Maristella Angeli intervista per noi i protagonisti dell’Associazione Culturale McZee

Associazione Culturale McZee | www.mczee.it

Michele Gentili | Storico dell’arte e curatore indipendente

Alisia Cruciani | Artista

Giulia Pettinari | Storica dell’arte e ricercatrice in Outsider Art

Maristella Angeli.: Com’è nata l’idea di creare l’Associazione McZee?

Michele Gentili: McZee nasce essenzialmente da incontri umani. Io e Alisia ci conosciamo da sempre e, ben prima della fondazione dell’associazione, avevamo già lavorato a diversi progetti insieme. Poi la nostra strada si è incrociata con quella di Giulia e siamo rimasti molto colpiti dalle ricerche che stava portando avanti. Credo che ognuno di noi abbia trovato nell’altro la stessa volontà di impegnarsi per creare qualcosa di nuovo, partendo dal territorio per poi guardare in là. La cosa bella è che la famiglia di McZee, si sta allargando piano piano ed i prossimi progetti vedranno impegnate nuove forze, dai profili professionali più diversi.

Alisia Cruciani.: McZee era nell’aria da molto tempo. È stata un desiderio innanzitutto. Spiritualmente per me e Michele è sempre esistita, ci conosciamo da tantissimo tempo, collaboriamo da molto e ci rispettiamo profondamente. Dopo avere incontrato Giulia abbiamo trovato l’energia necessaria, l’alchimia perfetta e il terzo elemento di equilibrio che ci ha resi un organismo vero e proprio.

M.A.: L’associazione progetta mostre d’arte contemporanea, organizza visite guidate, laboratori per bambini e, per le scuole, promuove la ricerca storico-artistica. Quali sono gli obiettivi che siete riusciti a raggiungere?

M.G.: McZee è ancora giovanissima: è nata solo un anno fa! Gli obiettivi da raggiungere sono ancora molti e il nostro primo progetto, “Anomalie”, ancora non è terminato del tutto. Abbiamo tanti progetti in fieri e non vediamo l’ora di concretizzare una ad una le nostre idee.  

A.C.: McZee è ancora una piccola creatura, sta imparando a camminare, a muoversi e respirare. Non è facile. Affatto. “Anomalie” è stata la nostra prima grande soddisfazione, il primo attesissimo figlio. Gli obiettivi, o meglio, i nostri desideri sono diversi e molteplici. Dobbiamo anche fare i conti con le nostre vite. Sono sicura che con delicatezza, tempo e attenzione riusciremo a fare molto per il nostro territorio. Cura attenzione e memoria queste sono le chiavi di volta.

M.A.: Quali sono le difficoltà che incontrate nel realizzare un progetto? Come le affrontate?

M.G.: Personalmente, trovo che la difficoltà più grande che si incontra costantemente è quella di far comprendere agli altri, specie prima della realizzazione di un progetto, che il lavoro culturale e creativo sia effettivamente un lavoro. E come ogni attività lavorativa, per essere svolta al meglio, esso abbia bisogno di tempo, di professionalità specifiche e di risorse. Trovo che sia un problema molto complesso, specchio di tante storture politiche, ahimè, non debellate con il tempo. Noi siamo cresciuti sentendoci dire che “con la cultura non si mangia” e che in questo Paese “non si vive d’arte” mentre tutte le università, pubbliche e private, propinano ai ragazzi della nostra generazione corsi sempre più specialistici (e costosi!) e, allo stesso tempo, quasi chiunque, a vario titolo, non si fa problemi a riempirsi la bocca di bei discorsi sulla cultura, sulla creatività, sul “genio italiano” o sulle potenzialità turistiche della nostra penisola. Il riconoscimento della professionalità è un vero scoglio e questo si ripercuote negli aspetti più materiali della progettazione culturale: la raccolta fondi, la richiesta di permessi particolari, le pratiche burocratiche, etc. La nostra fortuna è che siamo una squadra: nel lavoro di équipe il problema si riparte in parti uguali e insieme si cercano le soluzioni più congeniali per risolverlo. Spesso più che la risoluzione del problema si cerca anche solo un appoggio morale e lavorare in associazione è molto utile per questo.

