Al Pedrocchi una personale «militante» dell’artista Veronica Spano. Padova, dal 30 marzo al 12 aprile.

Pubblicità, simboli, corpo pubblico e «pelle pubblica»

Al Pedrocchi una personale «militante» dell’artista Veronica Spano

Con la collaborazione dell’Università di Padova – che terrà una lezione al caffè – la «fashion guerrilla» contro la colonizzazione dell’immaginario

Padova, 27 marzo 2018

Il caffè Pedrocchi di Padova si apre al corpo, all’arte, alla creatività, e anche alla cultura: la sala verde dello storico locale ospita dal 30 marzo al 12 aprile la mostra «Sulla nostra pelle – Fashion Guerrilla», la prima personale della designer padovana Veronica Spano.

La mostra sarà inaugurata venerdì 30 alle 19.

La mostra – fotografie e installazioni – ha ricevuto il sostegno del Centro interdipartimentale ricerche studi di genere (Cirsg) dell’Università di Padova e della professoressa Claudia Padovani: il 6 aprile, dalle 10.30 alle 13.30, un gruppo di studenti del corso in Strategie della Comunicazione parteciperà a una lezione aperta al Pedrocchi, presentando i risultati del lavoro di gruppo sul tema del corso, che fa parte dell’insegnamento di International Communication, attivato a Scienze Politiche e Studi Internazionali.

«Sulla nostra pelle» ha anche il patrocinio dell’associazione padovana Psicologo di Strada, attiva nel sostegno alle situazioni di disagio e di stalking e in percorsi di formazione sostenuti dalla sede italiana dell’Università Internazionale della pace delle Nazioni Unite.

Sponsor della mostra è lo spazio creativo veronese Mero&More, un luogo nel quale creativi e imprenditori dell’innovazione hanno trovato la «casa» ideale per i loro progetti, in un clima di condivisione e apertura a tutte le dimensioni culturali, dalla moda alla fotografia, passando per la letteratura e il cibo.

Veronica Spano, che si occupa di innovazione dei processi creativi e di ricerca sui linguaggi visivi, ha rielaborato criticamente quattro notissimi casi di cronaca che si prestano a rendere chiara la dipendenza del nostro vivere collettivo dai simboli dei grandi brand internazionali: Chiquita, che nel marzo 2007 pagò al Dipartimento di Giustizia Usa una multa di 25 milioni di dollari per avere finanziato gruppi paramilitari e terroristici in Colombia in cambio di protezione; Nutella, scelta come simbolo del recente aspro dibattito sviluppatosi intorno all’impatto ecologico dell’olio di palma; Nike, azienda che entrò nelle cronache per l’utilizzo di lavoro salariato a basso costo e per la sicurezza sui luoghi di lavoro; e Shell, multinazionale degli idrocarburi che sfrutta da decenni i giacimenti minerari della Nigeria senza che questo abbia migliorato le condizioni della popolazione Ogoni, impegnata da tempo in una battaglia contro la multinazionale.

«Sulla nostra pelle», commenta Veronica, «c’è quello che indossiamo per presentarci al mondo, ma anche quello che abbiamo vissuto, le ferite che vorremmo nascondere. La pubblicità pervade il nostro spazio pubblico, e rende il brand un “amico”, un simbolo positivo che fa da paesaggio alle nostre vite. Ma è veramente così?».

Oltre che una mostra fotografica, «Sulla nostra pelle –Fashion Guerrilla» è anche una serie di installazioni di tessuto, misto ad altri materiali. «Rispetto al linguaggio usato dalle multinazionali e dai mercati», continua l’artista, «ho cercato una rivalutazione della potenza e della ricchezza di espressione del corpo e del vestito, che diventa “pelle pubblica” che abita lo spazio civile».

***

Veronica Spano ha studiato Design all’università di Bolzano, e ora frequenta a Bologna il corso di laurea internazionale Innovation and Organization of Culture and the Arts, dove ha a che fare con progetti di gestione dell’arte e della cultura, e con lo studio di organizzazioni culturali quali il Bologna Jazz Festival.

Con l’università ha partecipato, tra l’altro, a un bando per l’Expo di Milano 2015, a un’installazione urbana a Barcellona e a una mostra collettiva al Museion di Bolzano per le Giornate del Contemporaneo.

Si occupa di comunicazione in forma anche teorica, attraverso seminari sul linguaggio di genere e laboratori di imprenditorialità, branding, negoziazione, diritti umani e copyright, art direction e project management, anche come responsabile della comunicazione visiva del Centro Interdipartimentale di Ricerche e Studi di Genere dell’università di Padova.


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