Maristella Angeli intervista Catia Monacelli, critico e curatore d’arte contemporanea.

Catia Monacelli critico e curatore d’arte contemporanea, Direttore del Polo Museale di Gualdo Tadino (PG), membro del Comitato Scientifico del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI).

http://www.catiamonacelli.it/

a cura di Maristella Angeli

Maristella Angeli.: Un percorso professionale ricco di obiettivi raggiunti e tappe importanti. Quali sono gli eventi, che sicuramente non dimenticherà?

Catia Monacelli: Le ultime due mostre a cura di Vittorio Sgarbi hanno portato nella città di Gualdo Tadino tantissimi visitatori e hanno incontrato l’apprezzamento del pubblico. Mi riferisco alle esposizioni “Arte e follia. Antonio Ligabue e Pietro Ghizzardi”, con il Centro Studi Antonio Ligabue di Parma ed il coinvolgimento del Presidente Augusto Agosta Tota e “Seduzione e potere. La donna nell’arte tra Guido Cagnacci e Tiepolo”.

M.A.: È Curatrice di progetti artistici. Quali, tra i tanti realizzati, le ha dato maggiori soddisfazioni?

C.M.: “Seduzione e potere”, l’ultimo progetto in ordine di tempo, è stato un viaggio affascinante, tra racconti mitologici, biblici e allegorici, con complesse iconografie dalle quali sono emerse figure femminili di volta in volta ricche di pathos, misticismo, sensualità e teatralità, in un gioco audace di rimandi che ha coinvolto in soli quattro mesi più di 11.000 visitatori. Indiscussa protagonista della scena è stata la donna, una donna ora terrena e carnale, ora velata di ardore estatico, come nella Maddalena portata in cielo dagli angeli di Francesco Cairo, o la Morte di Cleopatra di Guido Cagnacci.

M.A.: Ha collaborato con il critico d’arte Vittorio Sgarbi con i progetti espositivi: “I pittori dal cuore sacro”, “Dalla terra al cielo, dal figurativo all’informale” e “Arte e follia. Antonio Ligabue e Pietro Ghizzardi”. Quale momento ricorda, come più significativo? 

C.M.: “I pittori dal cuore sacro”, mostra che ha messo al centro l’arte primitiva e naif, ha rappresentato un momento entusiasmante. In particolare la scoperta di Bonaria Manca, definita da Vittorio Sgarbi l’ultima artista primitiva, di origine sarda. Bonaria Manca nasce in Sardegna, ad Orune (NU) il 10 luglio del 1925, è l’undicesima di dodici figli di una famiglia di pastori. Nel 1951 emigra insieme alla sua numerosa famiglia e si trasferisce a Tuscania, nel cuore dell’antica Etruria. Qui svolge l’attività di pastora, che nella terra natia le era proibita. Nelle pause dal lavoro tesse abiti e arazzi, improvvisando anche canti in italiano e in sardo. Dal 1981, dopo la morte di alcuni familiari, sperimenta la pittura a olio e il mosaico, riempiendo col tempo la sua casa di opere dai colori brillanti in cui intreccia ricordi e visioni. Dal 1997 interviene con oli e gessetti sulle pareti, i soffitti e i pavimenti del grande casale in cui ormai vive sola. Vi rappresenta scorci di vita agreste, figure totemiche e scene bibliche, curando minuziosamente anche l’allestimento di alcune stanze in cui presenta i dipinti e i mosaici che ritiene più significativi. Trasforma così il suo spazio di vita nella “casa dei simboli”, come lei stessa ama definirla: un “ego-museo” in cui celebra la sua personale cosmogonia.

M.A.: Un museo viene definito «struttura permanente che acquisisce, cataloga, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di educazione e di studio». La “memoria del tempo”, oso definirlo. Viene promossa, a suo parere, un’adeguata educazione ed informazione che possa favorire la visita ai musei?