M.A.: Un team ideale il vostro, che vi ha permesso di condividere idee progettuali, utilizzando le competenze specifiche di ognuno. Come procedete nell’ideare e realizzare un progetto?

A.C.:  Il processo è estremamente naturale. Più di quanto si possa immaginare. L’innesco può provenire da uno qualsiasi di noi tre, ci spalleggiamo sia nello sviluppo dell’idea che nella logistica. Ci sosteniamo e ognuno di noi fa tutto quello che è in suo potere per fare sì che l’organo, gli organi funzionino. Per il caso di “Anomalie” sono estremamente grata a Giulia; senza di lei non sarei mai venuta a conoscenza dell’immenso universo contenuto dal luogo dell’ex manicomio Santa Croce di Macerata. Luogo umano per eccellenza, oscuro, luminoso e molto opaco tanto da essere riuscito ad ispirare i meravigliosi artisti contemporanei che hanno operato al suo interno/esterno, guidati con altrettanta meraviglia e cura da Michele. Io dalla mia ho aggiunto la mia dose di poesia e mi sono preoccupata, più che dei contenuti, della documentazione e della parte grafica. Ognuno il suo e insieme corpo unico!

M.A.: Michele, quali sono, a tuo parere, gli interventi artistici più incisivi e necessari sul territorio?

M.G.: Personalmente trovo che la cosa più urgente da fare sia avvicinare il pubblico all’arte contemporanea, creando dei progetti sensati e coerenti in cui al visitatore venga offerta una mediazione attenta alle sue esigenze, che gli permetta di accedere ai contenuti senza frustrazioni e senza imbarazzi. Spesso la proposta culturale, specie quella artistica, è molto chiusa su sé stessa, con artisti impegnati in progetti molto autoreferenziali e con critici che scrivono testi molto complessi, sempre alla ricerca del vocabolo altisonante che dimostri al collega di turno tutta la propria cultura. Credo che dovremmo aprirci di più all’altro e sporcarci un pochino le mani, non penso sia più il tempo degli intellettuali da salotto. In un periodo turbolento come questo, in cui anche il nostro territorio è stato luogo di gravi conflitti, credo che la cultura debba anche saper prendere posizioni se necessario. 

M.A.: Alisia, quali esperienze hanno maggiormente inciso nella tua formazione artistica?

A.C.: Avere avuto la fortuna di conoscere Cesare Pietroiusti e di averlo avuto come guida e mentore, insieme a Filipa Ramos, all’interno di uno dei laboratori di arti visive dello IUAV di Venezia. Avere assistito, qualche anno prima a Bologna, ad una conferenza di grandissima umanità e lezione di bellezza dell’artista Bill Viola. Avere avuto vicine in Accademia professoresse eccezionali come Mili Romano e Vanna Romualdi. Potrei continuare… C’è una costellazione, un alfabeto di grandi influenze, esempi, opportunità, energie e azioni. Difficile da inquadrare. È molto complesso.

M.A.: Giulia, quali sono i criteri con i quali procedete? Vi confrontate?  

Giulia Pettinari: Di solito si parte da un’idea, la si condivide con gli altri e se ne discute. Delle volte passiamo molto tempo a parlare, a fare telefonate e riunioni per cercare di limare un’idea al fine di presentarla al meglio. Altre volte l’idea arriva all’improvviso, lo spunto ci viene da un viaggio, da un museo visitato, da un libro letto, da una storia. Ovviamente si parla molto, si valuta la fattibilità del progetto e poi si prova a scriverlo e a presentarlo. 

M.A.: Reperire fondi è sempre un problema costante, poiché anche gli artisti devono poter vivere del proprio lavoro. Quali sono le risorse economiche a cui attingete, quali sono necessarie? 

