Mark Rothko | Il pittore del silenzio

Testo di Laura Scattoni

Mark Rothko registrato all’anagrafe con il nome di Markus Rothokowitz, era nato a Dvinsk, in Lettonia, nel 1903 da una famiglia ebrea. Ben presto la sua patria diventano gli Stati Uniti d’America. Il padre dell’artista, farmacista, decise di emigrare con la famiglia nella nuova terra, precisamente nell’Oregon, a Portland.

Sin dalle sue prime tele emerge il legame con il mondo ebraico: i rabbini che conversano sono un soggetto da lui molto amato. Pochi anni dopo il loro trasferimento, il padre muore, questo obbliga Rothko ad affacciarsi da giovanissimo al mondo del lavoro; Mark vende giornali per strada ciò gli permette di migliorare il suo inglese.

Nel 1921, grazie ad una borsa di studio, entra all’Università di Yale ma si dedica a materie che non generano in lui nessun tipo d’interesse, ad esempio economia e matematica: non aveva ancora scoperto il suo amore per la Storia dell’Arte. Viene attratto invece dal teatro e dalla musica: amava follemente i tragici greci, Dostoevskij, Shakespeare, Mozart e Schubert. Lascia Yale, senza laurearsi e nel 1923 si trasferisce nella “Grande Mela”. Qui inizia a visitare le grandi collezioni museali, presenti in città, e scopre la sua vera passione, la pittura.

La fotografia è stata realizzata da Brett Jordan, cc, 2011. L’immagine è stata ricavata al seguente link: https://www.flickr.com/photos/x1brett/5887131218

Il suo amore a prima vista è con l’arte Romana, con l’Oriente e, soprattutto, per Rembrandt e Matisse. In particolare il pittore francese è stato un’importante fonte di ispirazione per l’artista lettone. Rothko è “folgorato”, nel vero senso della parola, dalla tela di Matisse dal titolo Lo studio rosso. Rimane ore nel museo di fronte all’opera, non riesce a smettere di farsi catturare da quel colore. Questa tela è rimasta così impressa nella sua mente, in particolare il modo in cui scompare ogni linea di demarcazione delle figure, che Rothko la prese come modello per i suoi capolavori. Un giorno assiste ad un corso di disegno dal vero all’Art Students League, qualcosa in lui si smuove, non vuole soltanto osservare passivamente un’opera d’arte, ora ne vuole essere l’autore. Così all’età di 21 anni si iscrive all’Art Students League dove il suo insegnante Max Weber lo introduce alla conoscenza di Cézanne, delle sue forme geometriche e piatte. Si vede molto chiaramente la sua influenza nell’opera N.4/N.32 del 1949, nei giochi di tonalità di colore e nelle forme compatte.

L’altro suo mentore è stato il pittore Milton Avery che lo indirizza invece verso Matisse. Entrambi sia Weber che Avery si possono definire i suoi pigmalioni e nelle sue tele ciò è ben percepibile. Nel 1929 assume il ruolo di insegnate  al Center Academy del Brooklyn Jewish Center. Qui ha modo di dedicarsi all’educazione infantile, un approccio inconsueto verso l’arte, libero da qualsiasi limitazione e sapere. Il bambino era svincolato da qualsiasi costrizione e aveva l’opportunità di lasciarsi andare alle proprie emozioni.

Rothko era entusiasta di questo approccio all’arte e ha dedicato molto tempo della sua vita allo studio di questo argomento. Nel 1933 realizza la sua prima personale al Museo di Arte di Portland con delle o2pere figurative di matrice espressionista”. Due anni dopo fonda il gruppo “The Ten” insieme ad alcuni artisti come Adolph Gottlieb e Louis Harris. I caratteri principali che legano questi pittori sono una pittura espressionista e astratta ma soprattutto il gruppo porta avanti idee molto care a Rothko, come il fatto di scindersi da qualsiasi concezione di arte maturata nei secoli e osservare tutto ciò che li circonda come se fosse la prima volta, come accade ai bambini.

La fotografia è stata realizzata da Ron Cogswell, cc, 2016. L’immagine è stata ricavata al seguente link: https://www.flickr.com/photos/22711505@N05/29787955214

Nelle opere della sua prima fase i dipinti riflettono un interesse verso la mitologia greca e l’arte primitiva. Le figure greche, sosteneva Rothko, esprimono gesti che le persone non sono grado di realizzare come, ad esempio,  nell’Oedipus del 1940. Trapela dalle sue tele il richiamo a Mirò e al suo caro surrealismo.

E’ soltanto a metà Novecento che Rothko, comincia a realizzare le opere per le quali lo conosciamo principalmente, dove l’osservatore entra nel dipinto e istaura con la tela un rapporto di stretta conoscenza. Tele di grandi dimensioni con larghi rettangoli colorati su uno sfondo a sua volta colorato. Nel 1958 partecipa alla Biennale di Venezia. Alla fine degli anni ’60 dipinge in acrilico su carta e su tela: utilizza solo il marrone, il grigio e il nero. Porta la pittura verso la rarefazione; scompaiono lo spazio, il colore e la luce.

Nel 1969 la Yale University lo insignisce della laurea honoris causa. Ma la malattia incombe sull’artista incombe che riceve forti cure farmacologiche. Rothko muore suicida nel suo studio di New York il 25 febbraio del 1970.

 

Attenzione: L’immagine di copertina è una fotografia di Mark Hillary, cc, 2008. L’immagine è stata ricavata al seguente link: https://www.flickr.com/photos/markhillary/2937630924


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