscono. Più menti profonde e anime sensibili stanno insieme, più riescono a creare cose grandi, interessanti e differenti.

M.A.: Il percorso didattico-socio-culturale “Strada facendo… arte tra essere e divenire”, che ha visto la partecipazione degli studenti dell’Istituto d’Arte di Pomezia(RM) ed il collegamento con il Museo Archeologico “Lavinium”, è un’esperienza che definisci unica. Quali sono stati i momenti più significativi?

R.C.: Prima di tutto l’approccio e la conoscenza con questi giovani studenti. Ho subito sentito da parte loro un interesse, aderenza ed entusiasmo verso il progetto. In secondo luogo, ovviamente la chiusura e concretizzazione della proposta, con la performance all’interno del Museo Archeologico “Lavinium”, della compagnia “Incontempo” insieme ai giovani artisti in erba. L’elaborazione creativa dello spettacolo si è ispirata alle opere museali e a quelle create dai liceali dopo avere visitato insieme il Museo, il tutto accompagnato dalla musica dal vivo del percussionista Alberto Di Giacomo.

M.A.: Tra i progetti proposti, rivolti a bambini di diverse fasce d’età, noto quello relativo a “Il corpo come punto, il punto come segno e traccia di sé”, con la collaborazione dell’artista visiva Ada Impallara, in una strategia didattica, che accosta e abbina due mondi artistici. Quali obiettivi vi siete poste e quali avete raggiunto?

R.C.: In tanti anni di attività ho inventato diverse strategie didattiche. Molti amici e colleghi mi dicevano spesso strada facendo, dovresti tutelarti e registrarle, non l’ho mai fatto. A volte mi sono detta che forse avevo fatto male, in quanto molte persone ne approfittano e ne fanno un copia/incolla. Ma poi ripensandoci, credo che nessuno potrà mai riportare allo stesso modo una cosa che non è stata inventata da lui stesso. Con Ada Impallara, la collaborazione si è creata su diversi fronti. Dopo avere verificato che avevamo un simile metodo nell’elaborazione creativa, le ho chiesto se voleva far parte del progetto e concretizzare l’idea che avevo avuto. Abbiamo proposto diversi incontri sia nella sua accademia delle arti visive e musicali di Anzio, che a “CosiArte”.

Ho di sovente costatato che in Italia è difficile promuovere l’arte e divulgare idee innovative. Ci vuole tempo e pazienza. Attualmente la nostra attenzione sta su altri fronti, ma non abbiamo assolutamente abbandonato il progetto.

M.A.: La performance Art, affermatasi negli anni ’60, affonda le sue radici nel Futurismo, Dada, Surrealismo. Gli artisti di diverse nazionalità, affrontavano temi attuali, un modo, come afferma RoseLee Golberg, per scomporre categorie e indicare nuove direzioni. Molto differente l’esperienza nell’ambito della danza moderna e contemporanea. A tuo parere, è possibile confrontare ed interagire con le diverse realtà espressive?

R.C.: Non solo è possibile, ma dal mio umile punto di vista è necessario. Come ho scritto prima, siamo nell’era della fusione. Il futuro è nell’apertura su tutti i punti di vista, cosa che in Italia si fa fatica ad attuare. Ancora molte persone pensano in piccolo e curano solo il proprio orticello.

Per me l’arte è condivisione, scambio e confronto. Ricordiamoci degli incontri tra artisti nella Parigi degli anni 40 e 50, allora sì, che c’era fermento, pensiero, fantasia e creatività. Oggi la comunicazione è diventata individualista per la troppa utilizzazione della tecnologia, del web e dei cellulari.

Siamo vittime di molta più solitudine e costretti a lavorare troppo per riuscire a sopravvivere.

Le persone non s’incontrano più per parlare come una volta, ma messaggiano, allontanandosi sempre di più da se stesse e da l’altro da sé.

Per trovare nuove strade e reinventare espressioni artistiche differenti, bisogna collaborare, confrontarsi e creare sinergie con persone che possiedono altri modi di vedere, di pensare, di ascoltare, di sentire, di gustare, di toccare e di trasmettere, persone venute anche d’altrove con un’altra cultura, un altro colore. Solo cosi si riuscirà ad aprire le menti, aumentare la sensibilità ed il senso critico. Solo cosi l’arte andrà avanti migliorandosi, creando per il suo pubblico emozioni e sensazioni diverse, accompagnate dallo stupore di trovarsi davanti all’innovativo.

Sicuramente il mio discorso è frutto della vita che ho condotto. Vita che mi ha portata a conoscere tanti paesi, tante persone, tante espressioni artistiche.

M.A.: Progetti futuri?

R.C.: Progetti futuri, ma certo questo sempre, sono quelli che mi rendono viva.

Da quando abbiamo aperto “CosiArte”, ho intrapreso una strada che voglio continuare a percorrere, quella di aiutare i giovani artisti provenienti da diversi ambiti. Lo facciamo insieme a Silvia Di Sabatino, la mia socia in questa avventura iniziata nell’ottobre 2014. Organizziamo “AperiMostre” in Danza, “AperiLetterario” in Danza, “CosiDanzi” (Residenza monitorata dalla medesima per la Giovane Danza D’autore) di cui la prima edizione si è svolta l’estate scorsa. Ci sarà di nuovo quest’anno, durante il mese di luglio e la prima settimana di agosto.

Inoltre ho appena concluso un nuovo percorso allo “Stap Brancaccio”(accademia di teatro e arti performative del teatro “Brancaccio” Roma, con la direzione artistica di Lorenzo Gioielli). É stato un inizio di collaborazione, in quanto per il primo anno, ho dovuto insegnare solo agli allievi del terzo anno. Abbiamo, insieme ad una collega regista Rosa Masciopinto, portato questi ragazzi in scena al “Brancaccino” il 22 e 23 Marzo. Due serate soldout, con un grande successo per lo spettacolo, che ha ricevuto tanti complimenti, sia da parte del pubblico comune, che dagli addetti ai lavori.

In seguito a questa bellissima, intensa e riuscita esperienza, credo che ci sarà continuità di collaborazione in questa struttura e ciò mi rende immensamente felice.

Infine, sto lavorando ad una nuova produzione con la mia compagnia, di cui le prove inizieranno questa estate. L’ispirazione è una scultura virtuale dal titolo “Incandescenze”, creata dalla scultrice Viviana Ravaioli.


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