G.P.: Per il nostro primo progetto abbiamo utilizzato da un lato risorse economiche provenienti da sponsorizzazioni private, per lo più aziende o Fondazioni del territorio alle quali abbiamo presentato l’idea e che l’hanno sostenuta, e dall’altro abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding on line. Inoltre monitoriamo costantemente bandi pubblici, nazionali o europei, che finanziano progetti culturali. La filosofia di McZee è quella di dare sempre un contributo alle varie professionalità di volta in volta coinvolte nei vari progetti quindi noi ci impegniamo al massimo per trovare i fondi necessari alla miglior riuscita del progetto.

M.A.: Vi collegate ad enti e Associazioni, all’Accademia di Belle Arti di Macerata?  

G.P.: Abbiamo avuto modo di collaborare con l’associazione culturale Zandagruel di Montecassiano(MC), che ha ospitato al festival Svicolando 2017 “Un Uomo” un’installazione interattiva realizzata da Alisia Cruciani, un omaggio al poeta Giovanni Antonelli. Altre sono le associazioni amiche che hanno partecipato ad “Anomalie” e ci sostengono sempre, penso a Costruttori di Babele che ha presentato il progetto di video documentari realizzati con Giordano Viozzi e Marco Biancucci (Sushi adv) – teneteli d’occhio questi babelici che sono in arrivo belle novità! Nel nostro primo progetto, in particolare per la giornata di studi sulla storia del manicomio Santa Croce e sull’arte irregolare, abbiamo avuto il piacere di avere come ospiti la Dott.ssa Emanuela Balelli del “Centro Studi Carlo Balelli per la storia della fotografia” o due importanti case editrici maceratesi, la Giometti & Antonello e la Quodlibet. Per scaramanzia non dico ancora nulla, ma alcuni dei nostri progetti futuri vedranno coinvolti altri importanti enti cittadini. 

M.G.: In realtà sono molte le associazioni culturali con le quali abbiamo costanti rapporti. Sono sparse un po’ su tutto il territorio italiano dato che ognuno di noi, avendo fatto esperienze in luoghi e in situazioni diverse, ha creato relazioni, rapporti d’amicizia e professionali che necessariamente sono confluiti nel lavoro di McZee. La mia speranza è che nel futuro si possa davvero pensare a dei progetti condivisi, migranti. Mi piacerebbe che McZee si faccia viaggiatore e, allo stesso tempo, padrone di casa.

M.A.: Ho potuto ammirare il vostro progetto artistico “Anomalie”, tante le emozioni provate. Gli ex ricoverati di “Riscoperti. Storia e storie del manicomio Santa Croce”. Tra l’altro diversi artisti di talento. Quali sono stati i momenti più significativi?

G.P.: Per quanto riguarda tutto il percorso di ricerca senza dubbio i momenti più emozionanti riguardano la scoperta dell’identità di Antonio Tolomei e della sua storia: quando ho individuato chi fosse e ho visto il suo volto in due fotografie l’emozione è stata davvero grande. In generale il progetto “Anomalie”, mi ha entusiasmato fin dalle prime idee e percepire la stessa euforia nei miei compagni di viaggio è stato importante. Toccanti sono stati tutti i sopralluoghi a Santa Croce, ma in particolare il primo, dopo il terremoto di agosto 2016: provai una sensazione di sconforto, temevo che la memoria di quanto accaduto all’interno del manicomio (e dei manicomi in generale) sarebbe svanita sempre più velocemente con l’abbandono e la decadenza degli edifici. Questo sconforto ci ha ancora più convinto della necessità di ricordare e siamo andati avanti con il progetto, attraversando non poche difficoltà. Poi mi ha davvero rincuorato incontrare in mostra i cittadini incuriositi, gli ex operatori che condividevano i loro ricordi o i giovani sensibili al tema. Che dire, inoltre, di tutti gli artisti coinvolti: con le loro diverse sensibilità hanno davvero fatto un lavoro incredibile. Sono nate opere poetiche, umane, che hanno saputo interpretare e restituire il passato e il presente del luogo. Infine voglio ricordare l’intensità delle parole di Danni Antonello, uomo di grande sensibilità, che alla giornata di studi catturò tutti i presenti con il suo intervento sul poeta Giovanni Antonelli.