C.M.: In un mondo che va tanto veloce, non sempre ci sono connessioni adeguate tra scuola, famiglia, territorio e patrimonio culturale. Il Polo Museale città di Gualdo Tadino, che annovera ben cinque musei nel suo circuito, da anni lavora per intercettare non solo i flussi turistici, ma anche per favorire l’incontro sul territorio tra famiglie, scuola e spazi museali, aprendo le porte a tutti gli appassionati di storia, archeologia, ceramica ed arte, per percorrere insieme, attraverso laboratori, percorsi di approfondimento e viste tematiche,di uno straordinario itinerario che annovera al suo interno: la fortezza Federiciana Rocca Flea, il Museo Opificio Rubboli, il Museo Archeologico Antichi Umbri, il Museo della Ceramica, il Museo dell’Emigrazione e infine la Chiesa Monumentale di San Francesco.

M.A.: Come critico e curatore artistico, ha avuto modo di osservare una moltitudine di opere d’arte, l’uso di nuove tecnologie, la Net-Art, la video-art, la Performance-Art. Cosa è cambiato nel mondo dell’arte?

C.M.: Le nuove tecnologie hanno permesso all’arte di varcare altri spazi e di penetrare in altri ambiti, oltre alle gallerie e ai musei abitualmente preposte, raggiungendo un pubblico sempre più ampio. Gli artisti inoltre hanno potuto sperimentare nuovi confini, a poco a poco il mondo dell’arte digitale ha fatto progressi e ha tentato di cercare una sua collocazione sul mercato; sono state organizzate numerose mostre e assegnati dei premi in Italia e all’estero, proprio con lo scopo di sensibilizzare verso questo nuovo tipo di arte. Sebbene l’arte digitale in Italia non abbia ancora attecchito come in altri paesi, ci sono numerosi artisti digitali.

M.A.: Talento, passione, determinazione, perseveranza, conoscenze, opportunità, età. Quali possibilità ha un artista di emergere?

C.M.: Diventare un artista professionista richiede talento, disciplina, sforzo e disponibilità a sacrificio, come in tutte le discipline. Ovviamente in questo percorso, un pizzico di fortuna non guasta mai! Come dire trovarsi al momento giusto nel posto giusto! Certamente i progetti istituzionali premiano sempre. Esporre in importanti musei e gallerie, incontrare curatori determinati che investano nel percorso di crescita di un artista, sono le fondamenta indispensabili.

M.A.: Da sempre gli artisti, utilizzando un linguaggio non verbale, vanno oltre i tempi che vivono, vedono oltre. I momenti di vita, le sensazioni, le emozioni, gli stati d’animo, la visione personale, la storia e quello che va al di là del tempo e dello spazio, l’indicibile, forse l’incomprensibile viene fissato fermato in un dipinto, che possiamo ammirare emozionandoci. Come sensibilizzare, richiamare l’attenzione, valorizzare il prezioso patrimonio artistico? 

C.M.: La scuola ed i più giovani sono i luoghi dai quali partire. L’arte contemporanea per esempio rappresenta l’espressione della sensibilità e l’interpretazione della realtà circostante che gli artisti viventi danno del nostro tempo, un linguaggio sfaccettato e articolato al quale spesso non siamo abituati e non veniamo educati, come invece accade per la storia dell’arte di tutte le altre epoche. Far entrare i ragazzi a contatto con la comunicazione visiva contemporanea rappresenta un interessante avventura che diventa un percorso alla scoperta dei linguaggi e delle idee che esprimono la realtà nella quale ci troviamo a vivere e a operare quotidianamente. Il Polo Museale Città di Gualdo Tadino, che nelle sue strutture custodisce e valorizza la storia dell’arte di tutte le grandi epoche del passato, propone anche una continua e proficua interazione con l’arte contemporanea, ospitando all’interno dei suoi spazi mostre d’arte collettive e personali di artisti noti nel panorama artistico italiano ed internazionale. 

M.A.: Quanto è importante ed impegnativo il ruolo di curatrice d’arte contemporanea? 