A.C.: Direi tutti. Dalle prime battute. L’ideazione, i permessi, le persone che ci hanno affiancato e reso possibile “Anomalie”; tutti i sopralluoghi, gli artisti che hanno camminato al nostro fianco e tutti gli ospiti della giornata di studi che hanno creduto nel progetto e in noi.

M.A.: Mostre d’arte contemporanea site-specific, l’importanza dei luoghi e della temporaneità delle installazioni che, al termine dell’evento, vengono distrutte. Michele, puoi spiegarci i principi fondamentali che guidano questo processo?

M.G.: Si, certo. Non è tanto nell’effimerità che bisogna cercare il senso di una proposta site-specific come quella che ho avuto modo di proporre in questi anni sul mio territorio, grazie al progetto “On_the_spot”. La proposta effimera, anche se svincolata da specifiche scelte poetiche, è stata utile per intervenire in luoghi sensibili che non avrebbero potuto ospitare interventi permanenti e, allo stesso tempo, si è rivelata una soluzione congeniale per creare un evento, un momento per catalizzare le attenzioni del pubblico su di un particolare luogo e le sue problematiche. Accolta la temporaneità dell’intervento come elemento base della progettazione, ciascun artista riflettendo sui differenti valori attribuibili al tempo ha saputo sfruttare al meglio questa condizione solo apparentemente limitante, trovando e attribuendo valori specifici alla propria opera. Nelle due edizioni di “On_the_spot” ci sono state opere completamente effimere, ovvero che si sono fisicamente disfatte nel poco tempo dell’evento o che, dato il forte legame fisico e concettuale con il sito, sarebbero davvero impensabili da adattare ad altri contesti. Quella che mi piace proporre è un’arte legata al mondo, che trovi l’universale attraverso lo studio e la comprensione del particolare. Sono sempre più convinto che per guardare correttamente il mondo è necessario capire il luogo esatto da cui si sta guardando. 

M.A.: Progetti futuri?

M.G.: Di progetti in cantiere ne abbiamo davvero tantissimi e proprio in questo periodo stiamo definendo le ultime cose, prima di fare comunicazioni importanti. Ci stiamo davvero muovendo su più fronti e territori. All’orizzonte ci sono nuove mostre, pubblicazioni e tanti progetti di didattica.

BIO:

Michele Gentili (1989) è storico dell’arte e curatore indipendente. Diplomato alla Scuola di Specializzazione in Beni Storico-artistici dell’Università di Bologna ha avuto esperienze in diversi musei, gallerie ed istituzioni italiane e straniere. Si interessa a questioni relative al paesaggio, la città e la memoria storica dei luoghi. Attualmente lavora come docente in alcune scuole del territorio e collabora in progetti con giovani artisti italiani. Vive nelle Marche.

Alisia Cruciani (1989) è artista. Laureata all’Accademia delle Belle Arti di Bologna e successivamente all’Università IUAV di Venezia, studia e sperimenta vari linguaggi, per poi decidere di dedicarsi principalmente alla pratica dell’installazione ambientale “Site-specific” che contempla ogni possibile direzione, deriva o svolta imprevista grazie al coinvolgimento attivo del pubblico. Vive e lavora tra le Marche e la Puglia.

Giulia Pettinari (1987) è storica dell’arte e ricercatrice in outsider art. Ha lavorato presso laboratori creativi all’interno di strutture psichiatriche, collaborato con istituzioni museali seguendo progetti legati alla disabilità. Ha pubblicato articoli per la rivista “Osservatorio Outsider Art” e saggi in cataloghi di mostre. Nel 2017 ha conseguito il Diploma di Specializzazione in Beni Storico-Artistici all’Università di Bologna. Vive e lavora tra Roma e le Marche.


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