C.M.: Come direttore del Polo Museale Città di Gualdo Tadino, il mio ruolo è strettamente legato agli spazi e alle strutture che ho l’onore di amministrare. Mescolare opere di epoche differenti, di autori diversi e di diversa provenienza non è solo una peculiarità di vivere il museo, ma è anche una grande opportunità per gli artisti che decidono di confrontarsi con i templi sacri dell’arte. Il Polo Museale Città di Gualdo Tadino, partendo da questo assunto, coinvolge scultori, pittori e maestri d’arte ceramica, in un rapporto continuo e serrato tra il passato ed i nuovi modi di concepire la creazione. Un’officina, un laboratorio di sperimentazione in continua evoluzione, che si nutre del personalissimo confronto che gli autori instaurano con questi luoghi già abitati e che popolano con nuove espressioni, linguaggi e cifre stilistiche.

M.A.: Progetti per il 2018?

C.M.: il 2 marzo il Comune di Gualdo Tadino ed il Polo Museale avranno l’onore di inaugurare la mostra antologica del grande maestro Luciano Ventrone. Vittorio Sgarbi ha detto di lui: “Ventrone è un artista contemporaneo che realizza opere che le persone vanno a vedere perché vogliono meravigliarsi. Ha saputo affermarsi come grande maestro nella figurazione con un virtuosismo eccezionale”. Ed in effetti senza ombra di dubbio l’artista Ventrone è tra i più grandi maestri contemporanei, le sue opere tolgono il fiato, per la rara maestria di saper dipingere la realtà oltre la realtà, suscitando sempre ammirazione e assoluto stupore.

 

Note biografiche

Catia Monacelli

critico e curatore d’arte contemporanea

Catia Monacelli è nata a Gualdo Tadino, in Umbria, nel 1974, dove oggi vive e lavora. Diplomata all’Istituto Statale d’arte di Gubbio, ha conseguito la Laurea all’Università degli Studi di Perugia in Lettere Moderne con orientamento antropologico culturale. È specializzata in antropologia visuale e museale, ha conseguito un Master in Programmazione Neuro Linguistica ed un Master in Management dei Beni e Servizi Culturali. È critico e curatore d’arte contemporanea, si occupa, inoltre, di storia sociale e di movimenti migratori di massa. In Umbria è Direttore del Polo Museale Città di Gualdo Tadino che comprende il Museo Civico Rocca Flea, il Museo dell’Emigrazione Pietro Conti. Centro di Ricerca sulla Storia dell’Emigrazione Italiana, la Chiesa Monumentale di San Francesco, il Museo della Ceramica e il Museo Archeologico Antichi Umbria (Centro Culturale Casa Cajani), il Museo Opificio Rubboli. A Gubbio è stata Direttore del Palazzo del Bargello e Responsabile di Area del Polo Museale Diocesano. È membro del Comitato Scientifico del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI), di cui ne ha curato insieme ad una èquipe di ricercatori la realizzazione su incarico del Ministero degli Affari Esteri. Nel 2011 è stata insignita del “Globo Tricolore”, riconoscimento internazionale assegnato a chi si è distinto nella ricerca relativa alla storia dell’emigrazione italiana. È ideatrice e curatrice del “Concorso Video Memorie Migranti”, che si pregia di testimonial d’eccezione quali i giornalisti Piero Angela e Gian Antonio Stella, ma anche di format quali “Un’Impresa ad arte. Gran Galà dell’Imprenditoria Italiana. Ha collaborato con la pagina della cultura del Corriere dell’Umbria e con la rivista di antropologia culturale Percorsi Umbri. E’ ospite da diversi anni della trasmissione Rai “Community”, dedicata agli italiani nel mondo. Ha realizzato nell’arco della sua carriera decine di esposizioni d’arte, sia personali che collettive, ed è ideatrice dei progetti annuali quali “Kontemporanea. Profili d’autore” e la “Mostra Internazionale di Arte Naif Città di Gualdo Tadino”. Ha collaborato con il critico d’arte Vittorio Sgarbi, con i progetti espositivi: “I pittori dal cuore sacro”, “Dalla terra al cielo, dal figurativo all’informale” e “Arte e follia. Antonio Ligabue e Pietro Ghizzardi”.


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